Lo sapevi che…. a cura di Elide Olmo

LO SAPEVI CHE…..

nasce con l’idea di aiutare i nostri lettori a districarsi nei meandri della burocrazia.. per suggerimenti sui temi da trattare scrivere a: preveniamoinsieme@gmail.com

COME FARE L’ISCRIZIONE ALL’ANAGRAFE PER I NUOVI NATI

Carissimi lettori,

oggi parleremo di cosa bisogna fare per iscrivere all’anagrafe i nuovi nati.

L’argomento è apparentemente banale….in realtà risulta impegnativo soprattutto per i neo genitori piacevolmente “sconvolti” dall’arrivo del bebè in famiglia.

La commozione e gli impegni sono tanti, ma non dobbiamo dimenticare che c’è qualche formalità da sbrigare verso gli organi competenti per la sua registrazione.

CHE COSA E’ LA DICHIARAZIONE DI NASCITA?

La dichiarazione di nascita è la denuncia della nascita di un neonato.

E’ obbligatoria per legge e consente l’iscrizione nel registro comunale dello stato civile.

 

CHI LA FA?

Può essere effettuata:

– dai genitori (uno dei due)

– da un procuratore speciale: se entrambi i genitori fossero impossibilitati possono

delegare questo incarico a un “procuratore speciale” che si recherà presso gli uffici

munito di procura speciale

– dal medico, dall’ostetrica, o da chiunque abbia assistito al parto.

In caso di parto a domicilio, a certificare la nascita sarà l’ostetrica che ha prestato la sua assistenza durante il parto. Tuttavia se il bimbo fosse venuto al mondo senza il suo aiuto il certificato potrà essere firmato dal neopapà.

Nel rarissimo caso (si spera…!) in cui non sia stato presente nessuno al momento del parto (neanche il papa’) si procederà con un’autocertificazione.

Per poter effettuare la dichiarazione di nascita è però necessaria l’ATTESTAZIONE DI NASCITA.

Questo documento viene rilasciato dal personale medico presente al parto e contiene le generalità della puerpera nonché le indicazioni del comune, ospedale, casa di cura o altro luogo ove è avvenuta la nascita.

Indicherà necessariamente il giorno e l’ora della nascita, oltre al sesso del bambino.

In assenza dell’attestazione di cui sopra, è sufficiente la constatazione di avvenuto parto rilasciata dal sanitario che, pur non avendo direttamente assistito al parto, sia intervenuto successivamente.

Al momento della denuncia i genitori dovranno quindi presentare l’attestazione di nascita ed un documento d’identità (valido e aggiornato).

Per i genitori stranieri, non titolari di carta d’identità, occorrerà esibire il passaporto e/o il permesso di soggiorno.

QUANDO E DOVE SI FA LA DICHIARAZIONE DI NASCITA ?

La dichiarazione di nascita deve essere resa:

  • entro 10 giorni dall’evento presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto oppure nel comune di residenza dei genitori o, se residenti in comuni diversi, in quello della madre; qualora i genitori fossero ignoti ci si rivolgerà al Comune ove è residente la persona o la convivenza cui il nuovo nato è stato affidato
  • entro 3 giorni dall’evento presso la direzione sanitaria dell’ospedale o casa di cura in cui è avvenuto il parto. In questo caso la dichiarazione di nascita è trasmessa, a cura del direttore sanitario, all’ufficiale di stato civile del comune in cui si trova l’ospedale o la casa di cura, salvo diversa indicazione dei genitori.

La dichiarazione può essere presentata anche successivamente: si parla in questo caso di dichiarazione tardiva.

In quest’ultima ipotesi il dichiarante dovrà indicare anche i motivi del ritardo che entreranno a far parte dell’atto di nascita. Una volta ricevuta la dichiarazione, l’ufficiale di stato civile comunicherà il fatto al procuratore della Repubblica e l’atto così formato produrrà i suoi effetti (senza attendere la sentenza di convalida come in precedenza).

