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Pedagogia del “quotidiano”

Pedagogia del “quotidiano”

Ricomincia la scuola. Ricominciano i ritmi serrati lavoro, bimbe da accompagnare in ogni dove della città (eh eh, ora ho una piccola ginnasta che va sostenuta, con grande rammarico per little sempre un po’ “al traino”!). Ah, destino dei secondi figli, direbbe più di qualcuno!

Sono contenta di aver ripreso le attività pre-estive, contenta di una regolarità (seppur frenetica) che riprende.

Non riuscirei a condurre una vita senza ritmo, non mi apparterebbe…Magari con meno ansie e risparmiandomi qualche dispiacere, quello si…

A proposito di ritmi quotidiani, un memorandum per te mamma e donna che vivi la giornata intensamente, probabilmente come me. 

Potrà spesso assalirti l’ansia di non poter onorare ogni impegno preso per te o per i tuoi figli ma…il dono dell’ubiquità, il teletrasporto ed il problem solving non sempre sono a portata di mano;)

Accettiamo i limiti che ESISTONO, non titto è sempre possibile portare avanti al meglio e, soprattutto, non tutto ogni giorno (e questo è in monito che ben si adatta anche a me, nota per essere integerrima edecisamente pignola) 

Volere tanto da sè è importante, ci serve un’ottima dose di autostima e di determinazione. Portare avanti la “scaletta” dela giornata non saltando alcun gradino nella everyday life è difficile: tutto si può, intendiamoci che volere è potere, ,ma quando tu madre sei stanca o non stai bene pensa che forse hai bisogno di allentare il ritmo.

La contropartita è, molto spesso, avere un figlio un pò agitato, inquieto.

Sei uno specchio, la tua serenità sarà quella del piccoletto/a , in particolar modo in alcune fasce di età.

Quindi, mamma, impegnati, struggiti, combatti, produci ma ponendoti dei limiti. 

Il tuo cucciolo ti “usa” come uno specchio: rifletti su quanto ti dico…

Ed ora drink a cup of coffee :mrgreen: perchè di energia,di forza, per testa e corpo ne avrai bisogno davvero tanta e quando credi di non riuscire a fare bene una cosa non autoflagellarti: esiste un rimedio a tutto, o quasi 😉 

ps.E ricorda che le supermegagalattiche mamme sedicenti non esistono, no panic davvero 😉 

Parola di Oltrechemamma 🙂 

Pedagogia del" quotidiano"

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Relevè e le emozioni di big V

Relevè e le emozioni di big V

Giugno 2016: primo saggio di ginnastica ritmica per la mia big V.

Emozioni mai provate fino a quel momento per lei, piccolissima donnina che si apprestava alla sua prima esibizione pubblica in qualità di ginnasta nel capiente Palapentassuglia di Brindisi.

Gioia e paura, timidezza quanto desiderio di ammirazione: era tutto questo, big V, quel giorno.

Lei era bellissima ed il suo sorriso emanava luce.

Non dimenticherò mai la mia commozione nel vederla così bella e “teneramene bambina” stretta in quel body rosa, discreto, ma che delineava il corpicino di una futura donna.

Un po’ di rimmel, mezze punte, tanto gel e sorprendenti coreografie studiate appositamente per delle giovanissime ginnaste come lei, come la mia big V.

Suoni, luci, colori ed impegno, tecnica, passione.

Il saggio di ginnastica ritmica della Relevè è stato questo: l’euforia (mai scomposta) delle bimbe più piccole, l’abilità e bravura delle bimbe e ginnaste più grandi.

Sono stati sufficienti pochi mesi trascorsi come allieva della Relevè perchè la mia cucciola desiderasse essere nuovamente iscritta al secondo anno di corso.

E’ bastato un click e…attendiamo con ansia la prima lezione di un altro anno fantastico da vivere all’insegna dello sport sano, della professionalità dello staff degli istruttori e della gioia di vivere, condividere, imparare e amare tipica dei bambini, tipica della mia big V.

Grazie Relevè per le emozioni regalate ad allievi e genitori, ti scegliamo  ancora una volta con fiducia ed entusiasmo!

 

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Lunedì in fiaba: “Scarpette rosse”

Lunedì in fiaba: “Scarpette rosse”

C’era una volta una povera orfana che non aveva scarpe. La bimba conservava tutti gli stracci che riusciva a trovare finchè un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse, fino a sera inoltrata, le sue giornate a cercare cibo nei boschi.Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada, vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto. La vecchia signora che la occupava le disse che l’avrebbe portata a casa con sé e l’avrebbe trattata come una sua figlioletta. Così andarono nella dimora della vecchia signora ricca, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell’abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere. Quando la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che, sudici e ridicoli com’erano, li aveva gettati nel fuoco. La bimba era molto triste perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato la più grande felicità. Ora era costretta a stare sempre ferma e tranquilla, a parlare senza saltellare e soltanto se interrogata. Un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare più di ogni altra cosa le sue vecchie scarpette rosse.

Poiché la bambina era abbastanza grande da ricevere la cresima, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo, per acquistare una paio di scarpe speciali per l’occasione. In vetrina facevano bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si possa trovare. La bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse. La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore e glie le comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l’occhio alla piccola e gli incartò le scarpe.

Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero sorpresi da quelle scarpe rosse che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Ma alla bimba piacevano sempre di più. In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla. “Non mettere mai più quelle scarpe” le ordinò minacciosa. Ma la domenica dopo la bambina non potè fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e poi si avviò alla chiesa con la vecchia signora. Sulla porta della chiesa c’era un vecchio soldato con il braccio al collo. S’inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe e toccò le suole cantando una canzoncina che le fece venire il solletico ai piedi. “Ricordati di restare per il ballo” e le strizzò l’occhio.Anche questa volta tutti guardarono con sospetto le scarpette rosse della bambina. Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrane, che non riusciva a pensare ad altro. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, tanto che si dimenticò di cantare. Quando uscirono dalla chiesa, il vecchio soldato esclamò: “Che belle scarpette da ballo!”. A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi.

