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In fondo all’anima

“In fondo all’anima”, il contributo firmato dall’artista Angelo Sabato che parla di donne, bellezza, scatti e oltre… 

Buona lettura!


Quando su un volto è scavata qualcosa dell’esperienza di vita, so che la foto che sto scattando rappresenta molto di più del semplice momento. So che qui c’è una storia.

Steve McCurry

Così scrive Steve McCurry della fotografia e di come dovrebbe avvicinarsi al soggetto e al mondo. Il mondo da esso rappresentato è fatto da volti di bambini, uomini e donne segnati da una vita che, per molti versi, viene segnata da conflitti di guerra e da una precarietà esistenziale al limite dell’esistenza umana.

Fotografo reportagista di fama internazionale, porterà a nuova coscienza, i popoli emarginati. Dall’Iran alle Filippine, dal Pakistan alla Russa, McCurry racconterà per immagini, con la sua sensibilità, guerre e tragedie umane mostrando non solo gli effetti bellici sulle popolazioni colpite ma sui volti segnati da tanto dolore. La condizione umana lo porterà a un livello alto di rapporto tra fotografo e soggetto. Il caso più eclatante si paleserà davanti ai suoi occhi, in un campo profughi nei pressi di Peshawar, Pakistan. Era il 1984, e come inviato della National Geographic, si recò nelle zone afgane per documentare la situazione della popolazione dopo l’invasione russa. Durante un’uscita, McCurry incontrò una ragazzina che studiava in una scuola all’interno del campo profughi. Senza alcuna esitazione, fotografò la ragazzina, un soggetto molto raro all’epoca dei fatti. Ebbene, quel volto innocente incorniciato da un drappeggio rosso, gli occhi verdi ghiaccio carichi di umanità, di chi ha visto la vita mescolarsi alla morte, quel volto fece il giro del mondo. Un volto che ancora oggi lascia estasiati da tanta profondità e ci pone molte domande sulla natura dell’uomo stesso. Quello scatto consacrò McCurry a far parte della storia della Fotografia mondiale, divenendo la foto più rappresentativa della rivista National Geographic. La sua indagine verso l’essere umano portò McCurry a ricercare la ragazza afgana con l’aiuto di National Geographic. Ricerca che riuscì perfettamente, dopo un viaggio in una regione remota dell’Afganistan. L’incontro fu estremamente emozionante. Quella ragazzina ormai trentenne e madre, si congratulò col fotografo quando da questi seppe che quello scatto, di molti anni fa, era diventato il manifesto della dignità del suo popolo. Dopo un lungo colloquio, la donna accettò di farsi ritrarre dal Maestro.

Una storia questa, che ha lascia ancora il segno in chi guarda quella foto. McCurry si spinse oltre il ritratto, portò quel volto segnato da tanta sofferenza, a una condizione più alta. Quegli occhi carichi di speranza e di rabbia, sono gli occhi di chi guarda a un mondo nuovo, a una nuova condizione dell’essere umano nella speranza che tragedie del genere, possano essere solo un lontano ricordo.

Così scrisse:

La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente straordinaria come lo era tanti anni fa”

Steve McCurry

Nella foto, continua il viaggio di Anima Fragile.

in fondo all'anima

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Amare un cane? Una forma di amore…

La dott.ssa Stefania Gargiulo biologa, etologa ed operatore SIUA  offre consigli sempre utili a chi possiede un cane che cura con dedizione e affetto. Questo il suo ultimo articolo: “Amare un cane? Una forma di amore…”

Caro lettore, 

in questo articolo ho deciso di discostarmi leggermente dalla figura di “addetto ai lavori” e di parlare di cosa significhi vivere con un cane.

Premetto che più volte ho tenuto fortemente a sottolineare quanto sia importante pensare bene e approfonditamente se adottare un pet o meno, perché loro sono esseri viventi che hanno bisogno di avere tante attenzioni e che comportano molto impegno.

innamorare cane

Detto ciò voglio però dirti cosa significa vivere un cane…

Sì perché per me ci sono due possibilità:

1. Avere un cane

2. Vivere un cane

  • Nel primo caso parliamo dell’accudimento, il dare da mangiare, fare le coccole, portarlo a fare i bisogni. Tutto ciò rientra un po’ nel ruolo di “mamma” ma per un cane tutto questo non basta… lui ha bisogno di creare con te un legame che va al di là di tutte le attenzioni che siamo in grado di dargli.

