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Figli e realtà

Figli e realtà

E’ giusto tenere i figli distanti dai problemi quotidiani che l’adulto vive?

La mia risposta è “dipende”.

Nella vita quotidiana di un famiglia (nb. il mio concetto di famiglia è esteso, famiglia è mamma, papà, una mamma, un papà, due mamme, due papà etc) tante sono le incombenze relative alla gestione del nucleo famigliare e della vita sociale. (altro…)

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Casa di bambola

Casa di Bambola

Casa di bambola

Ho saputo che, a giorni, una collega dei tempi dell’Università avrà modo di gustare il famoso capolavoro del drammaturgo Henrik Ibsen.

“Casa di bambola” andrà in scena, infatti al Teatro Mercadante di Napoli (città che ho nel cuore).

Ho a cuore questa celebre opera, l’ho amata molto durante gli anni del liceo.

L’ho amata pur non conoscendo a fondo il significato di un testo così complesso, avevo quindici anni e poche e vaghe nozioni sul femminismo.

Lo rileggo ora, pur non avendolo mai dimenticato! Puoi trovare il testo integrale qui mentre, di seguito, leggerai un abstract.

Con un diverso vissuto e decisamente qualche anno in più continuo penso spesso a lei, “la bambola”. Ora che sono donna, ora che sono madre, ora che ho piena consapevolezza di essere me.  In un tempo e in un luogo in cui molti stereotipi non e pregiudizi non sono ancora caduti…

