La dott.ssa Manuela Farano, logopedista, traccia un excursus sullo sviluppo della comunicazione nel bambino prima del linguaggio.

Buona lettura!


Lo sviluppo della comunicazione nel bambino prima del  linguaggio

   La comunicazione nel bambino si innesca mediante una serie di canali prima di arrivare al linguaggio, come massima forma di comunicazione, partendo prima dalle varie forme di comunicazione non verbale quali: il contatto oculare, il sorriso, l’indicazione (o pointing), i gesti fino ad arrivare al linguaggio.

Il contatto oculare

logopedia uno

Prima di parlare di contatto oculare è utile sapere, in breve, come si sviluppa la vista nel neonato: a partire dalle due settimane di vita il neonato mette a fuoco oggetti situati a 20-25 cm dai suoi occhi. Gli oggetti posti ad una distanza maggiore verranno visti con contorni imprecisi e di colore grigio, perché non è ancora in grado di riconoscere i colori. Distingue la luce e il buio, chiudendo le palpebre come reazione ad uno stimolo luminoso.

Dopo un mese di vita il bimbo sofferma il suo sguardo verso un oggetto preciso, e segue per pochi attimi il lento spostamento, in orizzontale, o in verticale, di un oggetto posto sempre a 20-25 cm di distanza dai suoi occhi.  Riesce a cogliere solamente i contorni del viso. Il piccolo potrebbe ancora non essere capace di mantenere dritti gli occhi.

Intorno ai 2-3 mesi di vita, il bimbo riesce a seguire i movimenti di oggetti che si spostano, riconosce il volto della madre, ed inizia a scoprire i colori. Metterà a fuoco fino ad una distanza di 40 cm.

Verso i 4 mesi-5 mesi, il piccolo riesce a vedere fino ad alcuni metri intorno a sé, anche se ha ancora difficoltà a mettere a fuoco oggetti in movimento.

Tra i 6 e gli 8 mesi i movimenti dei suoi occhi saranno ben coordinati, e sarà in grado di vedere quasi come a un adulto. Anche il colore degli occhi diventa più simile a quello finale, anche se potrebbe ancora cambiare.

A 10-12 mesi il bimbo raggiungerà la visione tridimensionale, acquisendo il senso della profondità. Sa distinguere tutti i colori

Il contatto oculare è fondamentale per lo sviluppo del linguaggio del bambino. Il neonato, sin dalla nascita, è interessato ai volti, è già in grado di guardare negli occhi le persone a lui vicine per tempi variabili. Per cui esso è presente sin dalla nascita, e dovrebbe essere sostenuto a seconda del suo grado di veglia.

A partire da 3 mesi il contatto oculare del bambino migliora, e verrà usato per mostrare piacere o dispiacere alla visione di volti e di oggetti.

Consigli Utili

Sostenete lo sguardo del vostro bambino, parlandogli, sorridendogli, esprimendo con la vostra mimica facciale tutti vostri sentimenti. Il piccolo guardandovi, compierà un’esperienza motoria (grazie ai neuroni specchio), che riproporrà non appena avrà le competenze neuro-motorie adatte

Cosa fare se il neonato ha un contatto oculare breve, sfuggente, scarso o assente

  • Per abituarlo al contatto oculare e allo stesso tempo agganciare la sua attenzione, giocate a fargli le smorfie, il vostro piccolo è molto interessato al vostro volto quindi sarà incuriosito dalle espressioni del vostro viso.
  • Verso i 6-8 mesi, quando avrà acquisito la permanenza dell’oggetto, e quindi, capirà quando un oggetto che prima c’era poi non è più presente davanti ai suoi occhi, con il gioco del cucù potrete agganciare lo sguardo del vostro bambino e a focalizzare il suo livello di attenzione, che si innalza ancora di più se ci abbinate anche varie espressioni del viso.

 

Il sorriso

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Di seguito verranno elencate in sintesi le varie tappe dello sviluppo del sorriso a partire dalla nascita:

Fino a 6 settimane di vita il sorriso del neonato è soltanto un riflesso, che si manifesta, insieme ad altri, soprattutto durante il sonno

Tra le 6 e le 8 settimane il sorriso diventa una risposta alle sensazioni piacevoli, come le coccole, la voce della madre o del padre,  ma non si tratta ancora di una risposta sociale.

