Adozione – 10 ostacoli, o presunti tali, da considerare prima di iniziare il percorso

Adozione 10 ostacoli

Molto spesso mi viene chiesto quali siano gli ostacoli principali da superare all’inizio dell’iter adottivo.

Beh, non parlerei proprio di ostacoli, anche se, effettivamente, si tratta di un percorso talvolta impervio e faticoso, sia dal punto di vista emozionale, che da quello pratico. Ma occorre avere la capacità di affrontare ogni eventuale intralcio con consapevolezza, questo sì, e, possibilmente, con serenità (su quest’ultimo punto, però, non farei troppo affidamento, poichè io stessa ho avuto difficoltà a mantenere la giusta flemma in alcune circostanze emotivamente importanti).

Ho spiegato in varie occasioni quanto sia necessario possedere spalle forti per poter sostenere un’esperienza così appagante, ma anche così carica di criticità.

Gli ostacoli, possono essere anche molto soggettivi e dipendere da fattori tanto personali, quanto poco prevedibili, ma io vorrei indicarti quelli che, a mio parere, sono i più comuni.

Adozione 10 ostacoli, o presunti tali, che sarebbe bene considerare quando si inizia il percorso

  1. “Elaborazione del lutto biologico” –  Il termine “lutto biologico” è davvero brutto da sentire, ma è quello effettivamente utilizzato dagli operatori del settore per descrivere il mancato concepimento di un figlio da parte della coppia. Molto spesso, si arriva all’adozione dopo lunghe sofferenze psicologiche e fisiche, segnate da tentativi falliti di procreazione. Io e mio marito, abbiamo scelto di non rivolgerci alla scienza per aiutarci nel nostro desiderio di genitorialità e abbiamo preso la nostra decisione con trasparenza e in piena coscienza. Non sempre è così però. Non condanno affatto chi vuole prima tentare tutte le strade per poter concepire un figlio, per carità! Ma, nel momento in cui si comprende l’impossibilità della cosa, è necessario un profondo cammino di accettazione di questa realtà, prima di pensare ad adottare. Il desiderio di un figlio è una scelta d’amore e non deve mai essere realizzato attraverso un ripiego. Ecco perché è fondamentale e necessario lavorare su se stessi e le proprie aspettative, accettando con convinzione di non poter crescere prole col proprio Dna.
  2. “Decisione unanime della coppia” – Sembra una banalità, ma, purtroppo, non lo è. L’elaborazione del lutto biologico di cui parlavo sopra, deve essere portata a termine da entrambi i coniugi, in assoluta sincerità e senza riserve. Quando arriverà il bambino o i bambini, saranno necessarie le forze fisiche e mentali di entrambi i genitori e, soprattutto, sarà indispensabile offrire CUORI, oltre che case, ACCOGLIENTI. Meglio confessare subito all’altro i propri limiti. Non hai idea di quanti casi di fallimenti adottivi o di coppie “scoppiate” esistano per questa ragione!
  3. “Accettazione di possibili rischi sanitari” – Bisogna essere preparati all’eventualità di dover accettare determinati rischi sanitari (fisici e psichici) del bambino, che potrebbero essere lievi, medi o, talvolta, anche gravi. All’atto della presentazione della disponibilità all’adozione (e comunque in quasi tutte le fasi del percorso) verrà chiesto alla coppia quali possibili problemi sanitari sia disposta ad accettare. I miei consigli spassionati sono due: di non lasciarsi spaventare dalle varie patologie (spesso un’allergia è considerata tale, o la cataratta, o l’asma, e via dicendo) e di chiedere il supporto degli assistenti sociali e degli psicologi che li seguiranno nel percorso, affinché possano aiutarli a comprendere i propri limiti. In ogni caso, il vero consiglio è sempre e solo uno: essere assolutamente sinceri con se stessi, con il coniuge e con gli operatori del settore.
  4. “Matrimonio” – Attualmente, uno dei requisiti fondamentali che bisogna avere per poter adottare in Italia, è quello di essere sposati all’atto della presentazione della dichiarazione di disponibilità. Il matrimonio deve essere stato celebrato da almeno 3 anni oppure si deve dimostrare una convivenza continua e stabile di almeno 3 anni prima di esso.
  5. “Disponibilità economica” – Questo è un argomento “caldo”, che, chi intende iniziare l’iter, mi propone sempre. Chiariamo qualche punto: a) Non bisogna essere ricchi, non sicuramente per adottare in nazionale; b) l’adozione nazionale è pressoché interamente gratuita (salvo qualche esame sanitario, ahimè, ancora non riconosciuto da alcune asl); c) l’adozione internazionale ha, invece, dei costi inerenti a diversi fattori (traduzione dei documenti, partecipazione ai corsi pre/post adozione organizzati dall’ente scelto, viaggio/viaggi all’estero, permanenza più o meno lunga in loco, attività di cooperazione tra ente e Paese, etc). In questo caso, avere una discreta disponibilità economica aiuta, ma, perlomeno fino al 2010, era possibile portare in deduzione il 50% delle spese sostenute per l’espletamento della procedura di adozione. Ora la situazione è più complicata e non saprei spiegartela. Perciò ti rimando al sito della CAI (Commissione adozioni internazionali) ; d) La casa di proprietà non è indispensabile per l’ottenimento del decreto di idoneità (forse qualche Paese straniero la richiede, ma non sono informata sull’argomento). Noi abbiamo adottato tranquillamente, pur vivendo, ai tempi, in un appartamento in affitto.
  6. “Consenso dei genitori della coppia” – E qui, so di ritrovarmi in un ginepraio. Fino a quando adottai io (2010) era richiesto il consenso scritto e firmato di tutti i genitori in vita della coppia (in caso di morte, bisognava presentarne il certificato che lo comprovasse). Ora, non saprei se tale documento sia ancora così rigido nella forma. Consiglio di informarsi bene presso il Tribunale dei minorenni in cui si intende presentare la dichiarazione di disponibilità all’adozione. Questa richiesta di consenso, penso sia dettata dal fatto che i figli adottivi entrino a tutto diritto nell’asse ereditario e che, comunque, si cerchi la conferma che la coppia possa contare anche sull’aiuto dell’intera cerchia familiare. 
  7. “Grande spirito di sopportazione nell’espletamento delle pratiche burocratiche e di quelle sanitarie” – Eh, c’è poco da fare. Qui bisogna armarsi di santa pazienza e cercare di non soccombere sotto le scartoffie varie, nella giungla delle apostille, dei timbri, degli esami, delle code interminabili agli sportelli di asl e tribunali. Ma si sopravvive, lo giuro! E dopo si riesce a provare anche una certa soddisfazione nel conseguimento del traguardo, che, con molta buona volontà, si può ottenere anche in tempi abbastanza ragionevoli.
  8. “Percorso di valutazione da parte dei Servizi sociali incaricati, degli psicologici, dei giudici” – Anche se si trova nella mia lista, non considererei propriamente un ostacolo questo passaggio. Ma, considerando il forte carico di emozioni, di indagini accurate a cui si è sottoposti, di domande spesso “scomode”, direi che, se non sufficientemente motivati o equilibrati, i coniugi potrebbero viverlo con ansia, a volte, addirittura, anche con un certo fastidio o imbrazzo. Il mio consiglio? Sostenere i colloqui il più serenamente possibile, forti del proprio desiderio, aperti, sinceri e collaborativi e tutto andrà per il meglio. 
  9. “Affrontare il giudizio della gente” – Inevitabilmente, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà in dovere di dire la sua riguardo la scelta dei futuri genitori adottivi: “Perché adotti? Non potete averne uno vostro?”, “Fattelo dare piccolo, mi raccomando!”, “Speriamo non te lo diano nero, non perché io sia razzista, ma sai, con tutti questi extracomunitari che abbiamo, potrebbero confonderlo per uno di loro!”, “Perché devi andare nel suo Paese? Non possono portartelo loro?”, “Ma poi vi farete chiamare mamma e papà?”… e così via con altre decine e centinaia di sproloqui. Vuoi il mio consiglio,  anche qui? Se questi discorsi ti turbano, fai un passo indietro e prenditi del tempo per meditare su cosa ti spinge ad affrontare l’iter adottivo. Se, invece, li ascolti, ne prendi atto, ma non rappresentano affatto un problema per te, vai avanti che sei sulla buona strada!
  10. “Consapevolezza che i bambini non si scelgano” –Perché lo considero un ostacolo? Perché ho conosciuto decine di coppie, nella mia esperienza personale, convinte di poter adottare neonati, con la pelle chiara, in tempi brevi e con la pretesa di sceglierne anche il sesso. Mi dispiace ma non è così: e se per qualcuno questo è un impedimento, beh, che si faccia da parte, e che rifletta seriamente sulle reali motivazioni delle proprie aspettative.

