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La carie nei bambini

logo_marionegri-1La carie nei bambini

Una corretta igiene orale sin da piccoli ed una corretta alimentazione, elementi basilari per evitare l’insorgenza della carie nei bambini.
Post a cura dell’ Istituto Mario Negri


La carie rappresenta una progressiva distruzione della struttura del dente: è provocata da batteri che trasformano gli alimenti, in particolare lo zucchero e l’amido, in acidi, che combinandosi con la saliva formano una sostanza appiccicosa che aderisce ai denti chiamata “placca batterica”.

Se questa placca non viene rimossa, la carie inizia la distruzione dei tessuti duri del dente (lo smalto), producendo una cavità sempre più ampia.

La carie è generalmente indolore fino a quando i fori non diventano molto grandi e incidono sui nervi o provocano un ascesso.

La carie può interessare sia i denti permanenti che i denti “da latte”.

Pulirsi i denti regolarmente ogni giorno, ogni volta che si mangia e in maniera corretta è il modo migliore per prevenire o ridurre la carie.

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Epilessia e Maternità

epilessia

 

La scheda di approfondimento a cura dell’ Isitituto Mario Negri tratta del tema Epilessia e Maternità

Buona Lettura!


Le donne in età fertile che assumono farmaci antiepilettici, devono tener presente che l’efficacia della pillola anticoncezionale può essere ridotta dalla terapia farmacologica, per cui se non si desidera una gravidanza è opportuno utilizzare in aggiunta un secondo metodo contraccettivo.

Nel caso si desideri un bambino, non ci sono ragioni per ritenere che le donne affette da epilessia non possano avere una gravidanza sana.

Sebbene esista un rischio maggiore di complicanze, con un controllo medico adeguato, la gravidanza è possibile riducendo i rischi sia per la madre che per il nascituro.

A questo proposito alcuni consigli possono essere utili:

 E’ preferibile pianificare la gravidanza con il proprio medico curante, il ginecologo e il neurologo, perché scegliendo il farmaco più adatto e la giusta dose si possono ridurre i rischi per il feto.

 Molti antiepilettici possono aumentare il rischio di malformazioni soprattutto a carico del tubo neurale (es. spina bifida), è quindi, importante una supplementazione di acido folico (>4mg/die) nei 3 mesi che precedono la gravidanza e per tutto il primo trimestre.

Questa raccomandazione si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di malformazioni del tubo neurale. Se sei in età fertile e non usi contraccettivi valuta con il medico la possibilità di utilizzare l’acido folico in modo continuativo.

 Durante la gravidanza effettuare tutti i controlli medici, ecografici e di laboratorio necessari per valutare il corretto sviluppo del feto. Si raccomanda di monitorare il livello ematico dei farmaci antiepilettici assunti, e se necessario aggiustare la dose.

 Assumere i farmaci esattamente come sono stati prescritti dal medico. Non abbandonare la terapia anche se la gravidanza non è stata programmata.

Non cambiare il dosaggio o non sospendere il trattamento di propria iniziativa, specialmente nell’ultimo trimestre di gravidanza; ciò potrebbe causare un aumento della comparsa delle crisi, con rischi anche maggiori di quelli associati all’uso dei farmaci antiepilettici.

 Con alcuni antiepilettici potrebbe essere necessario un supplemento orale di vitamina K (10 mg/die) nell’ultimo mese di gravidanza per prevenire possibili emorragie nel neonato dopo la nascita. Sarà comunque il medico a dare consiglio.

 Molti antiepilettici sono escreti nel latte materno in quantità limitate e il loro impiego non costituisce generalmente una controindicazione all’allattamento al seno, anche se occorre valutare con il medico la terapia più appropriata.

 I bambini allattati al seno dovrebbero comunque essere tenuti sotto controllo.

 E’ opportuno che la madre che allatta sorregga il bambino in una posizione tale da evitare conseguenze nel caso abbia una perdita di coscienza (per esempio coricandosi a letto, sedendosi su una poltrona larga o sul pavimento sopra dei cuscini).

Non è necessario ricorrere all’uso del biberon raccogliendo il proprio latte.

 

Questo post, ricco di materiale informativo, è prodotto nell’ambito del progetto “Lo Sai Mamma” a cura del Laboratorio Salute Materno Infantile, IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano in collaborazione con Associazione Culturale Pediatri e Federfarma Lombardia”.

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Allergie alimentari e reazioni avverse nei bambini

 

La dott.ssa Federica Marchese -biologa e nutrizionista- Psiche&Nutrizione– ti parla delle allergie alimentari e reazioni avverse nei bambini.

Buona lettura!


