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Month: aprile 2016

Nasce un bimbo e… il cane?

Nasce un bimbo e… il cane?

Ti invito a leggere questo interessante articolo frutto dell’esperienza della dott.ssa Veronica Garofalo (trovi la sua biografia a piè di pagina).

Tu che segui Oltrechemamma sai con  quanto amore si parli di animali (cani in modo particolare) e di quanto gli esperti che intervengono sul blog siano particolarmente attenti all’interazione uomo-bambino. 

L’arrivo di cane in famiglia è gioia, sorpresa ma anche ricerca di un nuovo modo di vivere con un membro in più in famiglia.

Allo stesso modo il cane, magari già bene “insediato” in una famiglia dovrà essere guidato affinchè possa accogliere al meglio un neonato!

Di questo e di altro ti parlerà la dott.ssa Garofalo. 

Buona lettura!


La premessa fondamentale è sapere che il cane è un animale sociale, vive in gruppo, si sente parte del gruppo e soprattutto si pensa in gruppo, per lui libertà vuol dire partecipazione.

Considerando soggetti non realmente problematici o aggressivi, questa dote sarà per voi una risorsa se gestita bene. Quindi ha un grande valore il ruolo che assume il cane in famiglia.

Se il vostro amico crede di dover gestire risorse e interazioni, si sentirà in dovere di farlo anche all’arrivo del neonato. Per questo ci sono educatori che possono aiutarvi a riposizionare il cane in un ruolo di gregario.

Considerando soggetti con buone competenze relazionali, se avrete delle giuste accortezze, vedrete che il nuovo arrivo sarà per lui e per tutti una ricchezza.

Coinvolgete il cane durante tutta la gravidanza, fategli vivere cambiamenti ormonali, feromonali ed emozionali della mamma e della famiglia, questo lo prepara all’arrivo.

Se pensate che dopo il lieto evento qualcosa nella quotidianità cambia , fatelo prima, non lasciate che coincida con la nascita.

Organizzate il giorno del parto, pensate con chi dovrà stare e preparatelo.

, forse l’orario era strano, ma per loro quella casa è familiare.

Quando il bimbo e la mamma sono in ospedale il papà può portare a casa le tutine indossate dal piccolo, la conoscenza attraverso l’olfatto è una risorsa del cane. In questo, modo all’arrivo a casa, il bimbo non sarà uno sconosciuto.

La mamma può prenderlo in braccio, lasciare che venga annusato e mediare con il corpo questo primo approccio. Voi mamme intanto, nonostante la fatica del parto e di ciò che comporta una nuova nascita, provate, appena potete, a passare un po’ di tempo sia da sole con il vostro peloso che in gruppo, magari facendo qualcosa che è sempre piaciuto ad entrambi.

Alla prossima e buona vita di branco a tutti!

Veronica

veronica garofalo

Veronica Garofalo nasce a Napoli il 18/03/1981. A 18 anni decide di iscriversi ad ingegneria e si laurea nel 2009. Durante i suoi studi però capisce che la sua passione è un’altra e grazie all’arrivo di Carlotta, un labrador miele, si convince che la sua strada è lavorare con i cani. Così nel 2000 inizia il percorso per educatore cinofilo con la SIUA(scuola di interazione uomo animale) il cui direttore è Roberto Marchesini, e lo continua seguendo i corsi di operatore in Zooantropologia didattica ed Assistenziale. Attualmente è docente della scuola presso la quale continua comunque il suo percorso formativo. Fa numerosi seminari con doceti di fama internazionale. Nel 2013 apre insieme a Patrizia Colone il centro Cinofilo ‘Attenti’ al cane ed è li che continua ad esprimere la sua vocazione principale, aiutare cani e proprietari ad avere una felice e serena convivenza di branco.

Contatto Facebook: Attenti Al Cane

 

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L’importanza dell’acido folico

Mario negri logo

 

La scheda di approfondimento a cura dell’ Istituto Mario Negri tratta dell’importanza dell’ acido folico, vitamina contenuta in diversi alimenti.

Buona Lettura!


 L’acido folico (o folato), è una vitamina contenuta nella frutta e nelle verdure: asparagi, broccoli, cavolini di Bruxelles, fagioli, cereali arricchiti, succo d’arancia, avocado, piselli, soia e ceci. Viene utilizzato dall’organismo per la riproduzione delle cellule; è perciò importante per la crescita dei tessuti e degli organi del feto.

Purtroppo il nostro organismo non è in grado di immagazzinare grandi riserve di acido folico, e nei momenti di intenso utilizzo, come durante la gravidanza, la quantità assunta con la dieta può non bastare ed è necessario integrare con una dose ulteriore.

