LA MORTE: COME SPIEGARLA AI BAMBINI

LA MORTE: COME SPIEGARLA AI BAMBINI

 

Il concetto di “morte” è un concetto molto complesso, troviamo molte difficoltà a capirlo ed accettarlo noi adulti poiché ci fa paura e forse fino in fondo non lo comprendiamo nemmeno noi.

Certo chi ha credenze religiose molto radicate riesce ad accettare o dare una spiegazione in più, rispetto a chi non crede.

Il comune denominatore comunque sia, per chi crede che per chi non crede, è l’angoscia che naturalmente deriva dal perdere le persone care che ci circondano.

Alcuni bambini sperimentano perdite premature traumatiche ma per fortuna nella maggioranza dei casi è più comune che le prime perdite riguardino le persone anziane della famiglia ma ,ugualmente, per noi genitori, è difficile supportare i bambini in questo dolore.

In realtà il tema della morte è presente nella vita dei nostri figli….dalla pianta che muore al pesciolino o l’animaletto di casa che muore…ma spesso gli adulti sono impreparati a spiegare il motivo ed usano comprensibili scappatoie nel tentativo di non fare soffrire i bambini.

Ancora una volta è necessario partire da noi: domandiamoci se abbiamo una qualche concezione di morte, quale significato ha per noi, dopodiché passiamo ai nostri bambini.

Le spiegazioni troppo complesse generano senz’altro estrema confusione e tutto dipende molto dall’età dei bambini.

In ogni caso spesso gli adulti ricorrono a spiegazioni ”particolari” come è volato in cielo….oppure “ è andato nella casa del signore perché era buono” sebbene siano tentativi del tutto comprensibili, per evitare la sofferenza, a volte generano confusione e fantasie nei bambini. Spiegare ad un bambino che si va nella casa del signore se si è buoni ,può dar adito a fantasie come “se mi comporto bene rischio di morire”.

La logica dei bambini non è come quella degli adulti è molto più concreta e aderente al significato delle parole, per fare un esempio dire che un familiare è morto perché malato può generare l’angoscia , qualora mamma o papà, o lui stesso, abbiano una banale influenza forse potrebbero morire. In questi casi è bene specificare che il nostro caro è mancato per una malattia grave e fare un accenno semplice sulla malattia che ha avuto.

Siamo poco abituati , nella nostra società a parlare di morte, in altre realtà, come nel nord Europa o in America si usa fare una grande festa dopo il funerale e far partecipare i bambini….nella nostra cultura è meno accettabile far partecipare i bambini ai funerali…è sempre bene valutare se sia un evento che può creare traumi ai bambini oppure no…nel caso di una perdita traumatica e prematura valuterei tenendo in considerazione la soggettività dei bambini.

E’ necessario abbiamo detto essere sinceri e se non siamo credenti e quindi, non possiamo trasmettere la speranza di una vita dopo la morte, possiamo spiegare che noi non sappiamo cosa c’è dopo la morte e che alcune persone credono che ci sia una vita diversa più spirituale o alcuni credono alla reincarnazione….in questo modo apriamo una speranza e scrolliamo dai bambini un poco di angoscia.

Certamente discorsi di questo tipo sono più adatti a bambini in età scolare (6/10 anni)…in casi di bambini piccoli si può ,un poco edulcorare la realtà…magari dicendo che il nonno è volato in cielo è diventato una stella che rimane nei nostri ricordi ma non sarà più con noi.

Emozioni legate alla morte.

La morte è comunque un evento traumatico, ognuno di noi reagisce in modo diverso e del tutto personale, c’è chi nega l’evidenza, chi manifesta collera o dolore incontenibile.

Kubler Ross ( famosa psichiatra svizzera) nel 1969 scrisse un libro proprio sul lutto evidenziando come gli individui vittime di un evento luttuoso si ritrovino a passare per cinque fasi:

  1. Fase della negazione. La persona nega attraverso un meccanismo di difesa la realtà dei fatti.

  2. Rabbia. La persona prova una rabbia molto forte verso di sé le persone che la circondano o la persona che è mancata.

  3. Negoziazione. La persona cerca di reagire all’accaduto cercando soluzione o possibili spiegazioni all’accaduto.

  4. Depressione. La persona si arrende al dolore.

  5. Accettazione . Dopo un lavoro di elaborazione del lutto si accetta l’accaduto.

Per ogni individuo è ovvio che le fasi avranno una durata e un intensità diversa e non per tutti si susseguiranno con lo stesso ordine …diciamo che abbastanza fisiologico passare attraverso queste fasi e che il dolore per la perdita tende per tutti a farsi sentire dopo. Non è un caso che si dica che ai funerali si rida….spesso soprattutto per i parenti stretti che si occupano delle onoranze funebri la realizzazione della perdita non avviene subito ma a funerali avvenuti.

Come adulti siamo d’esempio ai nostri figli e in questi eventi dolorosi osservano le nostre reazioni…non preoccupiamoci di farci vedere piangere…il pianto è un sentimento e i bambini si aspettano che al dolore segua il pianto cosa potrebbe pensare un nostro figlio se noi non ci commuoviamo al funerale di un nostro caro?.

Questo non significa lasciarci andare alla disperazione totale davanti agli occhi dei bambini ma non nascondere il pianto e il dolore e in generale le nostre emozioni.

Cosa succede se non ci viene da piangere? Ci sono persone che proprio hanno difficoltà ad esprimersi…la via da consigliare è in questi momenti aprire un dialogo molto sincero con i nostri figli: spiegare se piangiamo che non riusciamo a trattenere le lacrime, ma che è un modo per lasciare andare il dolore e non trattenerlo, oppure spiegare che il non piangere non significa non provare alcun dolore.
In ogni caso il dolore di una perdita abbiamo detto che è molto soggettivo e dipende molto dalla fase di vita nella quale il bambino si trova ; se dopo diversi mesi permangono sintomi depressivi come rifiuto del cibo, isolamento, apatia parlatene con uno psicoterapeuta…valutate voi genitori se vi sembra eccessiva la reazione e troppo prolungata nel tempo.

Richiedere una consulenza aiuta a sfatare qualsiasi dubbio.

Dottoressa. Elisabetta Graziano

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