SPECIALE SHOAH: IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE.di Filippo Dagnino

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE

AUTORE:

John Boyne

GENERE:

drammatico

LUOGO E AMBIENTE:

Germania, in un piccolo paesino di nome “Auscit” (cioè Aushwitz)

PERSONAGGI PRINCIPALI:

Bruno, Shmuel, il padre di Bruno e la madre di Bruno

LINGUAGGIO:

narrativo

BREVE TRAMA:

Siamo nella Seconda guerra mondiale, in Germania. Il dittatore tedesco Adolf Hitler sta elaborando la “soluzione finale” per eliminare gli ebrei d’Europa nei campi di sterminio. La storia parla proprio di questa distruzione vista attraverso gli occhi di Bruno, un bambino tedesco di nove anni. Suo padre è un importante ufficiale al servizio del Fùhrer e contribuisce al massacro degli ebrei.

Un giorno i genitori annunciano a Bruno e a sua sorella Gretel, ovvero il Caso Disperato, che ci sarà un trasloco e che dovranno lasciare la loro bella e grande casa berlinese a cinque piani per trasferirsi ad “Auscit”, una piccola località tedesca vicino a Berlino. Bruno è molto arrabbiato e irritato a causa del trasloco perché perde i suoi tre amiconi, i suoi nonni e la scuola che ha sempre frequentato.

La madre, però, lo rassicura dicendogli che, ad Auscit, resteranno solo per un paio di mesi. In realtà, il lavoro del padre di Bruno è il motivo per cui sono lì: egli, infatti, lavora nel campo di concentramento e di sterminio proprio accanto alla loro squallida casupola. La stanza da letto di Bruno ha una finestra che dà sul campo dal terreno sabbioso e brullo ed egli si affaccia sempre a vedere quelle curiose persone con un pigiama a righe che lavorano tutte insieme nel campo. Quando domanda alla mamma chi sia tutta quella gente, lei gli risponde che sono dei semplici contadini che lavorano la terra e che comunque lui non deve avvicinarcisi. Un giorno, però, Bruno, di nascosto, decide di fare una piccola “esplorazione”e va a vedere i “contadini che lavorano la terra”all’interno di quello strano campo circondato da un reticolato di filo spinato. Incontra Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età, dall’altra parte del reticolato, e incominciano a parlare. Diventano amici e decidono di incontrarsi ogni giorno, di nascosto. Bruno, per la prima volta ad Auscit, è davvero felice. Il destino, però, è in agguato: Shmuel viene internato nelle “docce” (camere a gas) del campo di sterminio insieme ad altri ebrei, e con lui va anche Bruno. I tedeschi scambiano Bruno, incosciente di quello che sta per accadere, per un ebreo e quando suo padre arriva è troppo tardi.

MESSAGGIO DELL’AUTORE:

Il messaggio dell’autore è molto semplice: spinge il lettore a riflettere sul valore dell’amicizia che nasce tra Bruno e Shmuel.

Due bambini, uno tedesco e l’altro ebreo, che, sebbene siano separati da quel filo arrugginito, riescono a vivere con ingenuità ed innocenza quella tragedia orribile.

Ma il libro non è solo questo: è il ricordo della guerra e della shoha, uno sterminio di dimensioni inimmaginabili. E’ anche il rapporto difficile tra genitori e figli che non si capiscono ed è infine il cambiamento della vita che costringe un bambino ad andarsene dalla sua città per seguire il padre per un lavoro che a lui non è stato spiegato.

Una “favola” scritta per far riflettere le generazioni future su tante tematiche.

GIUDIZIO E COMMENTO PERSONALE:

Una storia drammatica, intensa, che ti rapisce in un dramma sempre contemporaneo: il prezzo che pagano gli innocenti per gli sbagli e le colpe dei più “grandi”.

La commovente storia di un’amicizia finita male, ma che rappresenta, forse, la speranza e la felicità tra tanto dolore.

Tuttavia un solo quesito resta irrisolto alla fine del libro: perché, nonostante la consapevolezza degli orrori del passato, si continua a perpetuare l’odio e la violenza contro altri essere umani come noi?*****il-bambino-con-il-pigiama-a-righe

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