L’estate della mamma che lavora non è estate

L’estate della mamma che lavora non è estate.

L’estate della mamma che lavora è un percorso tutto ad ostacoli. Fatto di incastri, coordinamento, organizzazione, e tanta calma e sangue freddo.

Scrivo questo post dopo essere uscita dall’ufficio con il golfino addosso e le gambe gelate e il caldo improvviso appena fuori dalla porta mi ha scatenato un mal di testa di quelli epocali.

La mamma che lavora nel periodo estivo, anziché riposare ha sulle spalle un carico di lavoro molto maggiore.

Scuole e asili sono chiusi per mesi. Ma nessun contratto di lavoro(ad eccezione del personale scolastico) prevede due mesi di ferie estive.

I centri estivi si pagano a settimane e costano come un rene. Ma si sa per un figlio si fa di tutto e di più. O almeno per mantenere un posto di lavoro si fa di tutto e di più, anche il triplo carpiato.

I nonni per la maggior parte lavorano ancora, e quindi nemmeno loro possono avere mesi libero a disposizione.

E cosi la mamma che lavora si organizza. Pianifica.

Due settimane al centro estivo, una coi nonni, una con me, poi altro centro estivo e cosi fino al tanto agognato settembre.

Ma al di al di tutta l’organizzazione c’è anche il lato emotivo della mamma che lavora d’estate che ha un suo peso.

Il caldo amplifica le emozioni. Ogni sforzo fisico è più duro.

Io ripenso alla mia infanzia, col privilegio di passare l’estate al mare, quando le mamme non lavoravano e con un solo stipendio si poteva vivere bene.

Quando l’estate era estate. Era sole, mare, salsedine, spiaggia. Era senso di libertà, aria nuova, amici nuovi.

Era la pelle abbronzata. Ma sopratutto era la quantità di tempo che potevo passare con chi mia amava per davvero.

Oggi.

Oggi mia figlia va al centro estivo. Lei è serena certo, ma la morsa al cuore di lasciarla ogni mattina non me la toglie nessuno.

Il senso di colpa per doverla svegliare sempre al solito orario perché i miei orari non sono cambiati e lei deve per forza adattarsi a quegli orari.

Alla sera che crolla distrutta.

Il senso di impotenza e di insofferenza non me lo toglie nessuno.

Perché non posso farle vivere l’estate che vorrei. Perché in fondo, come me, anche lei non stacca mai, e settembre non sarà un inizio ma una banale continuazione.

Perché corro sotto il sole che in estate toglie il respiro per arrivare prima e darle un minimo d’estate che sia davvero estate.

Perché per una mamma che lavora l’estate è solo una continuazione più difficile dell’inverno.

Perché una mamma che lavora non stacca proprio mai.

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