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Mum shaming: il bullismo delle mamme, la nuova fenomenologia 2.0

Chi tra noi mamme non ha mai chiacchierato fuori scuola? Dai ammettetelo! Ebbene sembra proprio che rientri in uno dei luoghi comuni più duri a morire e pare abbia trovato conferma scientifica: le donne amano i pettegolezzi e li trasformano in strumenti per difendersi. Ma questo non sarà un articolo per dare una fondata certezza alle mamme chiacchierine con l’antipatico vizietto, già perché sembra proprio che alcune di noi non possono resistere al suo richiamo, incantate dai casini della vita degli altri dall’unica colpa si essersi confidati con la persona sbagliata.

Il motivo che porta a sparlare?

Sentirci meglio con noi stesse! Afferma Tania Reynolds, psicologa ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia della Florida State University e autrice dello studio, ha svelato a Bravo Personal Space di aver trovato la prova di quello che abbiamo sempre pensato: chi diffonde voci più o meno maligne lo fa per sminuire una minaccia – generalmente rappresentata da una donna più bella, con abiti più succinti e incline a flirtare gli uomini. E il pettegolezzo non è prerogativa delle insicure: la Reynolds sostiene che le donne molto ambiziose sono quelle che ne fanno più uso.

I danni del pettegolezzo

Inutile dire quanto siano dannose queste donne e per spiegare l’intensità vi citerò la predica di Hoffman in Chiesa, nel film “il dubbio” il quale racconta:

Un giorno va a confessarsi dal prete una donna che dice: ho parlato in giro di una persona. Niente di male, solo un pettegolezzo, un pettegolezzo non è un peccato vero padre? Lo fanno tutti!

E il sacerdote: è un peccato grave. Per capirlo vai a casa tua, prendi un cuscino e un coltello, sali sul punto più alto della casa e taglia a brandelli il cuscino. Poi torna qui.

La donna torna. Cosa hai visto, chiede il prete… Quando ho tagliato il cuscino sono uscite centinaia di piume. Il vento le ha fatte volare via.

Dove sono andate? Ovunque, dice la donna.

Bene, torna a casa e raccogli tutte le piume che hai fatto uscire dal cuscino.
Ma padre, è impossibile, ormai sono ovunque!

Non amo il pettegolezzo, ma è un peccato diffuso. Quindi, chi è senza peccato, come al solito scagli la prima pietra.

Nel mio piccolo mi sforzo di applicare un codice: non dire mai nulla di una persona che non saresti pronto a ripeterle in faccia.

In alternativa, applico il codice del silenzio.

E questo cerco di insegnare ai miei figli.

Mamme pettegole se le conoscete… EVITATELE!

Credits: Autism in the WORLD…Milano…ITALIA

L’autismo…e i “poteri” di un nonno…

Ha sempre avuto un rapporto speciale e privilegiato con suo nipote Davide – 23 anni e un autismo severo – che gli è molto affezionato. Nonno Umberto, 83 anni, in pensione già quando Davide era piccolo, ha sempre dedicato molto tempo ai suoi nipoti(Davide ha anche un fratello di due anni più giovane, Daniele); in estate, finite le scuole, il suo diventava un impegno a tempo pieno durante le vacanze in montagna, ma anche durante il resto dell’anno ogni occasione era buona per vivere e godersi appieno il suo ruolo di nonno. Infinite volte è andato a riprendere Davide all’asilo e a scuola, lo ha accompagnato a terapia, ed è andato perfino una settimana in gita scolastica con lui a Pietra Ligure, quando era alle elementari. È sempre stato una presenza indispensabile ed un punto di riferimento affettivo per Davide. Ha il grande potere di calmarlo e di comunicare con lui senza bisogno di parole. Quando vede il nonno, a Davide brillano gli occhi…e pur nella sua condizione di autismo non verbale, “Nonnobetto”(Nonno Umberto) è una delle poche parole che ha imparato a pronunciare. Tuttora nonno Umberto lo porta a fare passeggiate, ci gioca insieme, gli prepara la merenda, lo aiuta a vestirsi e a farsi la barba…solo lui infatti, riesce – con molta cautela – a prevenire movimenti improvvisi di Davide dovuti a stanchezza o nervosismo.
La foto che pubblichiamo di seguito non è semplicemente l’immagine di una routine quotidiana…ma è l’emblema della cura, della dedizione, della tenerezza…l’AMORE in uno scatto…
Grazie di esserci, nonno Umberto…e di esserci a pieno titolo…grazie a tutti i nonni come te❤

