Gli animali domestici in casa

In tempi in cui si vedono comparire “animali da compagnia” virtuali (ricordate il tamagochi? o più recentemente “gli esserini” e tra poco i robot, come quelli già prodotti dalla Sony per ora ad un prezzo esorbitante, circa 20.000 euro ma andati “a ruba”), perché non parlare di animali veri e propri?

Secondo una indagine fatta da alcuni pediatri una delle richieste che più frequentemente viene fatta dai bambini, dopo quella di avere un fratellino o una sorellina è quella di avere un cane, un micetto o un qualsiasi altro animale.

I genitori conoscono bene la gioia scatenata, nei loro figli, dalla vista di un animale, soprattutto alla vista di quelli meno comuni da incontrare (anche i semplici animali da cortile, o i pesci di un acquario). Ma tenere un animale in casa fa bene o male? Come per tutte le cose la risposta non è semplice (fa sicuramente bene o fa sicuramente male), e ci sono pro e contro.

La presenza di un animale domestico rappresenta uno stimolo importante per la crescita affettiva e psicologica di un bambino, soprattutto se il cucciolo è un gattino oppure un cagnolino. Si viene ad instaurare un rapporto emotivo molto particolare, poiché il bimbo impara a rapportarsi con un essere vivente diverso da sé, adattandosi alle sue esigenze ed a riversare il proprio amore verso qualcuno diverso dai genitori, che fino allora sono stati il suo punto di riferimento affettivo privilegiato. In alcuni casi un animale può rappresentare una vera e propria terapia (la cosidetta “pet therapy”, termine inglese che si potrebbe tradurre con Terapia Assistita dagli Animali, anche nella sua variante denominata Attività Assistita con Animali).

Dobbiamo innanzitutto fare alcune considerazioni fondamentali:

  • La prima è che è sicuramente meglio un animale con cui instaurare un rapporto affettivo che “rimbambirsi” davanti alla TV (per di più, magari, mangiando patatine o altri snacks non adeguati) o ad un video gioco.
  • La seconda è che un animale può essere portatore di malattie o causare o aggravare delle allergie.
  • La terza è che un animale è un essere vivente e non può essere “dismesso” o buttato via come un regalo qualsiasi e che, inoltre, pone dei problemi particolari.

Un animale non ha un interruttore con un gioco e non lo si può spegnere, deve mangiare più volte al giorno, deve uscire, ha dei bisogni fisiologici (quando è cucciolo molte volte al giorno), si può ammalare e, quando si va in vacanza, ci si deve organizzare per portarlo con noi.

Purtroppo ogni estate vediamo quanti animali vengono abbandonati. Insomma avere un animale a casa è una assunzione di responsabilità nei confronti dell’animale stesso, del bambino e di tutti (pensate alla popò per strada), quindi valutate la vostra disponibilità di tempo e soprattutto umana ricordando che ai bambini bisogna saper dire anche di no e che è meno doloroso far accettare a un bambino che non avrà un animale che disfarsene successivamente.

E’ necessario, inoltre, prendere alcune regole (sopratutto igieniche). L’animale va fatto visitare periodicamente dal veterinario, rispettando scrupolosamente il calendario delle vaccinazioni, e va tenuto ovviamente molto pulito. Non bisogna mai consentire all’animale di avvicinare il muso alla tavola apparecchiata.

E’ importante pulire bene l’ambiente in cui vive l’animale e scegliere materiali facilmente lavabili per la cuccia o la branda del cane o del gatto. La presenza di un animale domestico in casa non è incompatibile con quella di un bambino piccolo a patto che l’animale non dorma nella stanza del piccolo o nel suo letto.

I genitori devono insegnare al bambino che il cucciolo non è un giocattolo, spiegandogli che va sempre rispettato anche quando si gioca, stando attenti a non tirare i peli o la coda o i baffi oppure a non abbracciarlo in modo troppo intenso perché anche l’animale più mansueto può reagire in modo inaspettato.