Se i genitori non sono sposati, dovranno recarsi insieme presso gli uffici competenti (in ospedale o in Comune) per sottoscrivere la denuncia di nascita: in questo modo il piccolo viene riconosciuto da entrambi e riceve il cognome del papà.

Se , a riconoscere il bebè, fosse solo la mamma, il neonato riceverà il suo cognome. Successivamente se il papà vorrà procedere al riconoscimento sarà necessario presentare un’istanza ai Tribunale dei minori, corredata dal consenso dell’altro genitore.

Il CERTIFICATO DI NASCITA, redatto in occasione della denuncia di nascita, rappresenta il primo atto che riconosce il neonato come cittadino soggetto di diritto.

In questa occasione, oltre al cognome il piccolo riceverà anche il nome.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto ricordate che i genitori potranno scegliere fino a tre nomi che saranno riportati per esteso e senza virgola in tutti i documenti del piccolo.

La legge vieta l’attribuzione al neonato dello stesso nome del padre, dei fratelli o delle sorelle, e vieta,anche la scelta di nomi ridicoli o vergognosi.

Vi aspetto Venerdì prossimo per vedere insieme i seguenti argomenti:

  • la richiesta del codice fiscale e della tessera sanitaria

  • la scelta del pediatra di famiglia

Elide Olmo cicogna_1

LO SAPEVI CHE…..

I PRIMI DOCUMENTI DEL NEONATO: IL CODICE FISCALE E LA TESSERA SANITARIA.

CHE COSA E’ IL CODICE FISCALE?

Potrebbero sembrare informazioni superflue però…….il codice fiscale rappresenta lo strumento di identificazione del cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione. E’ un documento indispensabile che accompagnerà il neonato per tutta la sua vita.

Il codice fiscale è rappresentato da un codice alfa-numerico formato da 16 caratteri, di cui 9 alfabetici e 7 numerici, che identificano il cognome, nome, anno, mese, giorno di nascita, sesso, luogo di nascita ed un codice di controllo.

Generalmente il codice fiscale viene recapitato a casa della famiglia un mese circa dopo la nascita del neonato.

In alcune regioni il Comune si occupa della procedura di attribuzione del codice fiscale quando si avvia la pratica di dichiarazione di nascita. Nel caso in cui la denuncia sia fatta in ospedale, l’ufficio anagrafe del Comune se ne occuperà quando arriverà la richiesta di trascrizione dell’atto di nascita.

In altre regioni il genitore deve recarsi all’Agenzia delle Entrate della propria città e compilare un apposito modulo.

In tutti i casi è bene informarsi presso il proprio Comune di residenza subito dopo la nascita per sapere se attendere il tesserino a casa oppure recarsi presso l’agenzia delle Entrate.

QUALI DOCUMENTI SERVONO PER RICHIEDERE CODICE FISCALE?

La carta d’identità del genitore ed una autodichiarazione nella quale si specifica il nome, il cognome e la data di nascita del bimbo.

L’attribuzione del codice fiscale può essere richiesta anche da un familiare: è sufficiente fotocopiare la carta di identità del genitore e sulla stessa scrivere una delega.

CHE COSA E’ LA TESSERA SANITARIA?

La tessera sanitaria è uno strumento indispensabile per garantire al neonato la possibilità di usufruire delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

Ai nuovi nati, dopo l’attribuzione del codice fiscale da parte del Comune o di un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, viene inviata automaticamente una prima tessera sanitaria con validità di un anno.

Alla scadenza, la famiglia riceverà una nuova tessera con validità 5 anni, salvo diversa indicazione da parte della Regione e/o dell’Azienda Sanitaria locale.

Nella tessera sanitaria sono riportati:

  • sul lato principale i dati anagrafici del bebè, il suo codice fiscale e la data di

scadenza

  • sul retro dei codici che permettono di usufruire dell’assistenza sanitaria

in tutti i paesi dell’Unione Europea ed in altre nazioni con sui sono in

vigore apposite convenzioni.

