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Alto contatto e maternità “libera”

alto contatto

La mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo. (William Ross Wallace)

In questo post non voglio elogiare mamme che adottano la modalità “Co-sleeping on” o il famoso “Alto contatto” e non voglio castigare chi non dorme con il proprio cucciolo.

Se mi conosci sai che Con il termine “Maternità libera” intendo un modo di essere madre senza costrizioni, senza forzature,senza regole imposte da parenti, amici e affini.

Una neo-mamma può accettare consigli, accoglierli e anche seguirli, ma non dovrà subire imposizioni di alcun tipo su come approcciarsi al proprio bambino, come prendersene cura

Molte volte si tende a demonizzare il maternage ad alto contatto . 

Co-sleeping, allattamento al seno, coccole a profusione durante la giornata ( magari ancora di più durante la sera)… Questo e tanti altri i temi legati all’alto contatto.

In particolare mi preme dirti che:

  • fin dalla prima gravidanza “pratico” il co-sleeping (per saperne di più clicca qui)
  • “offro” spessissimo alle mie bimbe il mio corpo, dispenso baci, abbracci e carezze senza misura

Quindi, il mio orientamento di madre/educatrice ad alto contatto è chiara 😉  

Non demonizzo chi preferisce un approccio meno “fisico” con il proprio figlio e non esalto esponenzialmente chi, come me, basa buona parte dell’ agire educativo sul contatto fisico frequente. 

Non nego, però, che mi spiace un pò ascoltare donne neo-madri che ancora credono che:

  • un bimbo che dorme nel lettone a lungo sia più viziato di chi dorme in culla già dai primi mesi;
  •  baciare un figlio sulle labbra sia quasi peccaminoso; 
  • provare ad allattare a lungo al seno sia deleterio per lo sviluppo psico fisico del bambino
  • varie ed eventuali…

Insomma, smitizzare alcuni luoghi comuni è d’obbligo perchè sono… scorretti!

Sempre più studi scientifici sottolineano l’importanza di una relazione educativa basata sia sulla potenza verbale (e del messaggio, quindi, che si vuol trasmettere) che su quella corporea: “io ti bacio, ti accarezzo, ti faccio sentire il calore del mio corpo che diventa veicolo di affetto”.

Nei reparti maternità, ormai, una volta nato il bimbo sia con tc che con parto naturale, si tende a favorire il contatto “pelle a pelle” con il neonato.

In entrambe le mie esperienze di donna che ha appena partorito è stato così: bambina posta sul mio petto ancora “sporca” vernice caseosa, liquidi. Che meraviglia, se ci ripenso:dal mio ventre al mio petto, da dentro a fuori continuando in realtà a essere una cosa sola.

, non danneggia (come erroneamente si crede) la crescita affettiva e psicologia del bambino anzi, il contatto più “carnale” con lui genera rende più tranquillo il piccolo. 

A te, adulta, piace sentirti amata, protetta, coccolata? Pensa come un esserino di pochi giorni, dopo nove mesi di vita intrauterina tra le calde mura della sua mamma possa sentirsi smarrito una volta venuto alla luce! 

Un bimbo non viene viziato, ad esempio,dalle coccole o dall’abitudine del dormire insieme, i comportamenti corretti o scorretti che assumerà nel corso della sua vita dipendereanno da tanti altri fattori (ambiente circostante, impronta educativa…)

Parleremo del co-sleeping, dell’allattamento prolungato e di altre tematiche all’alto contatto più approfonditamente qui su Oltrechemamma. 

Torna a trovarmi!

 

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Verso il parto: la mia vita per te

vita

Si avvicina il tuo compleanno.

Rivivo l’ansia dell’ attesa del tuo arrivo.

In questi giorni pensavo a quanto stesse cambiando radicalmente, in meglio, la mia esistenza. La mia vita per te, la mia vita per dare vita, che a sua volta è diventata la ragione della mia esistenza.

Quanto ho desiderato le mie figlie, quanto mi sento pronta a dare tutta me stessa per saperle felici, sane, forti . 

Tra non molto big V compie 4 anni, sono emozionata in questi giorni perchè ricordo perfettamente la tensione, ma anche la curiosità di vederla.

Insomma, l’ho immaginata miliardi di volte, in quei nove mesi, la mia primogenita! Quel turbinio di emozioni e di incertezza, di sensazioni vibranti (mentre ti immaginavo il mio corpo sussultava, il cuore vibrava!) lasciava presagire il suo ingresso trionfale nella mia vita. Mai avrei potuto credere che l’avrebbe stravolta così completamente.

