COSA BISOGNA SAPERE SUL CONGEDO DI MATERNITA’

COSA BISOGNA SAPERE SUL CONGEDO DI MATERNITA’

LO SAPEVI CHE….

Il congedo di maternità, secondo le normative sul lavoro vigenti è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro previsto per le mamme lavoratrici in attesa, pari a 5 mesi.

Dal 2000 è stata introdotta la possibilità per la lavoratrice dipendente di continuare l’attività lavorativa nel corso dell’ottavo mese e di prolungare il periodo di congedo post partum, a condizione che il medico attesti lo stato di buona salute. Il congedo di maternità è riconosciuto alla madre lavoratrice anche nei casi di adozioni e/o affidamenti (nazionali e internazionali) di minori.

L’obbligatoria riguarda dal 2007 anche le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata dell’Inps, mentre non è prevista per le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone e mezzadre, imprenditrici agricole professionali) .

E’ importante sapere che in caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre può chiedere la sospensione del congedo di maternità e ritornare a fruirne dalla data di dimissione del bambino.

Questo diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio ed è subordinato ad un’attestazione della compatibilità dello stato di salute della donna ed è esercitabile anche per il caso di adozione/affidamento e per lavoratrici autonome.

CONGEDO DI MATERNITA’ PER LAVORATRICI AUTONOME

Il T.U. sulla maternità e paternità del 2001 prevede che le lavoratrici autonome abbiamo diritto ad un trattamento economico di maternità pari all’80% della retribuzione per cinque mesi e non hanno, quindi, l’obbligo di astensione dal lavoro.

Tale indennità spetta anche al padre lavoratore autonomo, per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre lavoratrice autonoma o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Ricordate che in caso di in caso di parto gemellare o di adozioni/affidamenti plurimi il periodo di congedo di maternità non viene raddoppiato: e ha quindi la medesima durata prevista per i casi di parto singolo o di adozione/affidamento di un solo minore.

L’interruzione di gradìvidanza.

L’assenza dal lavoro per aborto (entro 180 giorno dall’inizio di gravidanza) è considerata “malattia” (anche ai fini retributivi).

L’interruzione di gravidanza dopo tale periodo è considerata, a tutti gli effetti, parto e dà quindi diritto al congedo per maternità.

Le lavoratrici autonome in caso di interruzione della gravidanza avvenuta dopo il terzo mese dall’inizio della gestazione, hanno diritto all’indennità di maternità per un periodo di 30 giorni.

In caso di interruzione oltre i 180 gg dall’inizio della gestazione, nonché in caso di decesso alla nascita o durante il congedi di maternità, le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di 10 gg al datore e purché vi sia attestazione medica favorevole.

IL CONGEDO FACOLTATIVO

Il periodo di congedo facoltativo è invece di 6 mesi ed è retribuito al 30% dello stipendio fino al 6° anno di vita del bambino, ma si può utilizzare fino al 12° anno del bambino (in questo caso non è retribuito). Il congedo facoltativo è detto anche “congedo parentale” perché può essere utilizzato, in via alternativa, dalla mamma o dal papà.

Infine, ricordate che il periodo di congedo di maternità vale a tutti gli effetti per il calcolo dell’anzianità di servizio, con tutto ciò che ne deriva per la maturazione ferie, mensilità aggiuntive, scatti di anzianità, progressioni di carriera e tutto ciò che è previsto dai contratti collettivi.

Elide Olmo

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