LO SVEZZAMENTO

LO SVEZZAMENTO

La parola “svezzamento” o “divezzo” significa letteralmente distaccare da un vizio (il “vizio” in questo caso è quello di poppare al seno materno o al biberon). In realtà, con questo termine, si intende un passaggio da una alimentazione lattea ad una alimentazione mista: solida e latte. Lo svezzamento (e più in generale l’alimentazione in tutta l’età pediatrica) assume un valore anche “di prevenzione”.

Le affezioni, dell’età adulta, legate alla non corretta alimentazione sembrano avere origine proprio nella prima infanzia. In genere l’introduzione di una pappa dovrebbe avvenire nel periodo compreso fra il 4° ed il 6° mese. Questo perché verso il 4° mese si verifica una “maturazione” dell’intestino (aumentano le capacità digestive di grassi, zuccheri e proteine ed incomincia ad essere più efficace il cosiddetto “effetto barriera” dell’intestino nei confronti di alimenti allergizzanti) ed inoltre incomincia una diminuzione delle riserve naturali di alcuni elementi quali ferro, zinco, rame. Assodata l’importanza dell’introduzione di una pappa solida nella dieta giornaliera del lattante, rimane da considerare l’aspetto pratico.

Ci sono lattanti che appena vedono il cucchiaino cercano in tutti i modi di buttarlo per terra! Questo rifiuto si identifica con il concetto di “guerra aperta” madre-figlio. Il consiglio che ci sentiamo di dare alle mamme è quello di non demordere e di non usare metodi alternativi (addolcire la pappa o sostituirla con una pappa dolce, ricorrere al famoso biberon con foro allargato, arrendersi e continuare a dare latte), ma solo di non scoraggiarsi e di rimandare di pochi giorni “l’impresa”. Insistere forzandoli porta a risultati dannosi per il bambino che si “stressa” e si intestardisce a non assaggiare nuovi alimenti e per i genitori che entrano, inutilmente, in crisi. Al contrario, altri bambini assaggiano tutto e passano precocemente ad una dieta con anche due pasti al dì. Quindi lo svezzamento va sempre personalizzato bambino per bambino e mai generalizzato anche se alcuni punti fissi ci sono come vedrete in seguito.

Cercheremo, qui, di darVi consigli generali in quanto l’unico che può darVi consigli personalizzati è il vostro pediatra che conosce voi e il bambino. Qualsiasi sia il momento in cui si decide di smettere di allattare, evitate uno svezzamento improvviso, che può risultare traumatico per il bambino e spiacevole per la mamma. Si reputa che, se la scelta spettasse al bambino, egli non sceglierebbe di svezzarsi prima dei 9/12 mesi. Un’interruzione dell’allattamento prima di questo termine può essere dovuto alla concentrazione del bambino verso nuove esperienze, che quindi sposta per un po’ il suo interesse dal mangiare. L’OMS raccomanda l’allattamento per almeno due anni, prevedendo l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi, quindi l’introduzione graduale di cibo solido, continuando comunque ad allattare. Purtroppo, nei paesi industrializzati è difficile che l’allattamento duri così a lungo. Lo svezzamento è anche il momento in cui inizia la delicata fase di distacco psicologico dalla figura materna, e i primi, importantissimi, passi verso l’autonomia. “Bere” e “mangiare” assumono una valenza molto significativa nel processo di sviluppo emotivo del bambino.

Da un punto di vista psicologico lo svezzamento rappresenta un importante processo maturativo in quanto è il primo tentativo di autonomia nei confronti della figura materna e permette l’acquisizione di nuove esperienze orali e gustative.

Gli schemi di alimentazione non devono essere troppo rigidi; bisogna rispettare le preferenze del bambino e le abitudini familiari introducendo i nuovi cibi con gradualità. Nessun cibo in assoluto è indispensabile per la crescita, poiché i principi essenziali si ritrovano in molti alimenti diversi. Anche nel caso di dieta “poco variata” prevalentemente a base di latte difficilmente potranno svilupparsi delle carenze.

In sintesi potremmo dire:

  • Non iniziare mai prima del 4° mese e preferibilmente non oltre il 6° mese

  • Procedere in modo lento e graduale introducendo i cibi nuovi uno alla volta, facendo attenzione ad eventuali intolleranze ed allergie, abituando il bimbo a distinguere i vari sapori e cercando di non variare gusto e consistenza contemporaneamente.

  • Aumentare progressivamente la quantità del nuovo alimento

  • Operare cambiamenti quando il bambino è in perfetta salute

  • Non aggiungere il sale alle pappe

  • Usare con moderazione lo zucchero, ma meglio sarebbe non usarlo del tutto

Se esiste, in famiglia familiarità allergica, si consiglia, in genere, di introdurre gli alimenti potenzialmente più allergizzanti (uovo e pesce soprattutto, ma anche pomodoro) dopo l’anno di età per evitare una sensibilizzazione agli alimenti stessi e quindi manifestazioni allergiche.