  • Nel secondo caso è  vera e propria relazione: qualcosa che lega profondamente te e il tuo cucciolo.
    Essa si crea vivendovi a vicenda, ad esempio facendo esperienze insieme: Una passeggiata al mare,in montagna, per la città, esplorare nuovi posti

Capire le debolezze o le paure dell’ altro e cercare sia di proteggerlo che di aiutarlo a superarle, capire quali sono le sua attitudini ed aiutarlo ad esprimerle.. Insomma

, imparare il suo modo di “parlare” e uscire un po’ dalla tua visione “umana” ed entrare nella sua… so che non è facile e infatti ti consiglio se hai la possibilità, di farti guidare inizialmente da un esperto per capire il tuo cane in particolare di cosa ha bisogno e in che modo i parla.

Vivere un cane significa ,inoltre, voler condividere con lui la propria vita totalmente.. È un po’ come quando si è innamorati, vorresti che in tutto ciò che fai o vivi ( nei limiti del possibile) ci sia anche l’altro.

Imparare a vivere un cane è un esperienza unica ed io che sono passata dall’avere un cane ( il mio Chicco) al viverlo mi rendo conto di che enorme differenza vi sia per me ma anche per lui e per la vita che gli offro… Allo stesso tempo il tuo pet ti insegnerà a superare le tue paure ad affrontare il mondo con occhi diversi e ti renderà migliore sicuramente.

Inoltre

e se tu gli permetterai di entrare in relazione con te vedrai che sarà più facile comunicare tra di voi, ti sorprenderà comprendendo i tuoi stati d’animo.

Ti auguro di poter avere anche tu questa opportunità di VIVERE il tuo cucciolo ed insegnare ad amarlo anche ai tuoi figli, sarà per voi un occasione di crescita e soprattutto di “miglioramento”: il cane è come un bambino, non ha filtri, e con la sincerità disarmante che porta dentro ti aiuterà tanto… 

innamorare cane oliver

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Cowash: lavare i capelli in modo alternativo!

Cowash: lavare i capelli in modo alternativo!

La rubrica Beauty di  Stefly continua a regalarti consigli utili: per te che sei donna e  mamma (o donna e mamma;) ) attenta a curare la tua bellezza e a sentirti sempre in ordine. 

Cowash: lavare i capelli in modo alternativo!

Ti parlo del cowash (letteralmente conditioner only wash): è una tecnica di lavaggio molto rapida e delicata e permette l’utilizzo del solo balsamo!

Questo tipo di lavaggio è indicato soprattutto per :

  • chi deve lavare i capelli con frequenza

  • chi ha capelli delicati

  • chi ha capelli molto secchi

  • chi ha capelli crespi

In realtà il cowash è adatto un po’ a tutti i tipi di capelli l’importante è saper calibrare ogni quanto farlo in base alle proprie esigenze.

Io ad esempio lo faccio ogni 2 settimane quando ho i capelli molto secchi.

Ma perché fare il cowash?

Essenzialmente è una tecnica che elimina lo shampoo che spesso contiene delle sostanze lavanti  (tensioattivi) un po’ aggressivi sulla cute, mentre nel balsamo ci sono si sostanze lavanti, ma molto più delicate.

Cosa ti serve per fare un ottimo cowash?

  1. Balsamo fluido possibilmente biologico o con buoni ingredienti, cioè ad esempio senza siliconi o petrolati ( io consiglio lo SPLEND’OR che è facilmente reperibile e anche perché costa poco mentre gli shampoo bio hanno costi abbastanza elevati)

  2. Dello zucchero di canna, in realtà esso è facoltativo ma aiuta a fare un leggero scrub sulla cute

Se non sai come riconoscere un balsamo con un buon inci (ingredienti naturali in sostanza) ti consiglio di scaricare ad esempio un app come questa http://www.biotiful.it/index.php/site/index che è gratuita e ti supporterà nella scelta.