LA TESSERA IN SCADENZA NON BLOCCA L’ASSISTENZA SANITARIA

Come dicevamo, sulla tessera sanitaria è indicata una scadenza. Quando quest’ultima si avvicina, non dovrete fare assolutamente nulla: il nuovo tesserino sarà inviato automaticamente alla vostra residenza da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Nel caso in cui, per qualche disguido, questo non accada ci si potrà rivolgere alla propria ASL che rilascerà un certificato provvisorio sostitutivo della tessera.

Nel frattempo il bambino non perderà il diritto all’assistenza da parte del SSN.

SE SMARRITE LA TESSERA SANITARIA?

Se la tessera sanitaria del vostro bimbo viene smarrita, rubata o si deteriora, è possibile ottenere un duplicato in maniera semplice e veloce direttamente attraverso i servizi on line disponibili sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

LA SCELTA DEL PEDIATRA DI FAMIGLIA

Giunti a questo punto resta ancora una questione burocratica di cui occuparsi in tempi brevi.

Infatti, in linea generale, il neonato dopo essere stato dimesso dall’ospedale sarà visitato nel giro di pochi giorni ancora dall’ospedale dove è nato. Dopo di che dovrà essere portato per una prima visita dal pediatra di famiglia cioè da colui che lo seguirà negli anni della crescita.

A tal fine è necessario rivolgersi agli sportelli dell’ASL di competenza provvisti di carta di identità del genitore e del codice fiscale del bambino.

Il genitore sarà informato sulla disponibilità dei pediatri (ricordate che il pediatra di famiglia ha un numero preciso di assistiti e quando ha raggiunto tale limite non sarà più possibile sceglierlo) ed esprimerà una preferenza.

Sempre in questa occasione, il genitore riceverà un tesserino cartaceo nel quale saranno riportati i dati anagrafici del bambino, i dati del pediatra scelto e la data della scelta effettuata.

Il genitore riceverà anche i riferimenti per contattare il pediatra scelto e fissare il primo appuntamento.

Se lo desiderano, i genitori, potranno scegliere un pediatra iscritto nell’elenco di una zona limitrofa a quella di residenza. In questo caso dovranno presentare in ASL l’accettazione del medico prescelto.

Infine, se in famiglia c’è più di un bimbo, al nuovo nato verrà assegnato, se la famiglia lo desidera, il pediatra del primogenito, anche se il medico non avesse posti vacanti. La familiarità con il paziente è infatti ragione di deroga.

Successivamente, se i genitori volessero cambiare medico, il punto di riferimento sarà ancora l’Azienda Sanitaria Locale a cui rivolgersi per chiedere la revoca del pediatra e la sua sostituzione (che però è subordinata alla disponibilità di altri pediatri “liberi”).

tessera sanitaria

LO SAPEVI CHE…..

QUALI DOCUMENTI SERVONO PER VIAGGIARE CON I BAMBINI?

Ricordo ancora Capodanno 2009: avevamo organizzato con il nostro primogenito una vacanza nella Grande Mela !!!! Verificato tutto nei dettagli, si parte….. 27/12/2009.

Arriviamo al check in di Malpensa la hostess American Airlines ci dice: “Il bambino deve avere il suo passaporto, il suo nome inserito sul passaporto della mamma non basta più!!!! Sono le nuove regole per chi viaggia verso gli Stati Uniti.”

Non volevamo crederci, ma era proprio così. La fortuna ci ha assistiti e rientrati a Genova, nel giro di due giorni, abbiamo riprogrammato il viaggio e soprattutto fatto il passaporto.

Da quella volta ….NON SI PARTE, SENZA AVER VERIFICATO CON LARGO ANTICIPO quali documenti servono per viaggiare, soprattutto se si hanno dei bambini.