Se tutti (o quasi) i pediatri sono concordi sul quando cominciare lo svezzamento, molte sono le differenza fra pediatri sul come (quali alimenti ed a quale età) per cui Vi rinnoviamo l’invito di sentire il parere del vostro pediatra che consiglierà una dieta adatta a vostro figlio. Se il bambino è una “buona forchetta” si potranno introdurre vari alimenti, se al contrario, non vuole assaggiare nulla di nuovo non forzatelo e proseguite una alimentazione anche se esclusivamente lattea (con eventuali integrazioni di vitamine e ferro).

Quale pappa per iniziare?

La prima pappa. Si comincia di solito sostituendo la poppata di mezzogiorno. Tutti gli esperti sono concordi nell’iniziare lo svezzamento con una pappa completa (e non con una pappa dolce, es.farina lattea) perché più completa e più giusta dal punto di vista nutrizionale. All’inizio si farà un “piatto unico” la cui consistenza dipenderà dai gusti del piccolo. La base fondamentale di questa pappa è costituita dal brodo vegetale (che all’inizio sarà costituito da patate, carote e zucchine), dai cereali (crema di riso o di mais e tapioca), dall’olio di oliva extravergine e dal parmigiano reggiano. Il brodo vegetale si prepara facendo bollire per circa un’ora, in 500-750 ml di acqua oligominerale (cioè scarsa di sali), patate, carote, zucchine, a fine bollitura lo si farà colare avendo cura di separare le verdure. Il brodo così ottenuto verrà aggiunto alla crema di riso ed a crudo verrà messo l’olio extravergine e parmigiano. Dopo pochi giorni si potrà aggiungere carne liofilizzata. Sarebbe meglio cominciare con carne bianca, ma dopo pochi giorni si può variare con i tipi di carne non dimenticandone nessuna (tranne maiale). Nel giro di poche settimane si aggiungeranno la pastina, altre verdure (che verranno separate e poi “passate”) e dopo alcuni mesi i legumi (anche essi “passati”).

Si possono usare subito i cereali con glutine. E’ stato uno sbaglio ritenere che ritardando l’introduzione del glutine (proteina di struttura presente nel grano, orzo e segale) si prevenisse la Celiachia (malattia da intolleranza al glutine); agendo in questa maniera si ottiene solo un ritardo dell’insorgenza dei sintomi che appaiono anche meno espliciti rendendo più difficile la diagnosi.

Un alimento nuovo alla volta

Ricordarsi di introdurre un alimento nuovo per volta (in media uno ogni 3.4 giorni) per accorgersi di eventuali allergie ed intolleranze, nel giro di 2 mesi si deve arrivare a far conoscere al bambino tutte le verdure. Proporre i vari tipi di carne bianca e rossa (anche il cavallo) dapprima come liofilizzato od omogeneizzato infine come carne fresca (dai 9 mesi). Dopo 1 mese e mezzo dall’inizio dello svezzamento, si può provare ad introdurre il secondo pasto serale. Per merenda usiamo più spesso lo yogurt (intero) e la frutta.

Dopo gli 8 mesi introduciamo il tuorlo dell’uovo, il pesce, i formaggi freschi, ricordiamo che se nelle età più avanzate non bisogna eccedere nei grassi animali nei primi 2 anni anche i grassi saturi sono essenziali per un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale, quindi a queste età non si deve usare latte scremato.

Ci sono evidenze epidemiologiche che suggeriscono che il costante aumento della obesità nella popolazione pediatrica è legato non già all’aumento dei grassi ma all’eccesso proteico nella dieta dei primi 2 anni di vita. Infatti questo maggior apporto proteico è associato a un aumentato deposito di tessuto adiposo stimolando la differenziazione dei preadipociti in adipociti.

E un maggior numero di adipociti porterà quasi ineluttabilmente ad un aumento della massa grassa totale. Bisogna allora rispettare la naturale tendenza dei bambini a non mangiare troppa carne, sono sufficienti 3-4 porzioni la settimana alternandone i vari tipi. Dare poi minimo 2 volte alla settimana il pesce, 2 volte l’uovo, 2 volte il prosciutto per il resto formaggi freschi (ricotta, stracchino).

Via via che il bambino cresce facciamogli conoscere i nostri alimenti abituando anche noi ad usare meno sale e meno condimenti. Raccomandiamo comunque alle mamme di moderare la somministrazione di carni nei primi 6 mesi di vita perché la precocità e l’abuso di carne favoriscono negli anni successivi il nascere di malattie metaboliche e, secondo alcuni studi, di allergie e forse anche lo sviluppo di tumori dello stomaco e dell’intestino.