Per quanto riguarda le quantità ognuno dice la sua… di solito si consiglia

  • Mezzo bicchiere di balsamo

  • 1 tazzina da caffè di zucchero

Ma io ti dico di andare ad occhio soprattutto per il balsamo perché dipende dalla quantità e lunghezza dei tuoi capelli.

Procediamo al lavaggio:

  1. Miscela i due prodotti

  2. Applicali sui capelli bagnati e massaggia a lungo finché lo zucchero non si scioglie completamente ( non farà schiuma è normale ma lava non ti preoccupare)

  3. Lascia in posa qualche minuto

  4. Risciacqua abbondantemente!

I capelli dopo sono puliti, morbidi e anche voluminosi… non esagerare con la frequenza però perché i capelli possono appesantirsi dopo diverse applicazioni consecutive!

cowash

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Lunedì in fiaba: “Scarpette rosse”

Lunedì in fiaba: “Scarpette rosse”

C’era una volta una povera orfana che non aveva scarpe. La bimba conservava tutti gli stracci che riusciva a trovare finchè un bel giorno riuscì a confezionarsi un paio di scarpette rosse. Erano rozze, ma le piacevano. La facevano sentire ricca nonostante trascorresse, fino a sera inoltrata, le sue giornate a cercare cibo nei boschi.Un giorno, mentre percorreva faticosamente una strada, vestita dei suoi stracci e con le scarpette rosse ai piedi, una carrozza dorata le si fermò accanto. La vecchia signora che la occupava le disse che l’avrebbe portata a casa con sé e l’avrebbe trattata come una sua figlioletta. Così andarono nella dimora della vecchia signora ricca, e là furono lavati e pettinati i capelli della bambina. Le furono dati biancheria fine, un bell’abito di lana e calze bianche e lucide scarpe nere. Quando la bambina chiese dei suoi vecchi abiti, e in particolare delle scarpette rosse, la vecchia le rispose che, sudici e ridicoli com’erano, li aveva gettati nel fuoco. La bimba era molto triste perché quelle umili scarpette rosse che aveva fatto con le proprie mani le avevano dato la più grande felicità. Ora era costretta a stare sempre ferma e tranquilla, a parlare senza saltellare e soltanto se interrogata. Un fuoco segreto le si accese nel cuore e continuò a desiderare più di ogni altra cosa le sue vecchie scarpette rosse.

Poiché la bambina era abbastanza grande da ricevere la cresima, la vecchia signora la portò da un vecchio calzolaio zoppo, per acquistare una paio di scarpe speciali per l’occasione. In vetrina facevano bella mostra di sé un paio di scarpe rosse confezionate con la pelle più morbida che si possa trovare. La bimba, spinta dal suo cuore affamato, subito le scelse. La vecchia signora ci vedeva così male che non si accorse del colore e glie le comprò. Il vecchio calzolaio strizzò l’occhio alla piccola e gli incartò le scarpe.

Il giorno dopo, in chiesa, tutti rimasero sorpresi da quelle scarpe rosse che brillavano come mele lustrate, come cuori, come prugne ben lavate. Ma alla bimba piacevano sempre di più. In giornata la vecchia signora venne a sapere delle scarpette rosse della sua pupilla. “Non mettere mai più quelle scarpe” le ordinò minacciosa. Ma la domenica dopo la bambina non potè fare a meno di mettersi le scarpette rosse, e poi si avviò alla chiesa con la vecchia signora. Sulla porta della chiesa c’era un vecchio soldato con il braccio al collo. S’inchinò, chiese il permesso di spolverare le scarpe e toccò le suole cantando una canzoncina che le fece venire il solletico ai piedi. “Ricordati di restare per il ballo” e le strizzò l’occhio.Anche questa volta tutti guardarono con sospetto le scarpette rosse della bambina. Ma a lei piacevano tanto quelle scarpe lucenti, rosse come lamponi, come melagrane, che non riusciva a pensare ad altro. Era tutta intenta a girare e rigirare i piedini, tanto che si dimenticò di cantare. Quando uscirono dalla chiesa, il vecchio soldato esclamò: “Che belle scarpette da ballo!”. A quelle parole la bambina prese a piroettare e non riuscì più a fermarsi, tanto che parve avesse perduto completamente il controllo di sé. Danzò una gavotta e poi un valzer, volteggiando attraverso i campi.