Come si usa? Ogni giorno tutte le donne dovrebbero assumere almeno 400 mcg (0,4 mg) di acido folico (alcuni integratori sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale). Chiedi consiglio al medico o farmacista sul prodotto da assumere.

Nuove indicazioni consigliano di assumere acido folico da 3 mesi prima del concepimento; è comunque necessario assumerlo almeno un mese prima del concepimento (per aumentare le riserve) e proseguire per tutto il primo trimestre di gravidanza.

Se nella precedente gravidanza si è verificato un difetto del tubo neurale o l’ha avuto qualcuno della tua famiglia, o se sei in terapia con antiepilettici (che riducono l’acido folico nell’organismo) devi assumere una dose maggiore (fino a 5 mg).

Assumere acido folico prima che inizi la gravidanza riduce il rischio di gravi malformazioni del sistema nervoso nel nascituro, con anomalie a livello del cervello e della colonna vertebrale (difettosa chiusura del tubo neurale), che possono determinare aborto o handicap permanenti. La più comune è la spina bifida. 

Questo post, ricco di materiale informativo, è prodotto nell’ambito del progetto “Lo Sai Mamma” a cura del Laboratorio Salute Materno Infantile, IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano in collaborazione con Associazione Culturale Pediatri e Federfarma Lombardia”.

 

Fonte Immagine:www.luganocare.com

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La bulimia (con riferimento alla maternità)

 

La psicologa dott.ssa Sonia Sorgente ( Psiche&Nutrizione ) ti parla di un disturbo alimentare, la bulimia, con particolare riferimento alla maternità.

Buona lettura!


Il termine bulimia viene usato già da Galeno, ancor prima da Ippocrate e da Aristotele, per definire una fame enorme, smisurata. La bulimia come l’anoressia sono patologie limite in cui si evidenziano un cattivo rapporto con il cibo. L’ingestione del cibo è vorace, caotica, compulsiva, con scarsa attenzione al gusto e al sapore. Quasi sempre i bulimici provano la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare, fino a che non intervengono dolore, tensione addominale, esaurimento di cibo. Alle crisi fanno seguito sentimenti di colpa, di vergogna, di autodispezzo e disgusto di sé.

Nei disturbi alimentari esiste una stretta relazione tra cibo e affetto. Il bambino già dall’allattamento, sperimenta il bisogno naturale di nutrirsi sia il piacere legato alla zona orale. In ogni poppata il bambino soddisfa sia il bisogno fisiologico che il desiderio di piacere e affetto. La madre rappresenta da un lato nutrimento e dall’altro si mostra come persona di riferimento che offre attenzione. Il cibo diventa un momento di condivisione emotiva. Ad esempio, per spiegare la relazione cibo-affetto, possiamo dire che una bambina di poche settimane, trovatasi in una sensazione di pericolo, cerca continuamente il seno; non perché avesse fame, ma solo per ridurre la tensione interiore, per sentirsi al sicuro, protetta.

L’apprendimento del comportamento alimentare, avviene già dalla nascita, per cui la mancanza di risposte adeguate ai suoi bisogni, crea nel bambino uno stato di confusione, di doppi messaggi tale da renderlo incapace di distinguere impulsi biologici da esperienze emotive che ne derivano. E’ fondamentale che si realizzi una continuità affettiva tra madre e figlio in modo tale da condurre il bambino a sviluppare il processo di “separazione-individuazione” senza traumi. I/Le pazienti bulimiche hanno difficoltà a separarsi dalla madre. Una madre “sufficientemente buona”permette al bambino di passare da una fase di dipendenza a una fase di graduale acquisizione dell’indipendenza, agevolandolo con la presenza di uno spazio di transizione, in modo da far sperimentare al bambino l’angoscia abbandonica. L’atto di abbuffarsi sta a rappresentare la difesa nei confronti di una inconscia paura di abbandono.

, sia a livello cosciente, sia a livello inconscio, e così i lutti, le separazioni, i conflitti di coppia fanno sì che la madre non riesca a rispondere adeguatamente ai bisogni del bambino trasferendo il proprio vissuto mentale nella mente del figlio come un imprinting che lo condizionerà nelle relazioni future.

