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Month: ottobre 2016

Come affrontare i capricci del tuo bimbo al supermercato

Istituto Mario Negri: focus su autismo

logo mario negri

 

L’autismo.

Oggi ti propongo la lettura di una scheda di approfondimento – a cura dell’ Isitituto Mario Negri – in cui si parla dell’autismo.

Buona Lettura!


Cos’ è?

I bambini vengono al mondo con la motivazione e la capacità innate per cominciare a stabilire un’immediata relazione sociale con chi si prende cura di loro.

Sorridono, gli piacciono le coccole, ridono e rispondono con entusiasmo a giochi come il gioco del cucù o “nascondino”.

Alcuni bambini non interagiscono in questo modo previsto e sembrano chiusi in un loro proprio mondo caratterizzato da routine ripetitive, comportamenti strani e particolari, problemi di comunicazione sia verbale che non verbale, e mancanza o ridotto interesse per gli altri.

Queste sono caratteristiche comuni a un insieme di disturbi, chiamati disturbi dello spettro dell’autismo.

All’interno di questo spettro le caratteristiche difficoltà compaiono in modo sfumato dalla più grave alla più lieve, dalla presenza di tutte alla presenza solo di una in forma leggera.

L’autismo è la manifestazione delle alterazioni di alcune funzioni del sistema nervoso centrale, la cui causa è ancora sconosciuta e, comunque, non è imputabile ai genitori e neppure alle vaccinazioni dell’infanzia.

Quali sono i sintomi/segni? Le difficoltà, soprattutto nello sviluppo sociale, sono difficili da riconoscere quando il bambino è piccolo.

Spesso i genitori cominciano a preoccuparsi perché il loro bambino sembra non sentire, non parla, o evita il contatto fisico e l’interazione con gli altri.

Alcuni segni e sintomi che suggeriscono che un bambino può avere bisogno di accurate e approfondite valutazioni per un disturbo dello spettro autistico sono quando:

  •  sorride poco in risposta a qualcuno che gli sorride;
  •  non sempre si gira se chiamato per nome;
  •  guarda poco negli occhi;
  •  non indica e non saluta con la mano;
  •  sembra preferire il giocare da solo;
  •  non pronuncia singole parole all’età di 16 mesi;
  •  non pronuncia frasi semplici di due parole all’età di 24 mesi;
  •  allinea qualsiasi oggetto in maniera ripetitiva;
  •  reagisce in modo eccessivo a certi suoni o al contatto con certi tessuti.

Non basta che sia presente soltanto uno dei sintomi sopraelencati per sospettare un disturbo dello spettro dell’autismo ed è importante inoltre considerare tutti i sintomi in base all’età di sviluppo del bambino.

Un bambino in età prescolare con autismo preferisce stare e giocare da solo, e non riesce a rispondere in modo adeguato alle persone; può avere comportamenti motori strani o rituali come dondolare, “sfarfallare” le mani, o un bisogno ossessivo di mantenere l’ordine. Alcuni bambini con autismo non parlano.

Se parlano, il linguaggio può essere caratterizzato dalla ripetizione di parole o frasi fuori dal contesto, ripetizione di ritornelli o spot pubblicitari (ecolalia), si riferiscono a se stessi in terza persona, come un “lui” o “lei ” o usano un linguaggio particolare.

La gravità dell’autismo è molto variabile.

Alcuni bambini sono molto brillanti e vanno bene a scuola, anche se hanno problemi con la regolazione delle emozioni e dei rapporti sociali.

Questi bambini possono essere in grado di vivere autonomamente quando crescono.

Altri bambini invece presentano un deficit cognitivo (ritardo mentale) associato all’autismo.

Alcune volte i bambini con autismo sviluppano interessi e talenti straordinari nel campo dell’arte, della musica o di un altro settore specifico.

Come si cura?

I bambini con autismo hanno bisogno di una valutazione globale e programmi comportamentali ed educativi specialistici.

Alcuni bambini con autismo possono anche trarre beneficio dal trattamento farmacologico.

Un neuropsichiatra infantile può diagnosticare l’autismo e aiutare le famiglie a progettare e implementare un piano di intervento adeguato, anche di supporto per l’intero nucleo famigliare.

Sebbene non esista una cura dimostrata efficace per l’autismo, interventi specialistici adeguati e precoci possono avere un impatto positivo sullo sviluppo del bambino.

 

Questo post, ricco di materiale informativo, è prodotto nell’ambito del progetto “Lo Sai Mamma” a cura del Laboratorio Salute Materno Infantile, IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano in collaborazione con Associazione Culturale Pediatri e Federfarma Lombardia”.

 

 

 

 

 

 

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Sorelle: la diversità è ricchezza

Sorelle: la diversità è ricchezza

Una persona a me molto cara, attraverso l’amore per il suo cane ed il suo gatto, sta  insegnando alle mie pupe cosa vuol dire apprezzare gli animali.

Parallelamente cerco di insegnare alle piccole, che per ora non possiedono alcun animale domestico, cosa voglia dire il rispetto di una specie diversa dalla nostra.

