MATRIX: UN INTERPRETAZIONE FILOSOFICA DA PLATONE A MARX

Uno dei film che, negli ultimi tempi, ha sicuramente cambiato il modo di fare del cinema è “Matrix”, scritto e diretto da Andy e Lana Wachowski. Uscita nel 1999, questa pellicola ha letteralmente rivoluzionato la cinematografia mondiale non solo per gli effetti speciali spettacolari e per le buone interpretazioni degli attori, ma anche per i contenuti proposti: infatti, si tratta di un grandioso compendio filosofico da vedere ed ammirare. L’idea stessa su cui si basa la trama è assolutamente innovativa: l’umanità crede di vivere libera in un mondo reale, ma in realtà le macchine di cui prima si serviva si sono ribellate e adesso hanno ridotto gli uomini in schiavitù. Tuttavia, per tenere gli esseri umani soggiogati e servirsi della loro energia vitale, le macchine dominatrici, grazie ad un programma chiamato “Matrix”, hanno creato un mondo virtuale da mettere davanti agli occhi degli uomini, in modo che questi ultimi credano di vivere nella realtà vera, quando poi vengono sfruttati per tenere in vita i dominatori. Il protagonista del film è Neo (Keanu Reeves), che vive nella realtà virtuale come un hacker informatico. Egli viene contattato da Morpheus (Laurence Fishburne), un famigerato “pirata virtuale”, il quale gli offre la possibilità di vedere la vera realtà delle cose. Neo accetta l’offerta e viene a conoscenza di Matrix, delle macchine dominatrici e della condizione di schiavitù in cui si trova l’umanità intera. Inizia così una dura e lunga battaglia per riscattare la libertà degli uomini.

Il film è noto per la spettacolarità degli effetti speciali, in particolare del bullet time, che consente di vedere ogni momento della scena a rallentatore mentre l’inquadratura sembra girare attorno alla scena a velocità normale. Il pubblico ricorderà soprattutto il bullet time nella famosissima scena di Neo che schiva le pallottole. Ma, nonostante tutto ciò, in “Matrix” si possono ravvisare le più disparate concezioni filosofiche (da Platone a Cartesio, da Cartesio a Marx ecc.).

“Matrix” ruota attorno al confronto fra realtà vera e realtà fittizia,  verità e menzogna: questa opposizione è rimasta centrale in tutto il pensiero occidentale fino a Nietzsche. In questo senso si può facilmente notare l’influenza di Platone e del mito della caverna. Neo, infatti, rappresenterebbe l’uomo-filosofo che, uscendo dalla caverna (Matrix), riesce a vedere la vera realtà delle cose. Egli è inizialmente abbagliato dalla luce del sole e fa fatica ad accettare la verità, ma alla fine si abitua e decide di tornare all’interno della caverna per aiutare gli altri uomini a comprendere la verità. Nel fare ciò, tuttavia, l’uomo-filosofo può essere ostacolato, se non addirittura ucciso, da coloro che non vogliono accettare la realtà delle cose, poiché potrebbe cambiare radicalmente la vita. Il traditore del film, Cypher, il quale svela i piani di Neo e di Morpheus alle intelligenze artificiali, non accetta alcune verità scomode, che segnerebbero radicalmente la sua vita, e preferisce rimanere nell’ignoranza di ciò che sta accadendo. Cypher rappresenta, quindi, quell’umanità pigra, ignorante, timorosa e legata alle proprie “fittizie” certezze.

Un’altra concezione filosofica che si trova in “Matrix” è quella del dubbio cartesiano. Cartesio mise in dubbio ogni settore della conoscenza tradizionale, fino a dubitare addirittura della propria esistenza (Neo fa lo stesso quando viene contattato da Morpheus). Tuttavia, il nostro filosofo disse “Cogito, ergo sum”; dunque il pensiero e la razionale coscienza di sé come realtà pensante diventano l’unica cosa in grado di giustificare la propria esistenza e anche Neo, allo stesso modo di Cartesio, si convince di esistere solamente attraverso la propria attività pensante. Il dubbio del protagonista rispecchia in tutto e per tutto quello del filosofo francese: si tratta di un dubbio che porta alla conoscenza della verità e Neo, grazie ad esso, prende atto della propria esistenza, della vera realtà delle cose e del compito che deve assolvere come liberatore dell’umanità dal giogo virtuale di Matrix.

Nel film, però, affiorano tracce anche del pensiero di Schopenhauer con il contrasto tra il mondo della rappresentazione e dell’illusione, il “velo di Maya”, e la verità stessa che si cela dietro la rappresentazione. La verità nascosta dall’illusione è una verità dura e crudele, come quella che vede le macchine dominare sugli umani e sfruttarli per sopravvivere.

Un pensiero che invece non può mancare in questa frizzante ed avvincente pellicola è quello di Nietzsche: Dio, infatti, non viene neanche nominato nel film. L’unico che può salvare l’umanità è Neo, una sorta di Messia che, come il superuomo nietzscheano, è imbevuto di eroismo e lotta per la libertà degli uomini. In questo senso il pensiero di Nietzsche nel film si potrebbe leggere come un riferimento dal sapore evangelico.

La concezione filosofica marxista, però, è forse quella prevalente all’interno del film: la ribellione degli uomini contro le macchine dominatrici può essere, infatti, letta come la rivolta della massa proletaria predetta da Marx nella sua opera sul comunismo.

“Matrix” è rimasto e rimane una di quelle pellicole originali e indimenticabili che, a mio avviso, hanno fatto la storia del cinema. Il motivo è semplice: è un film capace di rappresentare un futuro che è già presente nella sua mescolanza di dati, di esperienza, di cultura e di filosofia lontanissimi tra loro(si passa da Platone a Marx). Vi è un solo difetto di fondo, che è l’inevitabile e annunciato seguito di un’opera che dovrebbe invece restare un unicum.

Filippo Dagninomatrix 1200x1200

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