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Month: febbraio 2016

Adottare un cane, qualche indicazione

Hai intenzione di adottare un cane? Un paio di utili riflessioni in merito a questa scelta importante grazie alla dott.ssa Stefania Gargiulo ,biologa ed etologa canina ed operatrice cinofila accreditata SIUA

Buona lettura!


 Oggi ti parlo della scelta, delicata quanto importante, di adottare un cane.

Sono molte le precisazioni e le considerazioni che sento di fare; in questo pezzo ti parlo delle più “immediate”, ovvero adottare un cucciolo di razza o magari uno non “di razza” e magari anche scegliendolo tra i tanti in un rifugio.

Per quanto riguarda la prima considerazione posso dirti che è fondamentale informarsi molto bene sulle attitudini e le esigenze della razza che stai scegliendo.

Saperne di più, ed in modo approfondito, su chi sarà il tuo nuovo inquilino ti serve per capire come farlo meglio interagire con te ed integrare con i bimbi in casa chiamati a dover imparare a rapportarsi in maniera corretta con il/la nuovo/a fratellino/sorellina 😉

Il mio consiglio è sempre quello di non affidarsi semplicemente alle informazioni tratte dal vasto mondo del web, ma di consultare un educatore cinofilo che analizzerà le dinamiche della famiglia aiutandoti ad individuare il cucciolo più adatto ad entrare nella tua vita!.

 Se poi decidi di acquistarlo o, comunque, riceverlo come (dolcissimo) regalo da un privato considera che non potrà che essere un punto a favore: ciò perchè, sicuramente, le informazioni sui genitori del cane, soprattutto sulla mamma, sono certe ed è cosa ottima poterle conoscere.

 Infatti i primi 2 mesi di vita (se non addirittura quelli di gestazione della mamma) sono importantissimi per dare al doggy tanti strumenti di base per una crescita serena!

Ti raccomando, vai oltre alla solita frase che etichetta alcuni cani “questo è un cane per bambini”, perché non è solo questo il criterio secondo cui orientarsi…

Un esempio di quanto appena detto?

Molti Labrador o Beagle sono considerati cani adatti alla vita con i bimbi, cani “aperti” all’altro, ma nel periodo adolescenziale la loro energia e le loro esigenze sono davvero dirompenti e bisogna capire quanto puoi/sarai in grado realmente di starci dietro e gestirli…

adottarePoniamo, invece, di  adottare un cucciolo proveniente da un canile.

Anche in questo caso è fondamentale avvalersi di un educatore, un vero esperto che lavori o magari svolga attività di volontariato proprio in luoghi come questo.

Tale figura è molto importante perchè l’educatore che, spesso svolge volontariato, è a stretto contatto con diversi cani all’interno del canile e il suo lavoro consiste nel renderli “adottabili”.

Quale sia, secondo me, la scelta migliore, soprattutto se siete alla vostra prima esperienza come “owner” e, soprattutto, considerando la presenza di bimbi in casa?

Sicuramente quella di adottare un pet di almeno un anno di vita, in quanto in questi casi spesso, purtroppo, hanno vissuto traumi o deprivazioni che solo con la formazione del carattere (che avviene attorno a quella età) possono emergere.

Quindi posso consigliarti di adottare un cucciolo con un anno di vita circa poichè si conosce già, più o meno, quali sono le sue caratteristiche principali e quindi non ci si troverà del tutto imprepararti ad accoglierne i comportamenti e, soprattutto, i suoi “mutamenti” (fisiologici e comportamentali) nel tempo.

Naturalmente è essenziale l’affiancamento di una figura esperta che insegni come fare integrare al meglio il cucciolo nella sua nuova casa.

adottare

Ps. Nell’immagine qui accanto puoi notare il mio sguardo “sognante” e pieno d’amore verso il mio Golden Retriever Oliver, a pochi giorni dal suo ingresso nella mia vita: mi emoziono ogni volta che rivedo questa foto!

Dott.ssa Stefania Gargiulo 

stefyunina@hotmail.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine bambina e cane: web

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Comunico quindi Sono

Comunico quindi sono

Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato.
Ansel Adams

Da quando sono una social mamma/donna (gestisco i miei account Oltrechemamma su Twitter, Facebook ed Intagram) sono inseparabile dal mio cellulare. 

Non parlo di una “dipendenza” da smartphone, comprendo bene che l’uso smodato della tecnologia (cellulare e non) è controprudecente a lungo andare per chi la ultilizza in modo scorretto, appunto.

Utilizzare moderatamente uno smartphone, un tablet o apperecchio similare è il miglior modo per comunicare con equilibrio con gli altri e… con se stessi!

Perchè con se stessi? 

Perchè molti di noi, ormai, attraverso uno smartphone compiono più azioni: scattano simpatici selfie, foto indimenticabili ai propri cari, raccontano i momenti speciali della propria vita (attraverso social apps o sms), condividendo emozioni ed importanti parti di sè.