Il bulimico non mangia per piacere, ma per abbuffarsi; abbuffarsi non è piacere ma solo distensione, caduta di tensione. Quando ci si abbuffa, non si mangia per piacere, ma per riempirsi: questa è la dinamica del bulimico. Nella bulimia si escludere il piacere per il bisogno. Il corpo rappresenta tutta l’ansia e l’angoscia del bisogno dell’affetto-cibo; il corpo diventa un contenitore passivo e la tendenza a riempirsi e ad ingozzarsi spesso non ha fine. Il bulimico tenta di colmare un vuoto, di cercare affetto, di rendere più accettabile una perdita, ed esprime tutta la sua aggressività nell’ingerire grandi quantità di cibo; e con le condotte di eliminazione rappresentano il conflitto tra il bisogno e il desiderio di respingere…qualcosa, qualcuno! Di chi stiamo parlando? Dopo quanto ci siamo dette, secondo voi, come si presentano fisicamente le donne bulimiche? Le madri e i padri come sono?

bulimia fonte immagine: http://it.blastingnews.com/%5B/caption%5D

 

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Per un’educazione al rispetto della natura

Per un’educazione al rispetto della natura

 

La primavera: esplosione di colori, suoni, odori.

Tempo per il tuo piccolo di scoprire la bellezza della natura.

Al via escursioni, pic-nic al parco, gita in collina o semplicemente passeggiate in giardino!

Ti racconto alcuni momenti di gioia, di scoperta, di apprendimento: una mattinata, per le mie bimbe, trascorsa tra il verde del giardino della propria casa (o di un qualunque giardino pubblico).

Ecco il sole caldo di una Puglia che si nutre di luce, due bimbe e tanti alberi, fiori e piante ornamentali.

Le piccoline hanno iniziato a toccare le foglie, raccogliere l’erbetta e a guardare gli animaletti che “popolano” un giardino urbano: lucertoline, insetti, lumachine.

Stupore da parte di little V, piccina che gode delle meraviglie della bella stagione e attenzione da parte di big V che, un po’ più grande, vive l’esperienza con maggiore consapevolezza.

L’avventura comincia col fornire alle bambine degli attrezzi per liberare i vialetti del giardino dalle foglie secche

Poi con secchiello colmo di acqua via libera ad innaffiare con generosità le siepi e l’orticello. 

I raggi del sole illuminano i loro visini ed io sono così felice di vederle all’opera!

Una volta rientrate in casa cerchiamo di “trasporre su carta” l’esperienza per fissare le emozioni vissute. Occorrente? Album da disegno e matite. 

Mi piace notare il modo in cui big V colora la piccola lucertola da me disegnata (sembra un drago, lo so 😉 ): utilizza il celeste, il verde, il viola quasi ad esorcizzare il lieve timore provato quando l’ha avvistata.

Le margheritine gialle diventano fucsia , il sole multicolorato, la chioma degli alberi sembra “sorridere”: occhi, bocca e naso e orecchie, sono alberi animati, pieni di vita!

Le mie pupe hanno personalizzato la piccola escursione in giardino, avvertito una natura che pulsa e rappresentato la gioia e lo stupore. 

Giocare con le emozioni è anche questo, rielaborarle e “riformularle” attraverso le proprie chiavi di interpretazione e di lettura che ne consenta una corretta interiorizzazione.

natura

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Una merenda “regionale”: focaccine morbide!

 

merenda focaccine

Una merenda “regionale”: focaccine morbide!

In Puglia la focaccia è un sacro piatto della tradizione gastronomica.

Farcita,  con pomodorini, semplice quanto elaborata (ma solo nel gusto!) 

La “Regina Focaccia” è amatissima da grandi e bambini e puoi prepararla in poche mosse e con pochi ingredienti. Quali?

  • Olio
  • Farina
  • Sale
  • Lievito
  • Acqua

Procedimento:

In una ciotola capiente versa 300 grammi di acqua tiepida e circa 500 grammi di farina (io uso farina integrale, tu scegli quella che gradisci).

Prendi un panetto di lievito, sbriciolalo tra le mani e ponilo nel recipiente con acqua e farina. 

Aggiungi un cucchiaino colmo di sale fino ed un pizzico di zucchero.

Lavora il composto per 5 minuti, anche di più.

Lascia lievitare nella ciotola l’impasto per circa due ore e, una volta raddoppiato di volume, prelevane tante manciate quante riesci a farne: crea delle focaccine!

Irrorale con generosi cucchiaini di olio extravergine di oliva e condisci a piacere.

Per la merenda delle mie pupe ho previsto di usare pomodorini e origano ma puoi scatenare la fantasia: la buona cucina è creatività!

Cuoci in forno statico per circa 15 minuti a 180° .

Focaccine: sapore genuino e merenda gustosissima da proporre anche ad amichetti affamati in pomeriggi estivi 😉 

Se cerchi un’altra ricetta tipica della gastronomia pugliese molto amata dai bambini clicca qui  😉

 

 

 

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