Teniamo presente che la normativa in materia di espatrio dei minori è sottoposta a continui cambiamenti che dipendono dalla cittadinanza di chi viaggia e dalla destinazione che si intende raggiungere. Quindi è importante informarsi per tempo!

In questo articolo parleremo dei documenti necessari per i minori in viaggio con particolare riferimento alle novità introdotte nel corso del 2012.

La norma si è resa necessaria per attuare il regolamento della Comunità Europea CE n. 444/2009 che introduce il principio secondo il quale ogni individuo deve essere dotato del proprio passaporto. Questo al fine di aumentare la tutela dei bambini consentendo di contrastare i fenomeni di sottrazione di minori.

QUALI SITI CONSULTARE PER I DOCUMENTI DEI MINORI IN VIAGGIO?

Sul sito Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri è possibile verificare quali documenti siano necessari per visitare i vari paesi del mondo, oltre all’eventuale necessità di visto o permessi particolari (per esempio il codice ESTA per recarsi negli Stati Uniti).

Una piccola parentesi per l’ESTA: ricordatevi di usare il sito ufficiale

https://esta.cbp.dhs.gov/esta/

L’ESTA costa circa 14 dollari a testa (agg. 2016) quindi diffidate da cifre diverse perchè vuol dire che probabilmente non siete sul sito ufficiale, ma sul sito di un’agenzia intermediaria.

Per quanto riguarda in particolare gli adempimenti per il rilascio del passaporto e la normativa italiana in merito all’espatrio dei minori, è inoltre opportuno consultare il sito della POLIZIA DI STATO.

COSA PREVEDE LA NORMATIVA PER I CITTADINI ITALIANI

PAESI DELL’UNIONE EUROPEA

A partire dal 26 giugno 2012 tutti i minori possono viaggiare fuori dall’Italia soltanto con un documento di viaggio individuale.

All’interno della UE i minori viaggiano con la CARTA DI IDENTITA’.

Dal 14 maggio 2011 è possibile richiedere la carta d’identità per i minori di 15 anni (anche per i neonati).

Questo documento si richiede all’ufficio anagrafe del comune di residenza. Sono necessarie tre foto e per il rilascio della carta devono essere presenti sia il minore, sia i genitori.

Può essere sufficiente un solo genitore, se l’altro compila l’atto di assenso (da ritirare all’ufficio anagrafe) per il rilascio della carta d’identità del figlio minore, con fotocopia fronte/retro di un documento di identità.

La carta d’identità dei minori fino a 3 anni è valida per tre anni.

Dai 3 ai 18 anni è valida cinque anni.

Ovviamente se il minore è già in possesso del passaporto individuale può utilizzarlo anche per viaggiare in Europa.

Per il minore di 14 anni, l’uso della carta di identità ai fini dell’espatrio è subordinato alla condizione che il minore viaggi in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci.

Se il minore di 14 anni deve recarsi all’estero senza i genitori, è necessario richiedere l’autorizzazione alla Questura (vedi la normativa per minori che viaggiano senza genitori).

 PAESI EXTRAEUROPEI

Al di fuori dei paesi UE i minori viaggiano con passaporto individuale.

I passaporti dei genitori con iscrizioni di figli minori rimangono comunque validi per il solo titolare fino alla naturale scadenza.

Anche i passaporti individuali rilasciati ai minori prima del 25 novembre 2009, con durata decennale, sono validi fino alla loro naturale data di scadenza, previa inclusione dei dati dei genitori per i minori di 14 anni.

La validità del passaporto varia in base all’età:

  • tre anni per i bambini da 0 a 3 anni

  • cinque anni per i bambini dai 3 ai 18 anni

Così facendo le foto presenti sul documento saranno il più possibile aggiornate rispetto alla crescita del bambino

Per i bambini di età maggiore di 12 anni, si procederà anche alla rilevazione delle impronte digitali.

Anche se in possesso del passaporto, il minore potrà viaggiare solo se accompagnato da uno dei genitori o altra persona delegata fino al compimento dei 14 anni.

