Crea sito

Month: ottobre 2016

Quando i bambini hanno un’età ravvicinata

Quando i bambini hanno un’età ravvicinata

Le mie due adorate pupe hanno due anni di differenza, le chiamo “le gemelle”.

La nascita di little V è stata un momento di gioia infinita, un altro figlio (per giunta un’altra femminuccia, proprio come speravo), un’altra vita di cui potermi prendere cura. 

Sapevo che una seconda gravidanza, così vicina alla prima, sarebbe stato un evento dirompente nella vita familiare, ma (soprattutto) in quella di  mia figlia più “grande”. 

Lei, la mia big V, era davvero piccina quando ha accolto nella sua vita la sorellina.

Ricordo ancora gli occhioni di big V un po’ malinconici mentre allattavo la nuova arrivata o mentre le cambiavo il pannolino ricoprendo il suo corpicino profumato di baci…

I primi sei mesi da bis mamma di due bambine così piccole sono stati davvero duri da affrontare, lo ammetto. La mia formazione professionale ha permesso che riuscissi a gestire meglio una situazione tanto delicata, che riuscissi a non sconfortarmi oltremodo, sentendo i pianti disperati di big V in preda a momenti di gelosia fortissimi.

Potevo cedere a sensi di colpa notevoli (perchè non ho aspettato ancora un pochino per avere un secondo figlio?), ma ho sempre guardato oltre perchè, in fin dei conti, sapevo che dopo i primi mesi di difficile accettazione di una nuova “inquilina”, big V avrebbe iniziato ad amarla e sentirla sempre più come sorella/amica che come rivale amorosa 😉 

Le mie attenzione di madre sono state sempre distribuite su entrambe le piccole, nessuno sguardo privilegiato, ho sempre percepito le mie due figlie esattamente uguali, il “flusso emozionale” verso di loro è sempre stato il medesimo.

Le mie pupe sono diverse, fisicamente e caratterialmente. Si completano, si compensano, si arricchiscono, mi arricchiscono.

La gestione di una situazione tale, due sorelline con pochi mesi di differenza, è stata non proprio semplice da gestire sin dal mio periodo post partum.

È trascorso un po’di tempo, le bimbe stanno crescendo, insieme.

Il conflitto tipico dei rapporti tra sorelle/fratelli, in qualsiasi età, tende ad essere presente nella quotidianità, emerge durante le ore trascorse a giocare, soprattutto.

Età

L’unicità della relazione tra big e little V è data dall’affetto che cresce insieme a loro: ora si cercano, sentono la mancanza reciproca quando sono separate anche solo per qualche ora, si abbracciano, scherzano, condividono le gioie della loro tenera vita e anche qualche piccolo dispiacere (le “frustrazioni” tipiche dell’età evolutiva) sono meno dolorose se divise a metà 😉 

Non esiste una ricetta magica per evitare i litigi tra fratelli, ma certamente puoi accompagnare i tuoi piccoli nel rapporto di crescita individuale e reciproca.

Come?

  • Invitali spesso al contatto fisico: tante coccole e bacini perchè il “toccare” aiuta meglio ad ascoltare e ad accogliere l’altro, anche nella sua diversità
  • Intervieni poco durante un litigio e lascia pure che ogni tanto si tirino i capelli: anche questo tipo di confronto meramente fisico aiuta a crescere!
  • Non stancarti mai di dir loro che sono fortunati perchè un fratello/sorella può essere un amico sincero su cui contare per tutta la vita…

Mentre scrivo penso ai sorrisi che le mie pupette si scambiano quotidianamente e a qualche buffo bisticcio che ho dovuto sedare (in certi casi urge intervenire per evitare colluttazioni un po’ troppo dolorose 🙂 )!

Immagino,  spero, un futuro di solidale sostegno tra di loro. Sono la parte migliore di me ed insieme sono la parte migliore della loro stessa vita.

Insieme.

 

 

 

 

 

 

Condividi su

Questa storia va raccontata…

Il contributo firmato dall’artista Angelo Sabato che parla di donne, bellezza e scatti ed oltre… 
Anima Fragile e “Questa storia va raccontata”.

Buona lettura!


Questa storia va raccontata

Credo che siano state queste, le parole pronunciate da John Maloof (giovane agente immobiliare) con la passione per il collezionismo, quando nel 2007 durante un’asta a Chicago, acquistò per circa 400 dollari, una scatola piena di rullini fotografici. Preso da forte curiosità, fece sviluppare i rullini e capì subito che quello che stava vedendo era qualcosa di straordinario. “In mezzo a tutti quei rullini, comparve un piccolo pezzo di carta, con su scritto un nome: Vivian Maier”

storia

Ci vollero ben due anni di estenuante ricerca che portò John a scoprire l’identità di quella donna così fotograficamente talentuosa.

Con grande stupore, John venne a conoscenza dell’identità di Vivian, una bambinaia, deceduta solamente alcuni giorni prima. All’inizio si pensò a una fotografa di Chicago, poi si scoprì che era nata a New York il 1° febbraio del 1923 e in seguito alla separazione dei genitori, si trasferì nel Bronx a casa di un’amica della madre (Jeanne Bertrand), fotografa professionista da cui, molto probabilmente, attinse la passione fotografica.

Per potersi mantenere, cominciò a lavorare come tata per grandi famiglie ricche di New York e poi di Chicago.

Con i soldi guadagnati, acquistò le prime macchine fotografiche, prima una Rolleiflex e subito dopo una Leica.

Il fatto singolare di tutta la sua storia è che questa sua passione fotografica, rimase segreta a tutti, amici, conoscenti e persino alle famiglie dove svolgeva la sua attività di tata.

Nell’osservare quelle foto, John capì subito che si trattava una donna fortemente acuta e sensibile nel registrare ciò che vedeva attraverso la lente dell’obiettivo.

Il lavoro di tata, molto spesso la portava a vivere la città durante le lunghe passeggiate con i bambini.

Era solita frequentare non solo i quartieri agiati di Manhattan e poi quelli di Chicago, ma anche le periferie più povere dove sapeva di trovare soggetti e situazioni più interessanti. Ritratti di persone comuni, bambini che si rincorrono, scene di vita privata e di vita di strada, portano la sua ricerca ad essere considerata come una delle prime street photographer americane, passando dal bianco e nero degli anni ’50/’60, al colore degli anni ’70, fino alle riprese in super 8 e 16mm.

Il lavoro fotografico di Vivian Maier è uno spaccato sulla società americana.

Prima che fotografa di grande talento, fu una donna che seppe cogliere le tante sfumature della società in cui viveva. Il suo archivio fotografico ci racconta molto della sua personalità per certi versi schiva e al contempo presente nel suo tempo.

Che volesse fermare su pellicola attimi, per lei, unici di vita quotidiana, questo non è dato sapere.

Ciò non toglie che il suo percorso fotografico è un viaggio sulla vita, un documento fatto di volti, di scene urbane che solo un osservatore attento può cogliere. Lei era tutto questo.

Chissà oggi cosa avrebbe pensato, di tutto questo clamore intorno ai suoi scatti fotografici. La immagino con in mano la sua Leica, per le vie di New York, a fermare sulla pellicola storie di vita.

Per approfondimenti visita il sito: http://www.vivianmaier.com

foto di Viviana Maier: http://www.chicagoreader.com

Nella foto in basso by Angelo Sabato, continua il viaggio di Anima Fragile.

donne

Condividi su

1 2 3