NORA. Sì, mi sono cambiata.
HELMER. A quest’ora? Perché?
NORA. Non dormirò questa notte.
HELMER. Ma Nora…
NORA (guardando l’orologio). Non è poi così tardi. Siediti Torvaldo. Dobbiamo parlare.
HELMER. Che significa tutto questo? Mi serbi rancore?
NORA. Siediti. Sarà una lunga conversazione. Abbiamo molte cose da dirci.
HELMER (sedendo). Mi preoccupi, Nora. Non ti capisco…
NORA. Dici bene: non mi comprendi. E anch’io, non ti ho mai compreso… Sino a stasera. Non m’interrompere. Ascolta ciò che dico… Siamo arrivati alla resa dei conti.
HELMER. Quali conti?
NORA (dopo una pausa). Eccoci qui, seduti l’uno di fronte all’altra; non ti sorprende…
HELMER. Che cosa?
NORA. Siamo sposati da otto anni. Ed è la prima volta che ci parliamo seriamente, come marito e moglie. Riflettici.
HELMER. Seriamente, sì… che vuoi dire?
NORA. Otto anni sono passati… e anche più, tenendo conto del giorno in cui ci siamo conosciuti, e in questo tempo non ci siamo mai scambiata una parola seria su di un ragionamento serio.
HELMER. Dovevo renderti partecipe, forse delle mie pene, che non avresti potuto alleviare?
NORA. Non parlo di sofferenze. Voglio dire che mai, in nessuna occasione, noi abbiamo cercato di discutere, di riflettere insieme sulla realtà delle cose.
HELMER. Ma questo, cara Nora, non era affar tuo!
NORA. Eccoci al punto! Non mi hai mai capita… Siete stati molto ingiusti con me, Torvaldo; papà prima, tu dopo.
HELMER: Come?… Non ti abbiamo voluto un bene infinito?
NORA (scuotendo la testa). Non mi avete mai voluto veramente bene. Vi divertiva rimanere in adorazione davanti a me, ecco tutto.
HELMER. Che significa questo modo di parlare?
NORA. E’ così, Torvaldo: quando stavo con mio padre, egli mi esponeva le sue idee, e io le condividevo. Se pensavo diversamente, non me ne facevo accorgere. La cosa lo avrebbe contrariato. Mi chiamava la sua piccola bambola, e giocava con me, come io giocavo con le mie bambole. Poi, sono entrata in casa tua…
HELMER. Adoperi delle strane espressioni per parlare del nostro matrimonio.
NORA. Voglio dire che dalle mani di mio padre, sono passata nelle tue. Tu hai sistemato tutto secondo il tuo gusto, e io questo tuo gusto condividevo, o almeno facevo finta di condividere. Non lo so. Forse un po’ una cosa e un po’ l’altra. Se guardo al passato, mi sembra di essere vissuta qui come una mendicante, alla giornata. Per guadagnarmi da vivere ho dovuto fare delle piroette per te, e questo ti divertiva tanto! Tu e papà avete molti torti con me. E’ colpa vostra se sono una buona a nulla.
HELMER. Sei assurda, Nora. Assurda e ingrata. Non sei stata felice in questa casa?
NORA. Mai. Credevo di esserlo, ma non lo sono mai stata.
HELMER. Non eri… Non eri felice?
NORA. No: soltanto allegra, ecco. Eri molto carino con me: ma la nostra casa non è stata altro che un luogo di ricreazione. La mia vita! Con mio padre, una pupattola; con te, una bambola grande. E i nostri figli, le mie bambole. Mi divertivo quando giocavi con me, come loro si divertono quando giocano con me. Ecco cos’è stata la nostra unione, Torvaldo.
HELMER. C’è qualcosa di vero in quello che dici… per quanto tu esageri. Ma, per il futuro, questo cambierà. E’ passato il tempo della ricreazione, adesso viene quello dell’educazione.
NORA. Quale educazione, la mia o quella dei nostri figli?
HELMER. Entrambe, cara Nora.
NORA. Mio povero Torvaldo, non sei l’uomo che possa educarmi in modo da farmi diventare la moglie che ti necessita.
HELMER. E sei tu a dirlo?
NORA. Proprio io. Come potrei educare i ragazzi?
HELMER. Nora!
NORA. Scusa non hai detto un momento fa che non avresti osato affidarmi un simile compito?
HELMER. L’ho detto in un momento di rabbia. Non sono parole alle quali dar peso.
NORA. Eppure l’hai detto molto seriamente. E’ un compito superiore alle mie forze, perché io devo, anzitutto, pensare ad educare me stessa. Ma tu non sapresti aiutarmi, devo fare da sola. Per questo ti lascio.
HELMER (alzandosi di scatto). Cosa dici?
NORA. Devo esser sola per capire me stessa: per conoscermi e conoscere chi mi sta attorno. Non posso dunque restare con te.
HELMER. Nora!
NORA. Voglio andarmene subito. Cristina mi ospiterà per stanotte. 
HELMER. Hai perduto la testa. Non andartene. Te lo proibisco.
NORA. Ormai non puoi impedirmi niente. Porto con me la mia roba. Da te non voglio, né vorrò mai nulla.
HELMER. Sei pazza!
NORA. Domani andrò a casa mia, voglio dire al mio paese… Lì troverò più facilmente da vivere.
HELMER. Con la tua inesperienza? Cieca che non sei altro!
NORA. Cercherò di imparare, Torvaldo.
HELMER. Abbandonare il tuo focolare, tuo marito, i tuoi figli! Non pensi a quello che dirà la gente?
NORA. Questo non basta a trattenermi dal farlo. So soltanto che non c’è altra soluzione per me.
HELMER. Tutto questo è rivoltante! Così sei pronta a tradire i tuoi doveri più sacri?
NORA. Che intendi per sacri doveri?
HELMER. Ho bisogno di dirtelo? Quelli che hai verso tuo marito e i tuoi figli.
NORA. Ne ho altri non meno sacri.
HELMER. Non è vero. Di quali doveri parli?
NORA. Dei doveri verso me stessa.
HELMER. Prima di ogni altra cosa, tu sei sposa e madre.
NORA. Non credo più a questi miti. Credo di essere anzitutto un essere umano, come lo sei tu… o che almeno devo sforzarmi di diventarlo. So che la maggioranza degli uomini ti darà ragione, e che anche nei libri dev’esserci scritto che hai ragione. Ma io non posso più ascoltare gli uomini, né badare a quello ch’è stampato nei libri. Ho bisogno di idee mie e di provare a rendermi conto di tutto.
HELMER. La tua idea dev’essere la famiglia. Hai una guida infallibile: la religione.
NORA. Povera me. Sono così ignorante in fatto di religione! Ricordo solo le parole che mi diceva il pastore Hansen alla vigilia della prima comunione. Ma non bastano. Quando sarò sola e libera rifletterò anche sulla religione, e vedrò se il pastore aveva detto la verità o se la sua verità era valida anche per me.
HELMER. Mi sbalordisci! Una donna che parla così! Ma se la religione non può guidarti, consulta almeno la tua coscienza. Perché suppongo che tu abbia, almeno, il senso morale? O, per caso, ne sei sprovvista: rispondi!
NORA. Non posso risponderti. Non riesco a ritrovarmi nel tuo mondo. So soltanto una cosa: che le mie idee differiscono totalmente dalle tue. Anche le leggi non sono quelle che credevo. Che siano leggi giuste, ecco una cosa che non mi entra in testa. Risparmiare un’angoscia al padre morente; salvare la vita al marito, non sarebbe dunque un diritto per qualsiasi donna? Non può essere così!
HELMER. Parli come un bambino; non capisci nulla della società della quale fai parte.
NORA. Hai ragione, non la capisco. Per questo voglio veder chiaro. Per accertarmi chi di noi due ha ragione; la società oppure io.