Scarpette Rosse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cocchiere della vecchia signora si lanciò all’inseguimento della bambina, la prese e la riportò nella carrozza, ma i piedini che indossavano le scarpette rosse continuavano a piroettare nell’aria. Quando riuscirono a togliergliele, finalmente i piedi della bambina si quietarono. Di ritorno a casa, la vecchia signora lanciò le scarpette rosse su uno scaffale altissimo e ordinò alla bambina di non toccarle mai più. Ma lei non riusciva a fare a meno di guardarle e desiderarle. Per lei erano ancora la cosa più bella che si trovasse sulla faccia della terra. Poco tempo dopo, mentre la signora era malata, la bambina strisciò nella stanza in cui si trovavano le scarpette rosse. Le guardò, là in alto sullo scaffale, le contemplò, e la contemplazione si trasformò in potente desiderio, tanto che la bambina prese le scarpe dallo scaffale e subito se le infilò, pensando che non sarebbe accaduto nulla di male. Ma non appena le ebbe ai piedi subito si sentì sopraffatta dal desiderio di danzare. Danzò uscendo dalla stanza, e poi lungo le scale, prima una gavotta, poi un valzer vertiginoso. La bambina era in estasi, e si accorse di essere nei guai solo quando volle girare a sinistra e le scarpe la costrinsero a girare a destra, e volle danzare in tondo e quelle la obbligarono a proseguire. E poi la portarono giù per la strada, attraverso i campi melmosi e nella foresta scura.

Appoggiato a un albero c’era il vecchio soldato dalla barba rossiccia, con il braccio al collo. “Oh che belle scarpette da ballo!” esclamò. Terrorizzata, la bambina cercò di sfilarsi le scarpe, ma più tirava e più quelle aderivano ai piedi. E così danzò e danzò sulle più alte colline e attraverso le valli, sotto la pioggia e sotto la neve e sotto la luce abbagliante del sole. Danzò nelle notti più nere e all’alba, danzò fino al tramonto. Ma era terribile: per lei non esisteva riposo. Danzò in un cimitero e là uno spirito pronunciò queste parole: “Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finchè la pelle non penderà sulle ossa, finchè di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita”. La bambina chiese pietà, ma prima che potesse insistere le scarpette rosse la trascinarono via. Danzò sui rovi, attraverso le correnti, sulle siepi, e danzando danzando arrivò a casa, e c’erano persone in lutto. La vecchia signora era morta. Ma lei continuava a danzare. Entrò danzando nella foresta dove viveva il boia della città. E la mannaia appesa al muro prese a tremare sentendola avvicinare”Per favore” pregò il boia mentre danzava sulla sua porta, “Per favore mi tagli le scarpe per liberarmi da questo tremendo fato”. E con la mannaia il boia tagliò le cinghie delle scarpette rosse. Ma queste le restavano ai piedi. E lei lo pregò di tagliarle i piedi, perché così la sua vita non valeva nulla. Il boia allora le tagliò i piedi.E le scarpette rosse con i piedi continuarono a danzare attraverso la foresta e sulla collina e oltre, fino a sparire alla vista. E ora la bambina era una povera storpia, e doveva farsi strada nel mondo andando a servizio da estranei, e mai più desiderò delle scarpette rosse.

Hans Christian Andersen

 

fonte foto:
web https://paroledordine.wordpress.com/2014/08/12/fiabe-in-action-le-risposte-che-tutti-cercano/

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Allergie alimentari e reazioni avverse nei bambini

 

La dott.ssa Federica Marchese -biologa e nutrizionista- Psiche&Nutrizione– ti parla delle allergie alimentari e reazioni avverse nei bambini.

Buona lettura!


Il fenomeno delle reazioni avverse agli alimenti nei bambini in età pediatrica è, sicuramente, in ascesa. I sintomi che si manifestano possono essere cutanei (prurito, rash, orticaria, eczema, secchezza), respiratori (asma, tosse, rinite), gastroenterici (diarrea, vomito, stipsi, anemia, dolori addominali e rifiuto del cibo), oculari (edema periorbitale, prurito oculare, congiuntivite, lacrimazione) ecc e la comparsa di queste reazioni sono legate a predisposizioni genetiche e ai condizionamenti ambientali.