In quest’ ottica il proprio telefono cellulare si configura come vero e proprio veicolo di comunicazione!

Sai che Samsung sta annunciando l’uscita del nuovo prezioso Galaxy 2016?

Clicca qui per una meravigliosa anteprima!

Ti parlo di uno smartphone con due diverse opzioni di display: 5,2 pollici per l’A5 e 4,7 pollici per l’A3.

Design armonioso, esperienza visiva migliore grazie alla cornice ridotta, video e foto caratterizzati da nitidezza e luminosità.

Se ami i selfie con Samsung Galaxy A  noterai una “riuscita perfetta” grazie all’utilizzo delle funzioni “Bellezza volto, Selfie Panoramico e Palm Selfie e all’ampio Display Super Amoled: che emozione scattare rivedere una foto ricca di luce e colore grazie a lenti F1.9 anteriori e posteriori anche in condizioni di oscurità!

Tanta brillantezza luminosita è merito, anche, di uno stabilizzatore ottico di immagini OIS per impedire la sfocatura delle immagini.

Puoi sbizzarrirti ad ultilizzare senza ansia, la batteria dura oltre il 20% rispetto alla famiglia originale e puoi caricarlo in pochi minuti grazie alla Ricarica Rapida.

I prezzi di vendita di Galaxy A5 e Galaxy A3 sono disponibili rispettivamente a 429 euro e 329 euro.

Enjoy your smartphone ed esprimi te stesso al meglio, comunicare emozioni vuol dire vivere con pienezza la propria vita!

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Allattamento a richiesta, riflessione d’autore

Allattamento a richiesta, riflessione d’autore

 

 senza pensare al tempo, sia che il bambino abbia poppato da cinque ore, sia che abbia poppato da cinque minuti.

Però, come può avere ancora fame dopo cinque minuti?

Immaginatevi di alimentare vostro figlio col biberon. Di solito prende 150 ml; improvvisamente un pomeriggio, il bambino ne beve solo 70. Se dopo cinque minuti sembra che abbia di nuovo fame, gli darete gli 80che rimangono e gli direte: “Non puoi avere ancora fame, hai mangiato cinque minuti fa”?

Sono sicuro che tutte le madri gli darebbero il resto del biberon senza dubitare un solo momento; di fatto molte passerebbero più di un’ora tentando di infilargli in bocca il biberon ogni cinque minuti.

Quindi, se un bambino si stacca dal seno e dopo cinque minuti sembra che abbia ancora fame, è possibile che abbia mangiato solo la metà.

Magari aveva ingoiato aria e si sentiva infastidito, e ora ha fatto il ruttino e può continuare a poppare.

O magari si è distratto vedendo volare una mosca, e ora la mosca se n’è andata e lui si rende conto di avere ancora fame.

O magari si è solo sbagliato, pesando di avere già mangiato abbastanza e ora  ha cambiato idea.

In qualsia caso, solo quel bambino, in quel momento, può decidere se ha bisogno di poppare oppure no.

Un esperto che ha scritto un libro rinchiuso nella propria casa, l’anno scorso o un secolo fa, o la pediatra che ha visitato il bambino giovedì scorso e vi ha raccomandato un orario, nonn potevano sapere se vostro figlio, oggi, alle 14.25 avrebbe avuto fame.

Questo significherebbe attribuire loro poteri soprannarurali.

Se conoscete qualcuno in grado di predire a che ora avrà fame vostro figlio, non perdete tempo a chiedere una cosa così inutile; meglio sapere che numero uscirà alla lotteria.

 

Carlos Gonzalez, “Un dono per tutta la vita”.

richiesta

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Esiste una ricetta “anti-capricci” ?

Esiste una ricetta “anti-capricci”?

La risposta è sicuramento NO!

Nella prassi pedagogica di madre, ancor prima che educatrice, mi rendo conto ogni giorno di più che il 

Non si può “prevenire” un capriccio: si può “gestirlo” e sedarlo, questo sì.

Tramite il capriccio il piccolo  impone se stesso: anche se piccino, il bimbo (dai due anni circa) ha voglia di esprimere le proprie emozioni e il proprio… punto di vista! 

capricci

«Cara mamma, io esisto e agisco nel mondo e sappi che:

  • provo emozioni  (mi arrabbio, gioisco, divento triste) esattamente come te
  • so bene cosa mi piace e cosa no 
  • a tavola ho i miei gusti 
  • ho già le mie simpatie e antipatie per adulti e coetanei ( :mrgreen: )

Insomma, considerami un pargoletto che la pensa quasi come te!».

Rispettare le “opinioni” (anche espresse in toni per così dire “accesi”) del bimbo vuol dire riconoscere la sua identità e le emozioni che prova.

Non “reprimere” il capriccio con apocalittiche sgridate (o urla, meglio definite 😉 ) a cui, in realtà, cedono tutte le mamme del mondo, me compresa, ogni tanto.

