Mio figlio piagnucola in continuazione: che fare?

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Buongiorno dottoressa ho un bambino di 5 anni gia’ compiuti, che onestamente e’ un bambino molto bravo che da poche preoccupazioni e pochi problemi. E’ un gran mangione, dormiglione, va volentieri all’asilo ha molti amici con cui si trova bene e tutto sommato e’ un figlio facile da gestire, e’ un bambino piuttosto timido e introverso, ma io e suo padre alla sua eta’ eravamo anche peggio di lui quindi direi che non c’e’ niente di cui preoccuparsi.L’unica cosa veramente strana e’ che lui piange tanto. Cioe’ non piange in realta’ piagnucola, si lamenta , gli si arrossano gli occhi e gli trema la voce (segno di pianto imminente che poi spesso reprime) tutte le volte che c’e’ qualcosa che non gli torna. Puo’ essere un anticipo della nanna serale se so che la mattina dopo si deve alzare prima, puo’ essere una merenda che non gli va oppure un cioccolatino negato perche’ magari ha disturbi di pancia. Per non parlare del dolore, non sopporta niente, da un unghia rotta a un livido sulle gambe e’ tutto motivo di pianto.
Cioe’ lui reagisce a tutto con qs sorta di piagnucolio, si vede subito che va in crisi si struscia gli occhi la voce trema e comincia a “miagolare” come un bambino piccolo ora c’e’ da dire che io sono incinta all’ultimo mese di gravidanza, lui si dimostra tanto contento di qs fratellino in arrivo che ha chiesto per tanto tempo… non so se qs possa in qualche modo influire ma devo essere onesta era cosi anche prima della mia gravidanza, solo che ultimamente sono aumentati gli episodi di miagolamento come lo chiamo io, perche’ non e’ il classico pianto di sfogo che aveva qualche tempo fa ma e’ proprio un lamento.  Che mi dice? cosa devo fare? Io continuo a ripetergli che NON deve piangere e che e’ abbastanza grande da parlarmi delle cose, senza dover ricorrere ai bronci e ai piagnucolii. ma vedo che non funziona per cui credo di dover cambiar metodo, ma quale???
un saluto e grazie !

Il pianto (o miagolio, come lo chiama lei) sembra essere il modo che il suo bambino ha scelto per manifestare il suo disagio.

Non credo (come, giustamente, ha notato anche lei) che sia in relazione alla sua gravidanza, piuttosto con una difficoltà di suo figlio ad esprimere con le parole i propri bisogni o desideri (del resto del tutto compatibile con la sua età).
Più che dirgli che non deve piangere le consiglio di offrirgli indirettamente un altro canale per esprimersi; una specie di binario da seguire: vedrà che, al bisogno, lo utilizzerà.

Per esempio potrebbe cercare delle favole su questo tema e leggergliele o raccontargliele; faccia in modo che sia un momento piacevole fra voi e, solo dopo, verbalizzi che anche lui (come il coniglietto o l’orsetto o l’eventuale altro protagonista della favola) può essere aiutato dalla sua mamma a trovare le parole per esprimersi.
Gli dica che non c’è bisogno di piangere poiché esistono le parole per dire “voglio stare sveglio ancora un po’” o “vorrei un altro cioccolatino”; dovrà trovare il modo di spiegargli, naturalmente,  che insieme ai genitori si valuterà la sua richiesta e qualche volta questa può essere soddisfatta altre volte no.
I bambini hanno bisogno di limiti fermi (non rigidi ma neanche troppo oscillanti); spesso siamo noi genitori a cedere prima ancora di aver dato al bambino il tempo di verificare che ai divieti o alle ratificazioni di una soddisfazione si può  sopravvivere. Così facendo gli precludiamo una esperienza fondamentale per la crescita: l’aver superato una difficoltà. Riuscire a  tollerare piccole frustrazioni aumenta la fiducia in se stessi e l’autostima, come nessuna soddisfazione immediata può fare.

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