Liofilizzati, Omogeneizzati o alimenti “normali”?

Prima di una certa età, i liofilizzati e gli omogeneizzati ci assicurano una alimentazione più corretta.

Vediamo prima le caratteristiche di questi prodotti: gli omogeneizzati ed i liofilizzati hanno le stesse caratteristiche nutrizionali: si differenziano in quanto sono “fabbricati” con modalità differenti.

Negli omogeneizzati la carne, che proviene (in genere, ma comunque sempre certificata) da allevamenti controllati e selezionati in zone lontane da fonti di inquinamento, viene cotta con un getto di vapore surriscaldato e omogeneizzata sempre a ciclo chiuso (sterile). Tale procedimento determina una frammentazione più minuta della carne che diventa così più “digeribile” (spiegheremo dopo il significato medico di questo termine). Con il procedimento di omogeneizzazione viene recuperato il brodo di cottura, con proteine e sali minerali. Il processo assicura assenza o minima aggiunta di sale, sterilità e igiene, eliminazione totale dell’aria rendendo più digeribile la carne, assenza di conservanti, coloranti ed additivi in genere.

I liofilizzati non sono altro che carne cotta omogeneizzata ed essiccata. Con il metodo della liofilizzazione la frammentazione della carne è ancora più minuta e ciò agevola l’efficacia digestiva in un periodo nel quale è possibile avere ancora una immaturità di sviluppo dell’intestino del piccolo lattante (cioè della sua funzione digestiva). La liofilizzazione non aumenta il volume del pasto, permette una più agevole utilizzazione del prodotto a dosi frazionate in quanto è più agevole conservare il prodotto che mantiene inalterate le caratteristiche organolettiche della materia prima di partenza.

Anche la frutta e la verdura confezionata sotto forma di omogeneizzato o di liofilizzato fornisce tutto il sapore e l’apporto nutritivo della frutta fresca con il vantaggio che viene colta al giusto punto di maturazione, è coltivata senza l’uso di concimi chimici o di fertilizzanti, proviene da colture costantemente controllate e situate lontano da possibili fonti di contaminazione. La frutta fresca (e le verdure) va ugualmente bene, ma va scelta con attenzione, assicurandosi che non sia rimasta troppo a lungo in celle frigorifere o sul banco del fruttivendolo e che sia matura al punto giusto. Purtroppo con la frutta fresca non abbiamo la garanzia della provenienza del prodotto e di come è stato ottenuto. La percentuale di pesticidi, diserbanti e altri veleni che possono inquinare i prodotti naturali, come l’inquinamento della falde acquifere e le piogge acide (piogge con sostanze tossiche che provengono da luoghi distanti dalle coltivazioni) non sono noti.

Per questi motivi gli omogeneizzati ed i liofilizzati sono più sicuri per il bambino , anche più sicuro del cibo fresco (carni, verdure) in quanto i severi controlli igienici e di qualità cui sono sottoposti li garantiscono in pieno. Quindi nella scelta degli alimenti, almeno all’inizio dello svezzamento (ma anche in età successive), dovrebbero essere preferiti.

Questo non è l’unico motivo per preferire, almeno fino ad una certa età, alimenti omogeneizzati o liofilizzati. Ne esiste un altro. L’intestino di un bambino di 4-6 mesi è un organo ancora in pieno sviluppo (come del resto tutti gli altri organi ed apparati a questa età!), programmato (dalla natura) per assimilare solo latte. Quindi è un organo ancora molto delicato. La presenza di alimenti o assunti troppo precocemente oppure a pezzi troppo “grossi” per essere assimilati adeguatamente, può inficiare la sua funzionalità nel futuro, oltre che predisporre ad intolleranza-allergie alimentari. Per fare un esempio, l’intestino di un uomo adulto è come una rete da pesca a maglie fittissime, queste maglie servono per non far passare “pezzi troppo grossi” di alimenti che potrebbe scatenare addirittura reazioni di intolleranza o allergia verso quel determinato alimento. Viceversa, l’intestino di un lattante al di sotto dei 12 mesi di vita è una rete a maglie larghe, dove può passare di tutto, ma dove si deve far passare solo pezzettini minuscoli di cibo per non andare incontro a fenomeni di intolleranza o allergia alimentare. Il processo di omegeneizzazione in casa non permette una “tritatura” cosi spinta quanto quello industriale, e poi l’alimento omogeneizzato in casa contiene al suo interno molta aria. Ecco perché almeno all’inizio dello svezzamento e fino ai 9-10 mesi di vita sono preferibili i liofilizzati (prima) e gli omogeneizzati (poi).

svezzamento

Precedente “GRAND BUDAPEST HOTEL” a cura di Filippo Dagnino Successivo NON SOLO CALCIO!