Mi trattengo spesso con loro sui canali tv o you tube durante la trasmissione di documentari, le scopro curiosissime di conoscere.

Per alimentare questo desiderio di scoperta della natura e dell’universo animale, ho deciso di trascorrere qualche ora con le bambine allo zoo.

Non distante dalla città in cui abito vi è lo Zoo Safari, dove spesso mi recavo durante la mia infanzia. Sono trascorsi diversi anni (non proprio tantissimi 😉 ) ma tale posto conserva intatto il fascino della “selvaticità”.

Il visitatore lascia la strada asfaltata e si immerge nel mondo della natura, tra la terra rossa e gli ulivi forti e nodosi tipici della regione in cui vivo, la Puglia.

Big e little V, nella loro specificità caratteriale, hanno percepito in modo diverso l’esperienza.

La grande, più riflessiva e timorosa, ha vissuto con un po’ di ansia l’impatto con gli animali, soprattutto con quelli selvaggi, l’altra, più spavalda ed istintiva, si è buttata a capofitto in questa avventura un po’ “esotica”.

Little V avrebbe voluto  persino accarezzare i felini  pigramente distesi sui sassi. Il mio sguardo era divertito: quanto coraggio in una bimba di neppure un metro 🙂 

Questo divertente “safari”, tra scimmiette impertinenti e pigre giraffe, ha rappresentato un’altra minuscola tessera nel complesso puzzle dell’approccio alla realtà delle mie due pupe, tanto diverse tra loro quanto complementari.

Anche in questa esperienza “fuori porta” la diversità, una volta di più, si è rivelata come una ricchezza, laddove alla temerarietà dell’una ha fatto da utile argine la ponderatezza dell’altra.

 

 

 

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Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

La dott.ssa Manuela Farano, logopedista (qui la sua biografia professionale), ti parla dello sviluppo del linguaggio nel bambino.

Buona lettura!


Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Tutti voi genitori siete preoccupati, durante la crescita del vostro bambino, se il suo sviluppo del linguaggio stia progredendo nel modo giusto.

Uno sviluppo del linguaggio corretto dipende da una serie di fattori quali un normale sviluppo cognitivo, adeguatezza degli organi fonatori e dell’udito, contesto in cui vive il bambino carico di stimoli affettivi, verbali e sonori.

Per conoscere le varie tappe dello sviluppo del linguaggio vi ritornerà utile conoscere i diversi livelli del linguaggio strettamente connessi tra loro e le tappe di acquisizione di ciascuno di essi: livello fonetico-fonologico, livello lessicale, livello morfo-sintattico, livello pragmatico, livello narrativo.

Nei bambini normali l’acquisizione del linguaggio segue delle tappe regolari, anche se, ogni bambino, ha i suoi tempi di sviluppo e vanno rispettati.
sviluppo linguaggio
Livello fonetico-fonologico

E’ l’aspetto del linguaggio caratterizzato dalle caratteristiche articolatorie, acustiche e uditive dei suoni linguistici (fonetica), e la loro organizzazione all’interno della parola (fonologia).

In condizioni normali tutti i bambini acquisiscono i vari suoni della lingua italiana, secondo tappe precise dello sviluppo fonetico*:

A 2 ANNI-2 ANNI E MEZZO sapranno pronunciare m, n, p, b, t, d, c, g, f, l, j (come ieri)

A 2 ANNI E MEZZO-3 ANNI sapranno pronunciare ci (come ciao), gi (come giostra), s, v

A 3ANNI- 3 ANNI E MEZZO sapranno pronunciare ts (come pizza)

A 3 ANNI E MEZZO- 4 ANNI sapranno pronunciare dz (come zanzara), r, gl (come aglio), sc (come scimmia)

Per quanto riguarda il profilo evolutivo dello sviluppo fonologico normale, il bambino può mettere in atto delle semplificazioni di parola che sono normali in relazione all’ età, quali*:

FINO A 3 ANNI Gliding (“aeio” invece di aereo)

DAI 2,7 ANNI AI 3,6 ANNI Affricazione (“scerpente” invece di serpente)

FINO A 3,6 ANNI Cancellazione sillaba debole (“tefono” invece di telefono), Riduzione di dittonghi (“foco” invece di fuoco), Metatesi (“poto” invece di “topo), Cancellazione consonante e/o vocale (“maine” invece di manine), Stopping (“tumo” invece di fumo), Anteriorizzazione (“ota” invece di oca) 

FINO A 4 ANNI Epentesi (“vretro” invece di vetro), Armonia vocalica (“apa” invece di ape), Semplificazione dei nessi consonantici (“copa” o “sopa”invece di scopa), Desonorizzazione (“panana” invece di banana)

DAI 2,7 ANNI AI 4 ANNI Posteriorizzazione (“camburo” invece di tamburo)

FINO AI 4,6   Armonia consonantica (“manana” invece di banana)  

*la trascrizione fonetica delle parole virgolettate è semplificata per renderla comprensibile a tutti

Livello lessicale

Lo sviluppo del lessico subentra con la fine della lallazione (quando il bambino ripete delle sequenze di sillabe tipo “pa-pa”, “ma-ma”, compare intorno ai 6 mesi fino ai 13 mesi), quando il bambino pronuncia almeno 12-15 parole in modo stabile e quando il numero dei gesti prodotti per comunicare non si incrementa più, lasciando il posto all’uso sempre maggiore delle parole (all’incirca intorno ai 18 mesi, fase dell’esplosione lessicale).