Parlo di uno stravolgimento inteso come rivoluzione di vita quotidiana, abitudini e quant’altro, ma, in primis, parlo di una vera rivoluzione in me stessa. Non più io al centro di me ma lei al centro di me. 

Non amo toni  melensi, ma le parole “emozionate” sì. Non pretendo di riuscire a trasmettere un’emozione, cosa assai complessa, ma mi piace parlare ricordando l’emozione provata mentre ho agito, pensato, vissuto.

E la mia, ti dirò, è una vita guidata dalle passioni. Tante.

E quindi, in questo periodo, ultimavo la mia valigia rosa e finivo di piegare profumate tutine taglia zero.

In realtà ero anche parecchio dolorante a causa di una sciatalgia tipica della gravidanza a termine e ormai il pancione era esplosivo, le notti erano insonni (e lo sarebbero state ancora moooolto a lungo 😀 ) ma poi queste ultime note dolente le dimentichi.

Perchè? Perchè presa dal tempo che comporta la cura di una nuova nuova vita sicuramente, perchè  le tue esigenze, i tuoi problemi ma anche le tue gioie passano in secondo piano. 

Oserei dire che è quasi “fisiologicamente” così.

Ti lascio con una citazione di Erica Jong che adoro e che saprà rendere ancor meglio l’idea di “scissione” di una donna/mamma 

“Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro, quanto l’essere incinta. La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera.”

 

 

 

 

 

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Concepimento e nascita in “Eccomi qui!”

concepimento e nascita uno

Fin dalla notte dei tempi, c’è stato un certo disaccordo fra il concepimento e la nascita. Come tutti sappiamo, Gesù di Nazaret fu concepito dallo Spirito Santo e nacque dalla Vergine Maria. Nel campo della mitologia , Giove mise alla luce Atena con  l’aiuto del fabbro degli dei, Efesto,il quale al momento buono prese un’ ascia e aprì il cranio a Giove facendone sortire un’ Atena prefettamente sviluppata. Leucomedone nacque da un vulcano, l’ Etna; il filosofo Peresilis sosteneva di essere emerso da un monticciolo sul quale un sacerdote aveva sparso un pò d’acqua santa. Odino ebbe il figlio Thor dalla terra, e Huitzilopoti, il dio guerriero degli Aztechi, venne concepito da una palla di piume che la madre portava sul seno. Tutto questo è senza dubbio straordinario ma la più fantastica, la più incredibile, la più sbalorditiva storia di concepimento e di nascita è quella raccontata in queste pagine. Ci crediate o no, ecco quel che significa una storia fatta in famiglia…

(altro…)

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Come nasce un papà!

PapàChi è un papà?

Domanda assai complessa e che si presta ad infinite definizioni

Se la donna, il più delle volte, si sente madre ancor prima che il figlio nasca  grazie allo splendido dono della gravidanza (un corpo che cambia, che ospita un’ altra vita) per l’ uomo non sempre è così. Egli diventa padre biologicamente, ma spesso solo con il trascorrere del tempo comprende le responsabilità e l’impegno che il nuovo ruolo comportano.

Il passaggio è da uomo a padre, quindi, non è immediato. Spesso molte neo mamme mi confidano di essere insoddisfatte del proprio partner nelle vesti di papà, in particolare i primi mesi dopo la nascita del pargoletto di casa. A loro dico di pazientare, di cogliere anche i momenti di “disagio” che il proprio uomo sta vivendo, cercando di comprendere che la novità di un essere umano a cui dare attenzione, cura e affetto (si spera per tutta la vita) è dirompente e comporta una “revisione” di se stesso, del proprio modo di condurre la vita, di gestire lo spazio e soprattutto…i tempi! 
Spesso accade che il neo papà risenta dei  ritmi sonno-veglia del piccolino che, quindi, spesso disturba la quiete notturna con pianti a dirotto o che “soffra” di un legame non più esclusivo con la propria compagna. 

Si aprono vari scenari circa la neo avventura di padre, molte sono le sfumature che si  possono cogliere e di alcune di queste parleremo più avanti approfonditamente.

Che tipo di padre è diventato il mio partner ve lo dirò presto…

Per ora, tornando alla difficile definizione di papà, ti comunico solo la mia: fortunata figlia di un padre  presente durante la mia infanzia ed ancora oggi  che sono adulta e genitore. Il (mio) papà è una guida, un sostegno quando scorgo poca luce in alcune situazioni, è la “manona” che accarezza le mie figlie, con amore, la stessa che accarezzava me molti anni fa; è anche rimprovero e scontro, a volte costruttivo a volte meno (il carattere forte è sempre stato una sua prerogativa;)) ma fa tutto parte del suo unico modo di essere il mio papà.