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La dieta per mamme e donne “business”

Con l’articolo della Dott.ssa Federica Marchese – biologa e nutrizionista – conoscerai come mantenere la linea anche con un pasto consumato fuori casa e se sei sempre di corsa 😉 
Buona lettura!


La dieta per le mamme e donne business

Come probabilmente saprai la dieta più famosa al mondo, a cui sono riconosciuti numerosissimi effetti benefici sulla salute, nota per la sua eco sostenibilità, è la Dieta Mediterranea.

Come è possibile “modernizzarla” e renderla compatibile con lo stile di vita affannoso dei giorni nostri? Conosci davvero l’origine della tanto famosa dieta mediterranea?

E’ stato un americano a donare tanta fama alla Dieta Mediterranea, che nel 2010 è diventata patrimonio UNESCO. Il suo padre fondatore è Ancel Keys, il primo biologo nutrizionista della storia. Ha avuto modo di conoscere da vicino questa dieta (dalla parola greca δίαιτα, dìaita, «modo di vivere») durante la sua permanenza a Pioppi, nel Cilento. Keys ricercava il segreto della longevità, concentrandosi sui fattori di rischio associati alle malattie cardiovascolari.

Questo tipo di dieta non prevede l’esclusione di nessun alimento, uno dei suoi punti di forza è proprio la variabilità a tavola, dettata dalla stagionalità!

Il consumo prevalente è quello dei prodotti della terra, le zone in cui è stato condotto lo studio di Keys erano ricche di contadini che si nutrivano soprattutto di legumi, vegetali, pesce, uova e carni bianche.

 

dieta
immagine:il giornale del cibo

 

Solo la domenica e nelle grandi feste si consumava carne rossa e il dolce mentre quotidianamente si consumava, olio extravergine d’oliva, vino e cereali integrali come il grano. Proprio perché le zone del mediterraneo sono ricche di uliveti, vitigni e campi di frumento.