PROCEDURA PER IL RILASCIO DEL PASSAPORTO

Per richiedere il passaporto è possibile rivolgersi presso:

  • la Questura
  • l’ufficio passaporti del commissariato di Pubblica Sicurezza
  • la stazione dei Carabinieri
  • Comune di residenza

Grazie al nuovo servizio della Polizia di Stato è possibile prenotare un appuntamento on line.

La procedura per richiedere il passaporto prevede l’assenso di entrambi i genitori.

Se uno dei due genitori è impossibilitato a presentarsi per la dichiarazione, il richiedente può allegare una fotocopia del documento del coniuge firmato in originale con una dichiarazione scritta di assenso all’espatrio.

Alla domanda (che è scaricabile dal sito della Polizia di Stato) è necessario allegare:

  • un documento di riconoscimento valido in originale ed in fotocopia
  • due foto formato tessera identiche e recenti (chi indossa occhiali da vista deve rimuoverli per la foto)
  • contrassegno telematico di € 73,50 per passaporto (da acquistare in una rivendita di valori bollati prima di presentarsi con la documentazione nell’Ufficio che rilascia i passaporti).
  • la ricevuta di pagamento di € 42.50 per il passaporto ordinario. Il versamento va effettuato esclusivamente mediante bollettino di conto corrente n. 67422808 intestato a: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del tesoro. La causale è: “importo per il rilascio del passaporto elettronico”. Vi consiglio di utilizzare i bollettini pre-compilati distribuiti dagli uffici postali.

Ed infine un’ultima cosa: per recarsi in molti paesi extraeuropei (ad es. U.S.A. ) è richiesta una validità residua del passaporto di almeno 6 mesi……quindi controllate bene la data di scadenza!!

Buon viaggio a tutti!!


documenti per viaggiare

 

LO SAPEVI CHE…..

A SPASSO NELLA JUNGLA DELLE ESENZIONI”

Quando si tratta di salute del bambino, i genitori solitamente non pensano al portafogli.

Tuttavia può essere utile, in tema di sanità per l’infanzia, conoscere le agevolazioni e sapere se le visite, gli esami oppure i farmaci destinati ai nostri piccoli si pagano oppure no.

Peraltro non è nemmeno così semplice interpretare le informazioni che si hanno a disposizione perchè i siti ufficiali sono talvolta poco chiari ed utilizzano un linguaggio a tratti troppo tecnico e pertanto ostico.

Vediamo allora insieme quali sono le esenzioni di cui possono usufruire i bambini e le modalità per ottenerle.

 

VISITE ED ANALISI ESENTI DA TICKET

 

L’esenzione ticket reddito è un diritto per tutti i cittadini e i loro familiari che presentano un reddito inferiore alla soglia limite prevista e fissata dalla attuale normativa (art.8, comma 16, legge n. 537/93 e successive modifiche) .

In particolare sono esenti da ticket le prestazioni specialistiche ambulatoriali (visite, analisi laboratorio, diagnostica strumentale, ecc.) a due condizioni:

  • che si tratti di cittadini di età inferiore a sei anni
  • che appartengano a un nucleo familiare con un reddito complessivo non superiore a € 36.151,98 (codice E01).

COME SI CALCOLA IL REDDITO DEL NUCLEO FAMILIARE?

Il bambino minore di sei anni fa parte del nucleo familiare formato da entrambi i genitori se coniugati.

Nel caso in cui mamma e papà non siano invece sposati, il piccolo deve essere considerato appartenente al nucleo del genitore di cui è fiscalmente a carico (vale a dire del genitore che gode delle detrazioni fiscali per il minore).

I genitori, per poter beneficiare di questa esenzione, devono dichiarare un reddito complessivo dato dalla somma di tutti i redditi dei componenti il nucleo familiare, al lordo degli oneri deducibili 1 prodotti dai componenti il nucleo familiare nel corso dell’anno precedente. Vanno, pertanto, presi in considerazione, anche i redditi da fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale e la cedolare secca.

