All’ultima nonna che è volata in cielo. E alla mia infanzia che è finita.

All’ultima nonna che è volata in cielo.

Non posso lamentarmi, a 35 anni avevo ancora una nonna in terra, ed egoisticamente avrei voluto averla qui ancora a lungo.

I nonni rappresentanto l’infanzia, il periodo felice. I nonni sono la dolcezza di abbracci rubati, i consigli saggi e mai ascoltati e i regali sottobanco.

Più cresci più la loro presenza diventa importante, sono il pilastro portante dei ricordi più spensierati. Quando Babbo Natale era l’appuntamento più atteso e la certezza che i tuoi sogni si sarebbero realizzati era scontata.

Non sono mai stata una brava nipote in fondo, non venivo trovarti abbastanza e quando lo facevo ultimamente ero sempre di fretta.

Da bambina odiavo quando mi facevi le treccine e quando mi lasciavano da te io non vedevo l’ora di tornare dalla mamma. Non che da te stessi male, ero solo troppo attaccata alla mia casa.

Ti ricordo nella casa che hai tanto amato, dove la dispensa profumava di pane e la moquette di tempo che passava.

Ti ricordo seduta nel tuo terrazzino che per te era bello quanto il giardino ducale mentre ricamavi le cifre sulle camicie. Ne ho una tutta mia ricamata da te che custodisco gelosamente.

Mi ricordo tutte le uscite della settimana enigmistica nel mobiletto di fianco al divano, io le cercavo sempre per fare il gico di unire i puntini e non ho mai capito come facessi ad essere cosi brava nella parole crociate.

Ricordo il periodo in cui il venerdi sera eravamo tutti a cena da te e tu facevi gnocco fritto per tutti. Ti vedo ancora li nel tuo cucinotto mentre friggi .

Ricordo i passerotti che venivano ogni giorno nel tuo davanzale, insieme gli abbiamo dato tante volte le bricioline di pane avanzate dal pasto. Non mancavi mai al tuo appuntamento.

Le tue buone maniere, e quanto ci tenevi a insegnarmele. A dire sempre grazie e a tenere bene le posate a tavola. Ricordo il giorno che me lo hai insegnato.

La tua emotività che è anche la mia. Le lacrime ad ogni compleanno, ricorrenza, le emozioni che non riuscivi a trattenere. In questo sono esattamente come te.

Le vigilie di Natale ed ogni traguardo importante sempre insieme.

La mia laurea, la nascita dei miei bambini. Qualche soddisfazione te l’ho data.

La certezza e il calore della famiglia che mi ha accompagato nella mia infanzia perfetta, tu ne hai fatto parte. Nei modi eleganti che ti hanno sempre contraddistinto.

E difficile lasciare andare chi ti ha voluto bene veramente e l’altra sera avrei voluto dirti che potevi andare e di stare tranquilla, ma non ci sono riuscita, ti ho detto ci vediamo domani e quel domani non è mai arrivato.

Sei riuscita a stringermi le mani e ti sei emozionata quando ti ho parlato dei miei bambini e oggi loro hanno una persona in meno che li ama su questa terra ma ne hanno una in più che li protegge la lassù.

Adesso voglio immaginarti di nuovo bella e piena di vita, che mano nella mano al nonno ci guardi e ti arrabbi perché ci vedi piangere. Anzi sicuramente piangi anche tu perché non vuoi vederci tristi.

Novant’anni sono un grande dono. Ma anche un tempo lunghissimo impossibile da dimenticare.

Ciao nonna.

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