 

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L’Attesa per Eccellenza: la Gravidanza

Oggi rifletto e ti invito a riflettere su un momento  lungo nove mesi e  specialissimo che la donna può vivere una o più volte: la gravidanza. Probabilmente sei una bis mamma come me o hai un solo  bimbo/a oppure vivi, per la prima volta, quel momento delicato e magico di  “Attesa” , quella per eccellenza, un’ attesa lunga nove mesi: la Gravidanza.

La maternità è una grande figura dell’ attesa…attendere, non lasciarsi sopraffare dal tempo, resistere, non essere bruciati dall’ impazienza. Se si ascoltano le madri…la figura dell’ attesa occupa una posizione centrale nei loro discorsi. La gravidanza innanzitutto. Non si tratta forse di un’ attesa speciale? Attendere che il figlio germogli e venga alla luce del mondo. Ma l’attesa di una madre non assomiglia a nessun’ altra attesa. Non è attesa di qualcosa: di un treno, di un anniversario, di un concerto o di un contratto. La maternità è un’ esperienza radicale dell’ attesa perchè mostra come l’ attesa non sia mai padrona di ciò che attende. Ogni vera attesa è, infatti, attraversata da un’ incognita: non si sa mai cosa o chi si attende, non si sa mai come sarà il tempo della fine dell’ attesa…Quella della madre non è la semplice attesa di un evento che può accadere nel mondo, ma di qualcosa che, sebbene lei lo porti con sé, dentro di sé, in sé, nel proprio ventre, nelle proprie viscere, appare come un principio di alterità che rende possibile un altro mondo…E’ un paradosso della maternità: nell’ attesa della gravidanza il figlio può essere nel mondo solo attraverso la madre, ma non è ancora nel mondo come soggetto. La madre attende chi già porta con sé, senza sapere chi è e senza sapere com’ è, senza averlo mai visto prima…La madre vive nell’ attesa -nella pazienza dell’ attesa- custodendo il suo frutto sconosciuto a se stessa. Una divisione interna che non colpisce il padre, il quale può solo osservare dall’ esterno, testimoniare da fuori, da un altro luogo, quello che avviene nel corpo della donna.La maternità  non è un fatto della natura, ma un suo sconvolgimento.

Queste parole sono tratte da “Le mani della madre” di Massimo Recalcati (  clicca qui Nasce un figlio ? Nasce un nuovo mondo ! ) e ogni volta che le leggo rivivo le sensazioni provate durante le mie due gravidanze. Ed ecco l’ ansia per il parto (il “fine percorso”), il senso di smarrimento, frequente in molte donne, quando osservano il proprio corpo modificato dalle curve della gravidanza, l’ impazienza perchè non si attende altro che guardare il bambino portato a lungo così in grembo. Ed ecco l’ Attesa di cui parla Recalcati, tanti mesi in cui la donna incinta si porrà mille domande, idealizzerà milioni di volte il proprio figlio (partendo dall’ immaginare i tratti somatici o persino il carattere che il piccolo potrà avere!) ; ci sarà, forse, un papà che osserverà il corpo della propria donna che cambia, che cercherà di comprendere le manifestazioni di tutto questo “fermento” interiore ma potrà ,appunto, solo guardare tutto da spettatore. Uno spettatore privilegiatissimo, intendiamoci 😉 , ma pur sempre “esterno” a quell’ incantesimo che si compie fuori e dentro il corpo della futura mamma.

  

Non ti voglio suggerire come vivere questi mesi di Attesa, non esistono regole da seguire per evitare l’ansia, non si può prevedere il futuro del bimbo prima ancora che nasca ma si può sicuramente vivere tutto con la consapevolezza che ogni pensiero, ogni stato emotivo nel periodo della gravidanza rimarrà nei tuoi ricordi per sempre. E che tu,infondo, non sarai più la stessa di prima…

Oggi rifletto e ti invito a riflettere su un momento  lungo nove mesi e  specialissimo che la donna può vivere una o più volte: la gravidanza. Probabilmente sei una bis mamma come me o hai un solo  bimbo/a oppure vivi, per la prima volta,  quel momento delicato e magico di  "Attesa" , quella per eccellenza, un' attesa lunga nove mesi: la Gravidanza.

 

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