Il fenomeno delle reazioni avverse agli alimenti nei bambini in età pediatrica è, sicuramente, in ascesa. I sintomi che si manifestano possono essere cutanei (prurito, rash, orticaria, eczema, secchezza), respiratori (asma, tosse, rinite), gastroenterici (diarrea, vomito, stipsi, anemia, dolori addominali e rifiuto del cibo), oculari (edema periorbitale, prurito oculare, congiuntivite, lacrimazione) ecc e la comparsa di queste reazioni sono legate a predisposizioni genetiche e ai condizionamenti ambientali.

Il nostro sistema gastro-intestinale svolge l’importante funzione di digerire e trasformare gli alimenti (sostanze estranee all’organismo) in molecole più piccole e facilmente riconoscibili dal sistema immunitario come non pericolose che riescono a passare la barriera intestinale; quando ciò non avviene correttamente si ha una reazione avversa alla molecola.

riproducibile alla riesposizione a un determinato alimento, per pseudoallergia invece una reazione derivante da una risposta specifica non immune, ma con sintomi sovrapponibili a quelli allergici.

L’intolleranza alimentare è una reazione dipendente dalla difficoltà a digerire e metabolizzare un alimento o un suo componente causata da un suo consumo eccessivo, prolungato o abbondante associato ad una predisposizione genetica (Ministero della Salute 2013).

Esistono anche le reazioni tossiche ad un alimento, ma queste non dipendono dalla suscettibilità del soggetto e sono legate alla presenza di contaminanti o sostanze nocive nell’alimento (pesticidi, micotossine, inquinanti ambientali e sostanze chimiche o naturali).

Tra i maggiori allergeni per i bambini abbiamo: latte, uovo, arachidi e frutta secca, pesce, crostacei, grano, soia, sesamo, additivi alimentari come E102, E211, E223, E224, e dolcificanti come la saccarina e l’aspartame.

Gli E 210 ed E219 sono i benzoati, presenti in succhi di frutta e, bibite ed alcuni farmaci e possono dare orticaria. Il glutammato monosodico è un additivo molto utilizzato negli inscatolati ed è il responsabile della sindrome da “ristorante cinese”, che si manifesta con brividi, tremore, irritabilità.

Nel primo anno di vita il 2,5% dei bambini è allergico al latte vaccino, ma nel terzo anno di vita l’80% di questi perde tale sensibilità e solo il 15% è ancora allergico dopo i 10 anni.

Un discorso molto simile vale per l’allergia all’uovo, la soia e il grano; solo l’allergia alla frutta secca, al pesce e ai crostacei persiste nell’adulto.

Il motivo di tali cambiamenti nel corso della crescita è legato all’immaturità del sistema immunitario e meccanico intestinale, alla flora batterica ancora scarsa quando si è neonati e che man mano che si cresce si sviluppa e rinforza.

Purtroppo per la diagnosi esiste ancora molta confusione attorno ai siatemi attualmente utilizzati e anche quelli di laboratorio e i test cutanei non sono totalmente affidabili… quindi spesso si procede con la dieta a eliminazione dell’alimento sospetto oppure alle diete oligo-antigeniche in cui sono concessi solo alimenti come: agnello, riso, mela, spinaci, lattuga, patate, sale, zucchero, aceto, olio d’oliva.

Le diete elementari vengono consigliate solo nel caso in cui le prime 2 sono state fallimentari perché utilizzano integratori e sostituti dei pasti.

La durata dipende dai sintomi: per le forme acute bastano già 2 settimane, per i sintomi gastro-intestinali occorrono 6 settimane e alcune forme di intolleranze come quella al lattosio o il fruttosio richiedono un’attenzione perenne alla quantità di alimenti ingeriti fino all’esclusione totale a vita nelle forme più gravi, questo è anche il caso della malattia celiaca, reazione avversa alla molecola del glutine.

Se i sintomi ritornano e persistono anche in seguito al periodo di dieta di esclusione bisognerà fare sempre attenzione all’alimento fastidioso, imparando a leggere le etichette, a conoscere l’alimento e la famiglia alimentare a cui esso appartiene perché nutrienti simili ad esso possono scatenare una reazione crociata simile all’alimento incriminato, bisogna verificare sempre alimenti preconfezionati come merendine, salumi, gelati che possono contenere soia, arachidi, albume e, in ultimo, la famiglia dovrà essere ben istruita in caso di reazioni forti in caso di emergenza quindi sarà opportuno consultare un centro specialistico di fiducia.

E’ stato dimostrato che rispettare l’età di svezzamento (4-6 mesi), introdurre un alimento alla volta e allattare al seno sono strumenti utili alla prevenzione di queste reazioni avverse alimentari.

Allergie

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