Dice Keys parlando del Cilento:

Ci piacque moltissimo assaggiare quel cibo semplice – minestrone fatto in casa, innumerevoli tipi di pasta cucinata sempre al momento, condita con salsa di pomodoro e una spolverata di formaggio grattugiato, solo raramente arricchita con pezzetti di carne, oppure servita con pesce locale e senza formaggio; un bel piatto di pasta corta con fagioli; pane sfornato da poche ore, mai servito con salsine; verdure fresche in abbondanza, una piccola porzione di carne o di pesce, al massimo una o due volte a settimana; vino da tavole comune; per dessert sempre frutta fresca

Quindi la dieta può essere strutturata semplicemente con un bel piatto unico a pranzo, magari un piatto di pasta con i legumi o zuppa di legumi e cereali, da cui possono essere assunte le proteine vegetali, naturalmente ricchi di fibra e dall’elevato potere saziante.Se non hai il tempo di utilizzare quelli secchi potrai usare quelli in barattolo, magari ben lavati! Al piatto in questione  manca solo una quota di verdura, anche solo un po’ di lattuga in busta può venirci in soccorso.

Puoi anche optare per  un piatto di pasta con la verdura che richiederà un secondo leggero come l’uovo o del formaggio magro: il pasto deve prevedere una giusta quota di proteine per mantenerci sazi più a lungo.

Se, invece, non hai la fortuna di pranzare a casa o in una mensa ben fornita potresti preparare un panino integrale e queste sono le idee per farcirlo:

  •  frittata
  •  formaggio magro
  • qualche fetta di lattuga
  • pomodori (anche secchi) e radicchio
  •  prosciutto, bresaola
  • melanzane o funghi sott’olio.

E la sera a cena?  Un secondo veloce con della verdura scottata non richiederà una lunga preparazione; potrebbe essere consigliabile non consumare molto pane a cena e preferirlo a colazione con della frutta fresca, yogurt, frutta secca oleoginosa come mandorle, nocciole, pistacchi e noci, queste sono presenti in commercio come creme spalmabili oltre che una cioccolata spalmabile di buona qualità.

Un frutto fresco di stagione dovrebbe sempre chiudere il pasto e, per il resto, è solo questione di organizzazione e buona volontà: quando viene preparata la verdura è utile cucinarne una quantità superiore rispetto a quella che servirà per il pasto, il resto potrà essere conservato in frigorifero per farcire il panino del giorno successivo ad esempio!


Sei volenterosa e magari anche un po’ golosa? Allora
 gli alimenti elencati prima per la colazione possono diventare ingredienti per un buon dolce fatto in casa, molto più sano, completo e nutriente dei prodotti confezionati che siamo abituati a consumare appena svegli.

Ed ecco che la dieta mediterranea diventa molto più semplice da seguire 😉 

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Il gioco è una cosa seria

Il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria.
Jean Paul

Commozione ma anche un po’ di malinconia celata dietro il mio sorriso.

Durante una domenica pomeriggio piovosa, ho rovistato tra le mie “vecchie cose” da bambina in cerca di qualche gioco “vintage” (oddio, mi sto buttando giù: sono ancora giovanissima 😉 ) da proporre alle mie bimbe.

Da inguaribile nostalgica  ho pensato che sarebbe stato bello osservare le mie figlie giocare con le bambole di quando ero piccina, accarezzarle, pettinarle, guardarle con lo stesso sguardo sognante che avevo io.

Il mio suona quasi come un “amarcord”: ricordo momenti trascorsi tra folte chiome lunghe, vestitini luccicanti e colorati, scarpette con tacco, accessori piccini e deliziosi…quanto ho amato le bambole! 

Ho fantasticato tante volte sulle “vite possibili” delle bambole, nell’immaginazione di una bimbetta loro prendevano il the, uscivano a fare shopping, si sposavano, avevano un cane, una casa con ascensoro interno e abiti super fashion! 

Che ricordi dolci, teneri! Che darei, a volte, per tornare bambina!

La bambola che ho amato maggiormente? La Barbie. 

Ho avuto e, appunto, conservo ancora circa una trentina di Barbie e un centinaio di vestitini e accessori così sfiziosi, ancora oggi è il gioco che mi sta più a cuore. 