Ecco la mia vittoria verso l’integrazione. 🥁🔝
Chiedo scusa perché questa settimana ho postato cose un pò enigmatiche e sapete insomma che non è proprio nel mio stile, io che scrivo di emozioni dove spesso mi convinco orfana e altre volte un’immensa distesa circense dove tutto diventa stra-ordinario. Ieri sera, sul tardi, la bellissima notizia di essere passata nell’elite dei top blogger italiani, ritenendo “contenuti interessanti” il mio parlare, blaterare di disabilità, il continuo e ridondante messaggio, quasi ostinato, impunito di voler integrare, avvicinare, cucire o meglio incastrare come un pezzo di puzzle l’autismo a questo modo sopravvalutato di vivere la normalità. Poterlo fare su una piattaforma Mondadori a divulgazione estrema è il massimo, per ora ma non ancora. Ancora c’è tanto e tanto.
Un piccolo passo verso l’integrazione continuate a seguirmi su:
Blog.pianetamamma.it/katyg

Vita da mamma versione special 🔝♥️

– Mamma prendiamo un cagnolino
– No!
– Dai mammaaaaa!
– No! Ho detto no e se dico no è no…

😑😑😑😑

Lui è Snoopy un beagle che da ormai due anni è con noi

Si beh alla fine mi hanno convinta, sia chiaro: io adoro gli animali! Solo che conosco le mie due bestioline e il pensiero che potessero fargli del male mi frenava terribilmente, invece sapete una cosa? È stata la scelta più azzeccata che io potessi fare, complice marito insistente che schieratosi dalla loro parte ha iniziato un lavoro subdolo di convincimento fino al mio fatidico sì e, sinceramente parlando, lo ringrazio di questo.


Ok ammetto che Snoopy non sa di essere un cane, crede che Manuel e Daniele siano i suoi fratellini umani, giocano insieme rispettando le regole imposte e sono riusciti a creare un rapporto unico, senza contare quanto i due (umani) si siano responsabilizzati con la suddivisione dei compiti: pappa, acqua e cacca.


Dobbiamo sempre tener presente che con l’arrivo di un cucciolo bisogna aspettarsi alcuni comportamenti:
essendo molto attivi, usano i denti e le zampe per giocare ed esplorare; per scoprire il mondo, nella fase di dentizione canina tendono a mettere la bocca su ogni cosa (cibo, vestiti, mobili e parti del corpo del proprietario) ogni oggetto alla loro portata non è più tuo, anche quelli dei bambini. Da piccolini possono non avere ancora il controllo del morso. I bambini dal canto loro, nella maggioranza dei casi, interagiscono con il cane in modo eccessivo e smisurato, eccitandolo e agitandolo ulteriormente.


Per questo è sempre molto importante la sorveglianza del genitore, soprattutto nei primi mesi di ambientazione tra cucciolo peloso e cucciolo umano, per evitare che il bambino possa involontariamente fare male e magari spaventato, può manifestare varie reazioni fino all’aggressione. Una reazione aggressiva del cucciolo, o anche un morso o un graffio involontario, possono produrre un effetto negativo a lungo termine sul bambino portandolo a sviluppare paura nei confronti del cane.

Ora molto diffusa la pet-terapy. Con il termine pet therapy, neologismo anglosassone, si indica letteralmente la terapia dell’animale da affezione (o Zooterapia), dall’unione dei due termini: pet che significa animale d’affezione e therapy che significa terapia o cura. Utile per gli anziani, bambini e in caso di disturbi psichiatrici.
È stato approvato che un animale domestico aiuta a ridurre il battito cardiaco, cura le ansie e in particolar modo per i ragazzi (adolescenti) li aiuta a sviluppare un senso di responsabilità fiducia e stima, porta a un miglioramento di autonomia, capacità psicomotorie, consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri limiti.

Davvero i cani sono supporto a volte indispensabile anche per disabili fisici e motori. Diventano il bastone che aiuta un anziano a camminare. Ma sanno dare calore, sensazioni, emozioni. Senza chiedere nulla in cambio. Solo amore.
Empatia, loro sanno cos’è.