, non vere e proprie parole, che, il bambino utilizza in modo stabile e riferito sempre allo stesso significato: possono essere suoni onomatopeici (es. “muu” per indicare la mucca, “be” per indicare la pecora), neologismi, quindi parole inventate, o  forme semplificate (es. “tatta” invece di acqua).

A 8-9 MESI produrrà da 0 a 3 PAROLE e ne comprenderà circa 26

A 10-11 MESI produrrà da 0 a 7 PAROLE e ne comprenderà circa 53

A 12-13 MESI produrrà da 0 a 17 PAROLE circa e ne comprenderà circa 109

A 14-15 MESI produrrà da 0 a 33 PAROLE circa e ne comprenderà circa 141

A 16-17 MESI produrrà da 0 a 72 PAROLE circa e ne comprenderà circa 186

A 18-19 MESI produrrà da 0 a 176 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 20-21 MESI produrrà da 11 a 249 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 22-23 MESI produrrà 242 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 24-25 MESI produrrà 331 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 26-27 MESI produrrà 334 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 28-29 MESI produrrà 435 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)

A 30 MESI produrrà 446 PAROLE circa, le parole comprese sono così tante da non poter essere contate (ESPLOSIONE LESSICALE)
livello lessicale

Livello morfo-sintattico

Lo sviluppo della frase comincia con l’esplosione lessicale, quindi a partire dai 18 mesi.

Il bimbo dopo aver acquisito, quindi, un bagaglio lessicale di almeno 50-100 parole, comincia a fare le prime combinazioni, per esempio “mamma palla” per dire “mamma voglio la palla”.

Di seguito viene riportato come progredisce lo sviluppo della frase per fasce d’età.

16-18 MESI. Fase presintattica

E’ caratterizzata dalla mancanza di elementi morfosintattici che collegano le parole nella frase e l’utilizzo di un’unica parola per esprimere una intera frase (Olofrase o parola-frase o linguaggio telegrafico), accompagnata dall’ intonazione che conferisce alla parola un significato dichiarativo o richiestivo (es. “mamma” per dire “dove è andata la mamma?” oppure “ho visto la mamma”).

18-24 MESI. Fase sintattica primitiva

E’ caratterizzata dalla comparsa degli enunciati di due o più parole (fase combinatoria), anche se il linguaggio telegrafico è ancora presente.

Il bambino utilizza l’intonazione per esprimere molti significati.

DAI 24 MESI. Fase sintattica

E’ caratterizzata dall’uso di frasi semplici, verbi solo in terza persona singolare, articoli davanti ai nomi, preposizioni come dentro, fuori, su.

Compare la giustapposizione, cioè l’unione di due parole o frasi senza un legame morfo-sintattico, messe semplicemente in successione (es. “papà uta mamma via” il papà saluta la mamma che va via”) e la frase sociale ( “come ti chiami?”, “chi è ?”, “quanti anni hai?”)

DAI 28 MESI AI 30 MESI. Elaborazione della struttura sintattica con completamento delle frasi semplici

Durante questa fase, in genere, il bambino ha una bella evoluzione delle competenze morfosintattiche del linguaggio, passando da frasi composte da 2-3 parole a frasi complete e strutturate nel giro di pochi mesi.

DAI 36 MESI.  Dai 3 ai 3 anni e mezzo il bambino avrà acquisito competenze morfosintattiche più complesse e la frase sarà strutturata in modo corretto.

Nel linguaggio saranno presenti verbi, articoli, preposizioni. Saranno, quindi, acquisite tutte le regole della morfosintassi.
morfo sintatticoLivello pragmatico

Lo sviluppo della Pragmatica, intesa come la capacità di comunicare adattandosi allo stile della conversazione con l’interlocutore e a situazioni ambigue o situazioni non reali come il pensare, gli stati d’animo, il fare finta, avviene nel bambino tra i 7 e gli 11 anni di età, con la maturazione delle capacità cognitive che gli consentiranno di capire messaggi ambigui come per esempio battute o modi di dire.

Livello narrativo

Il bambino comincia, seppur in modo confusionario, a narrare secondo il suo modo di dare coerenza e ordine agli eventi, intorno ai 2 anni.

Con il progredire dello sviluppo linguistico, a 3 anni si perfeziona questa abilità, che a 4 anni, prevede l’aggiunta di note emotive associate alla situazione raccontata, e solo a 6 anni, raggiunge il suo culmine, con l’acquisizione completa della capacità di costruire vere e proprie storie secondo un ordine temporale.

Dai 4 anni il linguaggio del bambino dovrebbe essere, tranne per il livello pragmatico e narrativo, corretto su tutti i livelli di analisi, esprimendosi, sostanzialmente, come ad un adulto.

Fonte Immagini: web

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