Ecco, se ora, dopo aver letto la mia lista, qualcuno pensa che io l’abbia scritta con l’intento di spaventare chi decide di intraprendere la strada dell’adozione, gli rispondo subito che è in errore.

La vera finalità, invece, è quella di motivare le persone e di renderle consapevoli e forti della propria decisione.

Adottare è un’esperienza unica, speciale e deve essere vissuta con la giusta responsabilità e certezza. Adottare non è per tutti, io lo dico sempre, ma ti riempie il cuore e ne vale assolutamente la pena! Parola mia!

Adottare non è per tutti, io lo dico sempre


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6 commenti su “Adozione – 10 ostacoli, o presunti tali, da considerare prima di iniziare il percorso

  1. Alfredo il said:

    Gentilissima Sabrina,
    ti ringrazio per questo articolo sull’adozione. In Italia è importante pubblicizzare cosa
    comporta adottare e quali sono gli ostacoli che si possono incontrare, perché si sa poco
    o addirittura niente sull’iter adottivo. A mio parere ogni comune dovrebbe avere
    uno sportello dedicato all’adozione e all’affido e dovrebbe organizzare giornate di divulgazione.
    Purtroppo, l’adozione come l’affido sono tematiche ancora poco considerate dallo Stato, ma
    ringrazio Dio che ci sono persone come te che ne parlano.
    Grazie di Cuore.

    • Ciao Alfredo. Ti ringrazio per il tuo commento. Io cerco di portare la mia esperienza personale, nella speranza che questo possa aiutare e dare magari conforto a chi è ancora in attesa. Ps:io mi chiamo Alex 😉

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