Comprare la cameretta dei bambini senza avere dei figli e senza sapere se e quando arriveranno? Fatto

Cameretta dei bambini figli
Cameretta dei bambini. Figli? Nessuno

 – Amore, che ne dici? Andiamo a comprare la cameretta dei bambini? –

Quando si è in dolce attesa, il pensiero di come arredare la stanza che ospiterà il proprio bambino può essere a volte carico di romanticismo e forse anche di qualche aspettativa di troppo.

Si comincia proprio in quel periodo a fantasticare su quando lei/lui sarà lì dentro a giocare o su quando vi farà la nanna, sotto l’amorevole sguardo dei due orgogliosissimi neo-genitori.

Insomma, la scelta è importante e bisogna prepararsi per tempo.

Eh già, ma come la mettiamo quando si tratta di attesa adottiva, quella che ti fa penare con i suoi tempi biblici, con la sua proverbiale incertezza e, soprattutto, con l’assoluta mancanza di informazioni sicure?

Per farla breve, come si fa ad acquistare una cameretta senza avere la benché minima idea di quanti saranno i bambini, se saranno maschi o femmine e di che età avranno quando arriverà il fatidico e agognato abbinamento?

Io e mio marito lo abbiamo fatto.

Forse una buona dose di incoscienza ha giocato forte nella nostra decisione quel giorno, ma è anche vero che spesso la notizia arriva improvvisa, senza poi dare modo alla coppia di ordinare in tempo un eventuale mobilio. E, a quel punto, i tempi per organizzare il nuovo menage familiare, cominciano a diventare stretti (perlomeno nel nostro caso è stato così) e le menti vengono affollate da ben altri pensieri. – No, no, non bisogna assolutamente farsi trovare impreparati – ci siamo detti.

E così, forti di questo ragionamento, in una fredda domenica d’inverno, ci mettemmo in viaggio, alla ricerca di un mobilificio che rispondesse alle nostre esigenze.

Ne trovammo uno proprio a pochi chilometri da casa nostra e cominciammo a curiosare, emozionati, dirigendoci senza remore verso il reparto camerette per bambini.

Devo ammettere che ce n’era per tutti i gusti: colorate, a ponte, per figli unici o per famiglie numerose, con letti a scomparsa per spazi esigui o con annesso parco giochi.

Mentre stavamo discutendo e immaginando la stanza che potesse rappresentare al meglio il nostro ideale, ci avvicinò un venditore.

Buongiorno, posso esservi utile? – Ecco, non so a te, ma a me questa frase mette sempre una certa ansia, specie quando non ho ancora le idee ben chiare.

Ehm, stavamo dando un’occhiata –

È per un maschietto? Una femminuccia?

Bella domanda.

Forse maschio, ma forse femmina... –

Ah, ancora non conoscete il sesso del nascituro? Bene, è figlio unico? –

Non ne siamo ancora certi… noi la disponibilità l’abbiamo data per due

Gli occhi sbigottiti del commesso diventavano sempre più indagatori.

Due, magari anche tre, chissà – dissi io. E a quel punto lo sguardo perplesso si trasferì in un baleno sul viso di mio marito!

– E poi il colore? Blu no, rosa (magari! Ma no), direi verde, giallo. Tu che dici? – cercai goffamente di cambiare discorso, ma il mio consorte, ormai, era rimasto ineluttabilmente raggelato dall’idea di una prole fin troppo troppo numerosa.

Non ci prenda per matti. Il fatto è che siamo due aspiranti genitori adottivi, che si trovano nell’impietoso vortice di una snervante attesa. Non sappiamo ancora nulla, ma volevamo ugualmente preparare la cameretta dei bambini –

– Lo avevo intuito. Anche io sono stato adottato –

Ecco. Se avessi chiesto un segno, quel giorno sono certa che avrei interpretato quell’incontro come provvidenziale.

Ci sedemmo in un salottino e cominciammo a parlare. In pochi minuti costui venne irrimediabilmente sommerso da fiumi di domande, di dubbi, di curiosità, che solo un’aspirante coppia in attesa di abbinamento è capace di cacciare fuori con tanta avidità.

Scoprimmo, con profondo rammarico, che il nostro interlocutore non era però entusiasta della sua esperienza. Pare che il padre, mancato qualche anno prima, non avesse mai accettato fino in fondo questo figlio non generato dalla coppia e che non avesse mai perso occasione di farlo pesare sia alla moglie che a lui.

Questa storia ci colpì nel profondo. Eravamo ancora “immaturi”. La nostra conoscenza di quel mondo si basava, fino a quel momento, solo su ciò che avevamo appreso durante i colloqui coi servizi sociali o partecipando ai pochi forum che, ai tempi, facevano capolino nel web.

E poi, diciamolo, non eravamo emotivamente preparati a digerire storie di fallimenti adottivi.

Era come dire ad una donna con le doglie che il rischio di morire di parto non è più altissimo come un tempo, ma tuttora possibile. Si sa, se ne conoscono i rischi, ma non se ne parla, per scaramanzia o, semplicemente, per puro fatalismo.

Eppure queste eventualità esistono, e forse c’è pure di peggio, anzi, sicuramente. Tapparsi gli occhi non è giusto ed espone al rischio di forti delusioni e all’incapacità di affrontare gli ostacoli con una corretta preparazione.

Quel giorno non acquistammo la cameretta, ma tornammo a casa con una consapevolezza in più: l’adozione non è per tutti.

Ps: Mica rinunciammo all’idea iniziale: la cameretta arrivò pochissime settimane dopo… e, con essa, la notizia che due splendide perle nere ci stavano aspettando dall’altra parte del mondo!


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4 commenti su “Comprare la cameretta dei bambini senza avere dei figli e senza sapere se e quando arriveranno? Fatto

  1. Bellissimo racconto, su un particolare cui non si pensa subito (mi riferisco alla cameretta). Io, in verità, non l’ho mai preparata da incinta perché il piccolo avrebbe dormito i primi tempi in camera nostra. Però è pazzesco cercare di immaginare questo stesso rito che molti compiono, nel caso di un’attesa di adozione: è sempre bello sentire questa parte della maternità. Il finale un po’ amaro lo intuisco, non è stato il massimo augurio: ma poi la camera l’avete comprata lì o altrove? 🙂

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