Il nostro sistema gastro-intestinale svolge l’importante funzione di digerire e trasformare gli alimenti (sostanze estranee all’organismo) in molecole più piccole e facilmente riconoscibili dal sistema immunitario come non pericolose che riescono a passare la barriera intestinale; quando ciò non avviene correttamente si ha una reazione avversa alla molecola.

riproducibile alla riesposizione a un determinato alimento, per pseudoallergia invece una reazione derivante da una risposta specifica non immune, ma con sintomi sovrapponibili a quelli allergici.

L’intolleranza alimentare è una reazione dipendente dalla difficoltà a digerire e metabolizzare un alimento o un suo componente causata da un suo consumo eccessivo, prolungato o abbondante associato ad una predisposizione genetica (Ministero della Salute 2013).

Esistono anche le reazioni tossiche ad un alimento, ma queste non dipendono dalla suscettibilità del soggetto e sono legate alla presenza di contaminanti o sostanze nocive nell’alimento (pesticidi, micotossine, inquinanti ambientali e sostanze chimiche o naturali).

Tra i maggiori allergeni per i bambini abbiamo: latte, uovo, arachidi e frutta secca, pesce, crostacei, grano, soia, sesamo, additivi alimentari come E102, E211, E223, E224, e dolcificanti come la saccarina e l’aspartame.

Gli E 210 ed E219 sono i benzoati, presenti in succhi di frutta e, bibite ed alcuni farmaci e possono dare orticaria. Il glutammato monosodico è un additivo molto utilizzato negli inscatolati ed è il responsabile della sindrome da “ristorante cinese”, che si manifesta con brividi, tremore, irritabilità.

Nel primo anno di vita il 2,5% dei bambini è allergico al latte vaccino, ma nel terzo anno di vita l’80% di questi perde tale sensibilità e solo il 15% è ancora allergico dopo i 10 anni.

Un discorso molto simile vale per l’allergia all’uovo, la soia e il grano; solo l’allergia alla frutta secca, al pesce e ai crostacei persiste nell’adulto.

Il motivo di tali cambiamenti nel corso della crescita è legato all’immaturità del sistema immunitario e meccanico intestinale, alla flora batterica ancora scarsa quando si è neonati e che man mano che si cresce si sviluppa e rinforza.

Purtroppo per la diagnosi esiste ancora molta confusione attorno ai siatemi attualmente utilizzati e anche quelli di laboratorio e i test cutanei non sono totalmente affidabili… quindi spesso si procede con la dieta a eliminazione dell’alimento sospetto oppure alle diete oligo-antigeniche in cui sono concessi solo alimenti come: agnello, riso, mela, spinaci, lattuga, patate, sale, zucchero, aceto, olio d’oliva.

Le diete elementari vengono consigliate solo nel caso in cui le prime 2 sono state fallimentari perché utilizzano integratori e sostituti dei pasti.

La durata dipende dai sintomi: per le forme acute bastano già 2 settimane, per i sintomi gastro-intestinali occorrono 6 settimane e alcune forme di intolleranze come quella al lattosio o il fruttosio richiedono un’attenzione perenne alla quantità di alimenti ingeriti fino all’esclusione totale a vita nelle forme più gravi, questo è anche il caso della malattia celiaca, reazione avversa alla molecola del glutine.

Se i sintomi ritornano e persistono anche in seguito al periodo di dieta di esclusione bisognerà fare sempre attenzione all’alimento fastidioso, imparando a leggere le etichette, a conoscere l’alimento e la famiglia alimentare a cui esso appartiene perché nutrienti simili ad esso possono scatenare una reazione crociata simile all’alimento incriminato, bisogna verificare sempre alimenti preconfezionati come merendine, salumi, gelati che possono contenere soia, arachidi, albume e, in ultimo, la famiglia dovrà essere ben istruita in caso di reazioni forti in caso di emergenza quindi sarà opportuno consultare un centro specialistico di fiducia.

E’ stato dimostrato che rispettare l’età di svezzamento (4-6 mesi), introdurre un alimento alla volta e allattare al seno sono strumenti utili alla prevenzione di queste reazioni avverse alimentari.

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