Scarpette Rosse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cocchiere della vecchia signora si lanciò all’inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che indossavano le scarpette rosse continuavano a piroettare nell’aria. Quando riuscirono a togliergliele, finalmente i piedi della bambina si quietarono. Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e desiderarle. Per lei erano ancora la cosa più bella che si trovasse sulla faccia della terra. Poco tempo dopo, mentre la signora era malata, la bambina strisciò nella stanza in cui si trovavano le scarpette rosse. Le guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male. Ma non appena le ebbe ai piedi subito si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare. Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solo quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire. E poi la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi e nella foresta scura.

Appoggiato a un albero c’era il vecchio soldato dalla barba rossiccia, con il braccio al collo. “Oh che belle scarpette da ballo!” esclamò. Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsi le scarpe, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi. E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all’alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo. Danzò in un cimitero e là uno spirito pronunciò queste parole: “Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finchè la pelle non penderà sulle ossa, finchè di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita”. La bambina chiese pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via. Danzò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando danzando arrivò a casa, e c’erano persone in lutto. La vecchia signora era morta. Ma lei continuava a danzare. Entrò danzando nella foresta dove viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare sentendola avvicinare”Per favore” pregò il boia mentre danzava sulla sua porta, “Per favore mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato”. E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi. E lei lo pregò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi.E le scarpette rosse con i piedi continuarono a danzare attraverso la foresta e sulla collina e oltre, fino a sparire alla vista. E ora la bambina era una povera storpia, e doveva farsi strada nel mondo andando a servizio da estranei, e mai più desiderò delle scarpette rosse.

Hans Christian Andersen

 

fonte foto:
web https://paroledordine.wordpress.com/2014/08/12/fiabe-in-action-le-risposte-che-tutti-cercano/

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Disturbi alimentari: la tempestività è prevenzione

Disturbi alimentari, pre-adolescenti, adolescenti e genitori/educatori.

In questo articolo la dottoressa Marchese e la dottoressa Sorgente di Psiche&Nutrizione  ti parleranno di come approcciarti verso un adolescente (a partire dai 12 anni), che sia tuo figlio o un ragazzo/a con cui ti rapporti frequentemente.

Buon lettura!


Vogliamo cominciare dando la doverosa definizione di disturbi alimentare , la seguente è quella più aggiornata ed accreditata a livello internazionale poichè si tratta del quinto Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, tradotto in italiano nel 2015

DSM-V. “I disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione oppure da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicologico e di conseguenza quello sociale.

I disturbi alimentari sono molto più diffusi di quanto pensi, soprattutto tra le donne giovani e giovanissime e si va diffondendo sempre di più anche tra gli uomini.

Riportiamo qualche dato: nel mondo occidentale, circa l’ 1% delle ragazze fra i 12 e i 18 anni soffre di anoressia nervosa, mentre in Italia, su 1000 giovani donne tra i 12 e i 25 anni, 3 soffrono di anoressia, 12 di bulimia e 70 di disturbi alimentari non altrimenti specificati.

I primi campanelli di allarme che possono far pensare ad un disturbo alimentare?

  • La distorsione dell’immagine corporea
  • La fragile autostima
  • Il controllo della volontà sulle naturali richieste del corpo vs impulsività
  • Il vissuto di inadeguatezza
  • Il bisogno di approvazione e conferme che rendono, quindi, “dipendenti” dal giudizio degli altri
  • La mancanza di valore personale

disturbi alimentari due

Specifichiamo che il riscontro di una sola d queste caratteristiche non è sufficiente per individuare un potenziale disturbo- ad esempio- nel proprio figlio ma se a queste si cominciano ad associare comportamenti alimentari alterati o il desiderio precoce ed ingiustificato di cominciare una dieta il nostro suggerimento è quello di rivolgersi ad un professionista che possa mediare il conflitto che inevitabilmente si crea tra genitore e figlio durante i pasti (quasi tutti).

Spesso ci viene chiesto come aiutare il proprio figlio che inizia a mostrare atteggiamenti “anoressici”/”bulimici”.

Sicuramente il ruolo del genitore in questi casi è fondamentale e delicato.

L’adulto dovrebbe imparare a interpretare il significato emotivo dei comportamenti a rischio dell’adolescente evitando di drammatizzarli innescando un pericoloso “braccio di ferro” con il figlio ed anche evitare di ignorarne la gravità rischiando, quindi, di di sfidare l’adolescente ad “alzare” il tiro della sua richiesta di attenzione.

Noi di Psiche&Nutrizione consigliamo di osservare i comportamenti di tuo figlio per alcuni giorni, ti invitiamo a comprendere i messaggi che cela il “linguaggio del corpo” e a parlargli (usando molto”tatto”) dell’interpretazione attribuita ai comportamenti notati.

Insieme cercherete una “strada” da intraprendere per affrontare la situazione e, ricordiamo, che

 Se hai domande o riflessioni scrivi nei commenti in basso o contatta lo staff di Psiche&Nutrizione psicheenutrizione@libero.it oppure all’indirizzo  mail del blog oltrechemamma@gmail.com

Disturbi Alimentari uno Lo Staff di Psiche&Nutrizione

 la dott.ssa  Federica Marchese 
 &
 la dott.ssa Sonia Sorgente 

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