Pur essendo trascorsi alcuni anni la Barbie continua ad essere protagonista di molte pubblicità in tv, su canali per bambini ed è sempre amatissima dalle fanciulle del duemila;-)

Come dire, certe giochi ben riusciti e ben congeniati sin dall’inizio, sono vincenti nel tempo!

La Barbie fa parte di questi intramontabili passatempi: è sorridente e ricca di colori vivaci e attira l’attenzione del piccolo pubblico di pupette vezzose e, sempre più spesso, fashion victim già a partire dalla scuola materna!

Insomma, consegno alle mie “piccole donne” le mie Barbie diventando così da quel momento inseparabili da quelle che per me sono state le compagne di giochi per molti anni!

Proprio l’amore per questa bambola così speciale mi ha spinto a cercare sul web qualche gioco multimediale,un intrattenimento interattivo proprio su di lei.

 Come forse saprai(ne ho parlato qui) credo fermamente che la generazione dei “nativi digitali” debba confrontarsi con la rete già durante la prima infanzia;in un’era di digitalizzazione quasi totalizzante, perchè negare l’esperienza,ad esempio, di un video al pc o, ancor meglio, un gioco interattivo?

Sono approdata su Poki scoprendo un elevatissimo numero di giochi interattivi, da provare con il tuo bimbo!

gioco

Il sito è caratterizzato da una grafica gioiosa e frizzante, colori sgargianti, suoni nitidi.

L’attenzione è stata letteralmente catturata dal magico mondo dei giochi riguardanti le ragazze, in special modo dalle… Barbie!

Ho subito iniziato a guidare le manine intrepide delle mie bimbe verso il mouse per iniziare a giocare con la Barbie virtuale: abbiamo così potuto far cambiare alla nostra Barbie “stilosissimi” abiti, modificato il colore dei capelli (anche Barbie ha il sacrosanto diritto di cambiare colore dei capelli, vezzo…di molte di noi donne;-) ), scegliere a piacimento l’accessorio e, addirittura, ogni dettaglio del viso!

Ho colto l’occasione per insegnare i colori alla mia little V arricchire il lessico della mia big V. .

Soprattutto, ho spiegato alle mie donzelle, che il gioco interattivo può essere un momento sano di crescita: attraverso il gioco con le Barbie (esattamente trovi questo simpatico intrattenimento su questo link) ho potuto stimolare la fantasia e la creatività. Le piccole hanno potuto scegliere seguendo personalissimi criteri estetici e fuznionali ogni  elemento costituente la scenetta in cui la loro amata Barbie è rappresentata!

gioco due

Insomma non fruitrici del web (e del sito) tout court ma vere protagoniste di scelte , complice un sito ben realizzato e studiato per le madri esigenti (e anche pedagogiste, come me;)), attente parallelamente alla mission educativa di un’attività/gioco per le proprie figlie quanto a quella ludica! 

Buona navigazione e buon divertimento!

 

 

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Comunico quindi Sono

Comunico quindi sono

Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato.
Ansel Adams

Da quando sono una social mamma/donna (gestisco i miei account Oltrechemamma su Twitter, Facebook ed Intagram) sono inseparabile dal mio cellulare. 

Non parlo di una “dipendenza” da smartphone, comprendo bene che l’uso smodato della tecnologia (cellulare e non) è controprudecente a lungo andare per chi la ultilizza in modo scorretto, appunto.

Utilizzare moderatamente uno smartphone, un tablet o apperecchio similare è il miglior modo per comunicare con equilibrio con gli altri e… con se stessi!

Perchè con se stessi? 

Perchè molti di noi, ormai, attraverso uno smartphone compiono più azioni: scattano simpatici selfie, foto indimenticabili ai propri cari, raccontano i momenti speciali della propria vita (attraverso social apps o sms), condividendo emozioni ed importanti parti di sè.

In quest’ ottica il proprio telefono cellulare si configura come vero e proprio veicolo di comunicazione!

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