Ricordate, inoltre, che il reddito del coniuge non legalmente separato concorre sempre alla determinazione del reddito complessivo del nucleo familiare.

ESENZIONI PER FARMACI: PREVISTI SOLO IN ALCUNE REGIONI

Le Regioni hanno la facoltà di emanare leggi proprie in materia di sanità. Che cosa significa?

Vi sono alcune Regioni che hanno adottato la normativa nazionale e non prevedono il ticket per i farmaci di fascia A. Rientrano in questa casistica le seguenti regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Umbria, Provincia Autonoma Trento, Sardegna, Val D’Aosta.

Per altre Regioni invece la situazione è diversa.

Vediamole insieme:

Calabria, Lazio, Liguria non si paga il ticket sui farmaci di fascia A solo per i bimbi fino 6 anni e con un reddito sotto € 36.151,98;

Piemonte non pagano il ticket tutti i cittadini che fanno parte di nuclei familiari fiscali con reddito complessivo inferiore a 36.151,68 euro, indipendentemente dall’età

Veneto c’è una esenzione che non tiene conto dell’età per chi ha un reddito Isee inferiore a € 12.000.

Abruzzo è esente chi appartiene a nuclei familiari con reddito annuo fino a €10.000 , incrementato di € 750 € per ogni figlio a carico.

Lombardia non pagano tutti i cittadini di età inferiore a 14 anni indipendentemente dal reddito.

Alto Adige sono tutti esenti fino a 14 anni ma se hanno un reddito inferiore a 36.151,68 euro.

esenzioni-ticket

1 Gli oneri deducibili sono spese, tassativamente elencate dall’Art. 10, D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, che possono essere sottratte al reddito complessivo rilevante ai fini Irpef prima del calcolo dell’imposta.

LA REGOLAMENTAZIONE DEI PERMESSI PER ALLATTAMENTO

Nel primo anno di vita del bambino le madri lavoratrici, al rientro dal congedo di maternità, possono assentarsi dal lavoro per un massimo di 2 ore al giorno: tali permessi per allattamento, che la legge chiama “riposi giornalieri” della madre o del padre, sono disciplinati dagli artt. 39, 40 e 41 del d.lgs. 151 del 2001.

Le ore di riposo per l’allattamento riconosciute sono due nel caso in cui l’orario di lavoro sia pari o superiore a sei ore giornaliere, altrimenti il periodo di riposo riconosciuto è di un’ora al giorno.

La durata si dimezza e scende a mezz’ora se la lavoratrice fruisce dell’asilo nido o di un’altra struttura idonea, istituita dal datore di lavoro nell’unita’ produttiva o nelle sue immediate vicinanze.

L’art. 40 del T.U. stabilisce, poi, che i riposi per allattamento possano essere concessi anche al padre lavoratore, ma solo in alcune circostanze:

a) i figli siano affidati esclusivamente al padre;

b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che abbia deciso di non avvalersene;

c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;

d) infine, in caso di morte o malattia grave della madre.

La distribuzione giornaliera delle ore di riposo va concordata tra la madre ed il datore di lavoro in base alle necessità dell’azienda correlate all’attività lavorativa svolta.

Ricordate inoltre che se volete usufruire dei permessi “per allattamento”, la domanda della madre può essere presentata solamente al datore di lavoro, mentre quella del padre deve essere presentata all’Inps e al datore di lavoro corredata della necessaria documentazione, entro l’anno di vita del bambino.

Qualora non si dovesse giungere ad un accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’Ispettorato del lavoro.

Infine nei casi di parto gemellare le ore giornaliere di permesso vengono raddoppiate, indipendentemente dal numero dei gemelli; le ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre.

I padri lavoratori non possono però usufruire di questi permessi nel caso in cui la madre sia in congedo di maternità (astensione obbligatoria) o in congedo parentale (astensione facoltativa).

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