Tra i 2 e i 3 mesi si può parlare di sorriso sociale. Il bimbo sorride in risposta a ciò che gli piace. Il sorriso diventa uno strumento, attraverso il quale il bimbo prova ad esprimere se stesso e a comunicare.

Intorno ai 6 mesi il bambino sorride indiscriminatamente a tutti.

Intorno ai 9 mesi il sorriso diventa selettivo, cioè il piccolo sorride solo a chi gli piace o a chi conosce.

Durante il primo anno di vita sviluppa il suo personale senso dell’umorismo, rispondendo con il sorriso a ciò che ritiene divertente o soprendente.

 

ATTENZIONE

Se il vostro bambino a 12 settimane non ha mai sorriso, è bene consultare il pediatra, per accertarsi che non ci troviamo di fronte ad un ritardo dello sviluppo.

 

L’indicazione

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A partire dai 5 mesi di età il vostro bambino, imparerà ad associare oltre che lo sguardo anche l’indicazione o pointing, per dirigere l’attenzione dell’altro verso un oggetto di interesse comune. Subentra così un terzo elemento che si aggiunge all’interazione a due presente fino ad ora con il contatto oculare: il centro dell’attenzione condivisa diventa adesso il mondo esterno. Questo è il presupposto per la comparsa dell’intenzionalità comunicativa, che si svilupperà quando il bambino avrà acquisito determinate abilità cognitive e sociali (8-12 mesi). Prima di allora Fase della comunicazione preintenzionale, in cui il bimbo ha dei comportamenti, come il pianto, il sorriso, anche il pointing che assumono il valore di segnale per l’altro ma che non hanno valore intenzionale, cioè il piccolo non è consapevole di ciò che sta comunicando.

 

 

  L’intenzionalità comunicativa e i gesti

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L’acquisizione dell’intenzionalità comunicativa, che rappresenta la tappa cruciale per lo sviluppo comunicativo del bambino, si manifesta in prima forma attraverso i gesti.

I gesti esprimono due tipi di intenzione comunicativa:

Intenzione comunicativa richiestiva, in cui il bambino comunica con l’adulto allo scopo di ottenere qualcosa, di solito un oggetto, influenzando il comportamento dell’interlocutore, che prenderà l’oggetto, per esempio.

Intenzione comunicativa dichiarativa,in cui il bambino comunica per condividere un argomento, interagendo con il pensiero degli altri (per esempio il bambino condivide con il genitore l’interesse per qualcosa). Questo tipo di intenzionalità richiede abilità più complesse.

 

I gesti comunicativi si distinguono in gesti deittici o performativi e gesti referenziali o rappresentativi.

I gesti deittici compaiono a partire da circa 7 mesi di vita. Essi esprimono un’intenzione comunicativa e si riferiscono ad un oggetto oppure ad un evento limitatamente al contesto (per esempio indicare un oggetto che il bimbo vuole). Sono accompagnati dallo sguardo diretto al destinatario del gesto.

Fino a 8-9 mesi di vita sono utilizzati con finalità richiestiva (il bimbo chiede l’aiuto di voi genitori per raggiungere uno scopo).

A partire dai 10-12 mesi di vita sono utilizzati con finalità dichiarativa. Il bimbo chiede la vostra attenzione per condividere

I gesti referenziali compaiono a partire circa dai 12 mesi di vita, esprimono un’intenzione comunicativa e il loro significato non varia in base al contesto, ma resta lo stesso. Nascono all’interno di routine sociali o di gioco con l’adulto e vengono appresi per lo più per imitazione (per esempio il gesto del “ciao”, del “no”, del “si”).

I gesti vengono poi, gradualmente, sostituiti dalle parole. In genere, all’aumentare del vocabolario diminuisce il numero di gesti prodotti, fino a scomparire quando il bambino possiede un vocabolario di circa 50 parole.

 

Fonte immagini

http://www.imagenesyfotosde.com/2013/08/dia-del-nino-parte-3.html

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https://thumbs.dreamstime.com/x/bambini-che-indicano-la-sua-mano-che-indossa-il-maglione-di-manica-di-scarsit-marrone-ed-il-fumetto-nero-dei-pantaloni-72082199.jpg

http://pad3.whstatic.com/images/thumb/8/89/Recognize-the-Signs-of-Autism-Step-8-Version-2.jpg/728px-Recognize-the-Signs-of-Autism-Step-8-Version-2.jpg

 

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