Beata innocenza e quella proverbiale faccia tosta

Faccia tosta | Come vivere a colori

Mi capita sovente di ripensare ai quaranta giorni passati in Sud America con le nostre figlie. Allora avevano quasi 5 e quasi 6 anni.

La piccola era davvero uno spasso. Un concentrato di incontenibile vivacità e di travolgente simpatia, il tutto miscelato a una sottile ironia (strano per quell’età, vero?), a una irritante permalosità e a un disperato bisogno di accudimento.

Una bomba, insomma! Un vulcano per troppo tempo represso, che finalmente riusciva a buttare fuori lapilli infuocati di remota formazione.

Bella come il sole, sempre attaccata alla mamma come una cozza, un koala al limite dell’asfissiante che mi pedinava in ogni dove. Io penso che mi avrebbe seguita persino all’inferno in quel periodo, se solo glielo avessi chiesto!

Non ora. Adesso non più. Attualmente è tutta per mio marito.

Quel papà che, i primi tempi, lei non riusciva ad accettare del tutto. Quell’uomo, colpevole solo di far parte del genere maschile, che probabilmente a lei ispirava brutti ricordi. Quel pover’uomo (aggiungo io) che per giorni si è sentito ripetere: “No me gusta papito”, scegliendo, di buon grado, di mettersi un po’ in disparte, per permetterle di ritrovare quella fiducia perduta, secondo i suoi tempi di bambina confusa.

La creaturina indifesa, dal carattere apparentemente forte, era in realtà piuttosto fragile e vulnerabile, ma possedeva anche una faccia tosta di tutto rispetto, che risultava talvolta esilerante, salvo a rivelarsi, in alcune occasioni, pressoché imbarazzante.

Non posso scordare il momento in cui chiese al gestore del residence dove soggiornammo: – Perché sei vestito sempre uguale? Ma sei in pigiama? 

Devi sapere che, quel simpaticissimo e disponibile signore, era un pochino eccentrico.

Sfoggiava ogni giorno un completino, camicia e calzoncini a fiori, che, in effetti, ricordava davvero un abbigliamento da notte. Ne possedeva più di uno, tutti dello stesso modello e ciò avrebbe potuto realmente far pensare che potesse essere ogni volta lo stesso indumento, se non fosse stato forse per il diverso colore.

Non era una divisa. Era proprio la sua mise prediletta e, in fondo, a noi lui piaceva così, perché lo rendeva un personaggio particolare.

Ma agli occhi di una bambina, un tale vestiario era troppo insolito per essere indossato di giorno e non c’era verso di far cambiare idea alla nostra piccola “testa dura”.

Non passò molto tempo dalla spiacevole sortita della cucciola spudorata, allorché egli ci accolse in sala da pranzo con un sorprendente cambio di look.

Hai visto tesoro? Che ne pensi del mio abito nuovo?

– Bravo. Finalmente ti sei cambiato! Eri sempre in pigiama!

Io e mio marito eravamo già pronti ad attuare un piano di fuga di emergenza, quando egli, da vero gentleman dotato di grande humor, ci sorprese scoppiando in una grassa risata, togliendoci immediatamente dallo scomodo imbararazzo.

E, di occasioni per sperimentare la faccia tosta di nostra figlia, se ne presentarono ancora tante durante la nostra permanenza laggiù, ma a noi piace ricordarne una in particolare, nonostante ci abbia fatto passare qualche minuto di preoccupazione.

Passarono le settimane e arrivò il momento di tornare in Italia. Preparammo i bagagli e ci recammo in aeroporto.

Le bimbe stringevano al petto i peluches che regalammo loro quando le incontrammo la prima volta.

Come ben sai, in ogni aeroporto che si rispetti, vi sono i poliziotti. Nulla di strano, quindi, nel trovarne molti anche in quello da cui dovevamo partire noi.

Sì, è vero, ma devi sapere che noi ci trovavamo in Colombia.

Ecco, là i poliziotti sono davvero integerrimi, severi e intransigenti.

