Il desiderio di sapere

L’essenziale dell’insegnamento consiste nel mobilitare il desiderio di sapere, nel rendere  corpo erotico l’oggetto teorico, si tratti di una poesia di Pascoli o della successione di  Fibonacci. Ecco il miracolo della lezione. Trasportare il desiderio.

da ” L’ora di lezione” di Massimo Recalcati

Un paio di anni fa sono entrata in un’ aula scolastica come docente per la terza area.
Avevo un monte ore prestabilito in cui avrei dovuto approfondire argomenti legati alla mediazione e alla pedagogia.  Dopo essermi presentata come “di rito”, ho esordito dicendo “Sapere è conoscere, dobbiamo apprendere ciò che ci viene spiegato qui a scuola con desiderio e cura!” 

Ebbene 21 volti mi hanno guardata come se stessi pronunciando una clamorosa eresia.
Imparare, a scuola, con amore? Addirittura dobbiamo desiderare di apprendere? Più o meno leggevo questo negli occhi dei ragazzi quel giorno.

E’ così complicato far comprendere  quanto sia fondamentale il desiderio di apprendere, quanto più si impara con ardore e reale voglia di acquisire tanto più le cose apprese si sedimentano in ognuno e, nel tempo, troveranno il modo di germogliare?

La spiegazione di una lezione, in un’ aula scolastica, è alcune volte uno sterile passaggio di nozioni. Questo è ciò che si dovrebbe evitare proprio nell’ ottica di una “didattica efficace” .
Penso all’ allievo come ad un seme che germoglia e diventa pianta, dopo aver ricevuto tanta acqua fresca. 
Penso ad un insegnante che, ricco del proprio bagaglio culturale, trasmetta con entusiasmo il proprio sapere  facendo in modo  di accendere l’ interesse e la curiosità in chi ascolta, che cerchi di stimolare alla creatività e di far emergere delle qualità nascoste (o malcelate) dell’ alunno. 
Penso a quanto importante sia attribuire ad un contenuto formale (una lezione) passione, colore, linfa vitale! Come? Sono necessari poteri magici? La risposta è no, il mezzo di coinvolgimento maggiore per chi ascolta è la parola! Si insegna trasmettendo con  parole cariche di stupore, perchè ogni giorno si scopre qualcosa di più.

Nella mia esperienza  a scuola, come in quella nella aule dove si fa formazione professionale, post universitaria o post diploma, cerco, e spero di riuscirci, di caricare di significato ogni singola parola che pronuncio. Non è semplice, perchè devo azionare, innanzitutto in me stessa, un meccanismo attraverso cui recupero tutte le informazioni in mio possesso che rielaboro e rendo ricche di emozione (sperando di suscitarne di nuove in chi ascolta;) )

Il queste mie righe, in realtà, si racchiude il desiderio di farti conoscere quanto sia importante il ruolo dell’ educatore/formatore/insegnante che non è uno sterile contenitore di conoscenze, ma può e deve manipolare il proprio sapere trasformandolo in qualcosa di straordinariamente ricco e coinvolgente. Così si impara con amore e si fanno proprie le conoscenze, così si scopre il vero valore della cultura ed ogni minuto, ora, trascorsa su un libro di testo o con l’ attenzione ben rivolta a “colui che trasmette”, non sarà mai tempo perso!

 

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4 Comments on Il desiderio di sapere

  1. Mammayoga
    30 ottobre 2015 at 13:27 (4 anni ago)

    Quanti insegnanti stanchi, quanti alunni che non vedono finisca la lezione.le tue parole dicono che si può vivere la scuola in un modo sano, curioso e genuino.. Che si può crescere davvero lì dentro. Grazie!

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    • oltrechemamma
      31 ottobre 2015 at 13:38 (4 anni ago)

      Trasmettere passione per ciò che si insegna, per lo più si impara a farlo ma resta necessaria la presenza di diti comunicative di base, quantomeno. E ,come dici esattamente tu, quanti ragazzi stanchi e poco motivati,la scuola andrebbe ripensata ex novo!

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  2. Carmen
    30 ottobre 2015 at 15:01 (4 anni ago)

    Si capisce che ami tantissimo quello che fai e ci metti passione nel tuo lavoro!
    Spesso ci dimentichiamo che si impara meglio quanto più si può “fare” con i concetti che si spiegano. È stata dura per me, proveniente da una formazione accademica classica (seduti per ore, ad ascoltare e prendere appunti) diversificare il mio stile di insegnamento, ma l’ho dovuto fare e alla fine ho avuto alcune belle soddisfazioni. Ho dovuto imparare a far sperimentare agli studenti i concetti prima ancora di enrunciarli, con quiz, video, giochi di ruolo. E dopo la spiegazione, facevo fare esperimenti per scoprire come usare quei concetti nella vita di tutti i giorni. Alla fine avevano capito come usare la Psicologia anche dall’ortolano. 😉

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    • oltrechemamma
      31 ottobre 2015 at 13:36 (4 anni ago)

      Ecco esattamente! E chissà quante emozioni regali e hai regalato, dall’ordinario allo…straordinario!

      Rispondi

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