Si sa- una mamma ha tanta pazienza, ma è un essere umano e può anche perdere la pazienza :mrgreen: 

Il capriccio va gestito. Come? Sforzandoti di comprendere i motivi per cui il piccolo “fa tanto rumore”! Insomma, un fattore scatenante di ira funesta esiste sempre, banale per te, molto importante per lui!

Il miglior modo per comprendere cosa prova in quel momento di bizze? Cerca di cercare di capire il suo mondo attraverso quello sguardo “verso l’alto”, corrucciato, arrabbiato, ma sempre tenero. Lo sguardo di chi ha ancora tutto da imparare, di chi riceve milioni di stimoli e cerca di dare tante risposte nel modo migliore che può!

Questo non si traduce in indulgenza a tutti i costi, no. Quella non educa, anzi.

 «Non urlare/Non ti arrabbiare ho capito cosa vuoi/cosa vuoi dirmi, cerchiamo insieme una soluzione…»

I bimbi sono tendenzialmente molto più recettivi di quanto credi, apprezzano chi, con tono fermo ma non adirato, cerca di “entrare in contatto” con loro.

Una buona dose di empatia, tanta pazienza e tanto amore saranno sufficienti a placare anche il peggiore dei capricci ma no ai sensi di colpa se la calma e il “self- control” ti vengono meno qulache volta!

Lui/lei è sicuramente in grado di capire che la mamma gli vuole sempre bene.

 

 

 

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Disturbi alimentari: la tempestività è prevenzione

Disturbi alimentari, pre-adolescenti, adolescenti e genitori/educatori.

In questo articolo la dottoressa Marchese e la dottoressa Sorgente di Psiche&Nutrizione  ti parleranno di come approcciarti verso un adolescente (a partire dai 12 anni), che sia tuo figlio o un ragazzo/a con cui ti rapporti frequentemente.

Buon lettura!


Vogliamo cominciare dando la doverosa definizione di disturbi alimentare , la seguente è quella più aggiornata ed accreditata a livello internazionale poichè si tratta del quinto Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, tradotto in italiano nel 2015

DSM-V. “I disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione oppure da comportamenti inerenti l’alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicologico e di conseguenza quello sociale.

I disturbi alimentari sono molto più diffusi di quanto pensi, soprattutto tra le donne giovani e giovanissime e si va diffondendo sempre di più anche tra gli uomini.

Riportiamo qualche dato: nel mondo occidentale, circa l’ 1% delle ragazze fra i 12 e i 18 anni soffre di anoressia nervosa, mentre in Italia, su 1000 giovani donne tra i 12 e i 25 anni, 3 soffrono di anoressia, 12 di bulimia e 70 di disturbi alimentari non altrimenti specificati.

I primi campanelli di allarme che possono far pensare ad un disturbo alimentare?

  • La distorsione dell’immagine corporea
  • La fragile autostima
  • Il controllo della volontà sulle naturali richieste del corpo vs impulsività
  • Il vissuto di inadeguatezza
  • Il bisogno di approvazione e conferme che rendono, quindi, “dipendenti” dal giudizio degli altri
  • La mancanza di valore personale

disturbi alimentari due

Specifichiamo che il riscontro di una sola d queste caratteristiche non è sufficiente per individuare un potenziale disturbo- ad esempio- nel proprio figlio ma se a queste si cominciano ad associare comportamenti alimentari alterati o il desiderio precoce ed ingiustificato di cominciare una dieta il nostro suggerimento è quello di rivolgersi ad un professionista che possa mediare il conflitto che inevitabilmente si crea tra genitore e figlio durante i pasti (quasi tutti).

Spesso ci viene chiesto come aiutare il proprio figlio che inizia a mostrare atteggiamenti “anoressici”/”bulimici”.

Sicuramente il ruolo del genitore in questi casi è fondamentale e delicato.

L’adulto dovrebbe imparare a interpretare il significato emotivo dei comportamenti a rischio dell’adolescente evitando di drammatizzarli innescando un pericoloso “braccio di ferro” con il figlio ed anche evitare di ignorarne la gravità rischiando, quindi, di di sfidare l’adolescente ad “alzare” il tiro della sua richiesta di attenzione.

Noi di Psiche&Nutrizione consigliamo di osservare i comportamenti di tuo figlio per alcuni giorni, ti invitiamo a comprendere i messaggi che cela il “linguaggio del corpo” e a parlargli (usando molto”tatto”) dell’interpretazione attribuita ai comportamenti notati.

Insieme cercherete una “strada” da intraprendere per affrontare la situazione e, ricordiamo, che

 Se hai domande o riflessioni scrivi nei commenti in basso o contatta lo staff di Psiche&Nutrizione psicheenutrizione@libero.it oppure all’indirizzo  mail del blog oltrechemamma@gmail.com

Disturbi Alimentari uno Lo Staff di Psiche&Nutrizione

 la dott.ssa  Federica Marchese 
 &
 la dott.ssa Sonia Sorgente 

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