Qualcuno ci aveva avvertiti che i controlli sarebbero stati poco indulgenti, per gli ovvi motivi di sicurezza che potrai ben immaginare. In effetti, ad alcuni nostri conoscenti, in coda prima di noi, vennero fatti accertamenti minuziosi e a qualche bimba furono addirittura ispezionate le bambole, alla ricerca di sostanze stupefacenti o chissà che altro.

Ora, sono certa che avrò tutta la tua comprensione, quando ti avrò raccontato cosa ci capitò in quell’occasione e che ci fece tremare le gambe per diverse ore.

Una donna poliziotto, fisicamente statuaria, impeccabile nella sua divisa e dallo sguardo glaciale, cominciò a perquisire noi adulti, lanciando, di tanto in tanto, occhiate incuriosite ed esaminatrici alle nostre figlie.

La piccola era abbastanza inquieta, si guardava intorno e mostrava segni di insofferenza.

Resistette per qualche minuto, fino a quando non ce la fece proprio più e, guardandola fissa negli occhi, tuonò nella sua beata innocenza: – Beh, cosa hai da guardare?

Mi passarono davanti i momenti salienti della mia vita, cominciai a immaginarmi dentro a uno stanzino angusto a subire interrogatori, imprigionata, privata del passaporto, fucilata.

No vabbè ho esagerato, ma il sangue giuro che mi si raggelò nelle vene e che il respiro iniziò ben presto a farsi affannoso. La stessa cosa successe a mio marito. Pensammo: “Ecco, ora ci faranno le pulci per ogni minima cosa e magari perderemo anche il volo”.

Mentre noi genitori ci trastullavamo nei nostri più biechi timori e mentre la figlia più grande era invece persa nel suo mondo fatato, l’agente fissò severamente la piccola.

Il panico ci invase per qualche secondo.

Senza scomporsi dal suo rigore, la poliziotta si mantenne impassibile ancora per qualche secondo, finché, con nostro sommo stupore, sfoderò un sorriso così grande, da arrivare quasi a toccarle le orecchie, facendoci cenno di passare oltre.

Ci lasciò andare. Così. Senza proferire parola e senza ulteriori accertamenti. A noi, bambine e peluches compresi.

Quel giorno persi qualche decennio di vita e mi spuntarono anche diversi capelli bianchi, ma acquistai una consapevolezza che non persi mai più: la cucciola dalla faccia tosta possedeva indubbiamente una simpatia disarmante, che sapeva entrare nel cuore, con la complicità della sua ingenua faccina d’angelo, da cui si veniva senz’altro rapiti.

Oggi, quella bimba, è diventata una splendida fanciulla dotata di grande empatia e di smisurata generosità. Ha conservato la sua vulcanica esuberanza, non ha mai abbandonato l’ironia e, forse, la sua spudoratezza infantile si è leggermente affievolita negli anni. E per fortuna, aggiungo io!


Ti è piaciuto questo racconto? Mi lasci un commento? Sarò ben lieta di conoscere il tuo parere e di risponderti 

Vuoi tornare alla HOMEPAGE del blog? Clicca QUI 

Seguimi sulla pagina Facebook, clicca QUI

 

Precedente Quel giorno dovemmo comprare un intero guardaroba, anzi due! Successivo Sono stata nominata al Blogger Recognition Award!

8 commenti su “Beata innocenza e quella proverbiale faccia tosta

  1. Mi piacciono tanto questi aneddoti! Li leggo e non vedo l’ora di proseguire con gli altri post, quasi come se fossero le pagine di un romanzo. Solo che è tutto vero 😉

    • Grazie cara! Sei sempre carina! Pensa che spesso non trovo l’ispirazione. E pensare che di aneddoti di questo genere ne avrei a milioni (e tu come mamma lo sai). Ora, per esempio, non ho idee. Qualcosa mi verrà in mente, tu che dici? 😉

  2. Mi ha ricordato mio nipotino, a circa tre anni che chiese al mio ragazzo – amante delle t-shirt sul verde militare – “ma tu usi sempre la stessa maglietta?” 😀

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.