Purtroppo spesso accade che più che proteggere il bambino da un animale domestico bisogna proteggere il piccolo animale dalla invadenza e dall’aggressività del bambino soprattutto se piccolo! L’aspetto ludico del rapporto bambino-animale è importantissimo, ma bisogna tenere presente un altro vantaggio, e cioè che avere un animale in casa è anche un modo per responsabilizzare il bambino, farlo sentire utile e farlo maturare attraverso l’insegnamento del rispetto e di come va accudito un essere vivente. In generale, si consiglia di aspettare che il bambino abbia 3-4 anni almeno, prima di prendere un animale, in modo che possa prendersene cura in prima persona, almeno per alcuni piccoli compiti quali cambiare l’acqua nella ciotola o portare il cibo. Inoltre, va sottolineato che la presenza di un animale in casa non è indicato in caso di familiarità per allergie; infatti potrebbe facilitare l’instaurarsi di una allergia al pelo di cane/gatto o all’acaro della polvere che si nutre del pelo e della forfora degli animali.

A quali malattie devo stare attento se ho un animale in casa?

La presenza di un animale domestico (qualsiasi) potrebbe rappresentare un potenziale (sottolineiamo solo potenziale) rischio sia per malattie infettive che per allergie. La cosa più importante da seguire, per le malattie trasmesse, è l’igiene.

E’ necessario lavare accuratamente tutto ciò che ha a che fare con l’animale posseduto (lettiere, gabbie, cucce, acquari, etc.), avendo la precauzione di indossare dei guanti di gomma, disinfettando due volte al mese con prodotti specifici e cercando di evitare il contatto diretto con feci ed urine. Va fortemente raccomandato ai bambini di non baciare o lasciarsi leccare dagli animali, né di portare le mani alla bocca dopo aver toccato l’animale, questo poiché il pelo degli animali, la saliva, le unghie, possono essere contaminati da germi e da uova di parassiti potenzialmente pericolosi per l’uomo (soprattutto se inghiottiti).

Le mani vanno attentamente lavate dopo aver giocato con il piccolo amico e subito prima di mettersi a tavola. Quanto alla possibilità di portare alcune malattie (chiamate zoonosi) è bene ricordarne alcune. La “malattia da graffio di gatto”, rara in quanto si contrae solo se il gatto è portatore di un particolare germe, la “Bartonella henselae”, da ricordare se al bambino viene la febbre associata ad un aumento di volume di un linfonodo.

La toxoplasmosi: il contagio avviene con il contatto con escrementi di gatti (o cani) ammalati, per cui è necessario, fra le varie norme igieniche, pulire la lettiera tutti i giorni con i guanti. Tale malattia di solito non crea importanti problemi al bambino, ma più che altro al feto se la malattia viene contratta in gravidanza (si è tranquilli se la donna incinta possiede già gli anticorpi specifici per la toxoplasmosi perché vuol dire che è già immunizzata).

Le “salmonellosi”: i principali veicoli di trasmissione sono i cibi di origine animale e le mani con cui si toccano cibi infetti o animali che potrebbero essere veicoli di salmonelle come le tartarughine acquatiche. Le parassitosi: per evitare pulci o zecche occorre spazzolare periodicamente l’animale ed eventualmente trattarlo con antiparassitari Le micosi: possono essere trasmesse soprattutto dal gatto e si manifestano nell’uomo con chiazze rosacee sulle parti esposte.

Un rischio da non sottovalutare è la possibilità che il piccolo manifesti un’allergia. La frequenza di allergie respiratorie da derivati epidermici animali (frequente per il gatto) varia dal 5% al 38%. Molti vari sono stati i consigli sulla possibilità di avere un animale (cane, gatto o altro) nel primo anno di vita. Alcuni studi suggeriscono l’ipotesi di un aumento di frequenza dell’allergia (ci sono studi che dimostrano come gli adolescenti risultino più frequentemente allergici al pelo di un animale se hanno avuto in casa un gatto o un cane nel primo anno di vita), ma in altri si dimostra una diminuzione di frequenza. E’ vero anche che, in studi condotti nelle popolazioni a più elevata presenza di gatti domestici, si è notato una più elevata prevalenza di allergia nei loro confronti e l’uso di farmaci antiallergici. Certamente se c’è familiarità allergica è meglio non tenere un animale in casa, d’altra parte si può continuare a tenere in casa un animale, al momento dell’arrivo del pargoletto, sempre che quest’ultimo poi non sviluppi una allergia.

Paola Santagata 198

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