Un buon decalogo da tenere sempre presente:


(Credit Purina)

1. La suddivisione degli spazi

Condividere sì, ma non sempre e non tutto: per un rapporto sano e proficuo fra il cane e il bambinobisogna che entrambi abbiano degli spazi personali. Il quattrozampe deve essere sicuro che i suoi giochi, la sua cuccia, la sua ciotola del cibo e dell’acqua non gli saranno mai sottratti. Così come il bambino deve avere i suoi spazi privati e puliti.

2. Il cane non è un giocattolo

È bene chiarire fin dal primo momento che il cane non è un giocattolo per il bambino. Quando adotti un cane, prepara i tuoi figli parlando con loro e spiegando che gli animali domestici vanno rispettati: anche loro provano sentimenti come la rabbia, la tristezza, la gioia, e provano sensazioni come il dolore e il piacere.

3. Il cane non è un babysitter

Pensare che il cane sia in grado di prendersi cura di un bambino è sbagliato. Anche se si rivela affettuoso, accudente ed educato. Il cane può infatti provocare involontariamente dei danni al piccolo. Un morso per giocare, un salto troppo irruente, sono episodi che possono velocemente trasformarsi in pericoli.

4. L’adulto deve sorvegliare

Quando i bambini sono piccoli (sotto ai sei anni), è bene che un adulto resti sempre a sorvegliare gli incontri con il cane. È infatti importante ricordare che a volte il quattrozampe interpreta le movenze scoordinate dei piccoli come un pericolo. Anche il bimbo può fare male al cane, specialmente agli occhi e al naso, molto sensibile.

5. Non disturbare il cane

Ci sono dei momenti in cui il cane non vuole e non deve essere disturbato: quando mangia e quando dorme. Non tutti gli amici pelosi reagiscono allo stesso modo e alcuni sopportano docilmente ma altri si arrabbiano molto e in ogni caso si stressano.

6. Condividere le cure al cane

Per un buon rapporto fra cane e bambino, è importante insegnare a quest’ultimo a prendersi cura del cucciolo. Questo contribuisce a instaurare un solido rapporto fra i due e a insegnare al bambino che cosa significa avere la responsabilità di un altro essere vivente.

7. A ognuno il suo compito

Prendersi cura del cane è quindi una regola importante, ma i bambini non possono fare tutto. Insegna a tuo figlio a far trovare al cane una ciotola di acqua sempre fresca e, se ha l’età, a portarlo fuori casa per fare due passi.

8. Evitare l’effetto sorpresa

Se il bambino prende il cane di sorpresa, da dietro o mentre dorme o sonnecchia, l’animale potrebbe impaurirsi e reagire male. Cerca quindi di insegnare al piccolo ad avere un approccio corretto con il quattrozampe.

9. Non urlare

Il bambino non dovrebbe mai urlare in presenza del cane. Questo perché l’animale ha un udito finissimo e si rischia di farlo preoccupare e impaurire.

10. Incoraggia l’amicizia

Il cane non deve avere paura del bambino piccolo così come il bambino non deve averne del cane. Per impostare fin da subito un buon rapporto, da cui nascerà un’amicizia intima ed eterna, è importante stabilire tutte le regole fin dal primo giorno e poi farle rispettare sempre. Il genitore deve sì sorvegliare, ma senza inutili preoccupazioni, e ben presto si accorgerà che sta nascendo qualcosa di importante!

Daniela Crea

Che siate magre o in carne, ahimè care amiche la prova costume è alle porte. Se come me fate parte della tipologia delle organizzatrici dell’ultimo momento, sicuramente non avrete la ben che minima idea di dove passerete le vacanze, e starete cercando come delle pazze sui siti località, alberghi e quant’altro, con il marito che sbuffa e si lamenta che siete sempre le solite disorganizzate.

Certo, per una donna magra e tonica il problema non esiste: che sia in montagna o al mare, con la sua tutina bianca aderente o con il due pezzi, farà un’ottima figura, ma per il resto del mondo il problema esiste, soprattutto se ha qualche chilo in più e non gode di gambe prive di cellulite.

Ovviamente non corro ai ripari per tempo, ma spero in un miracolo dell’ultimo minuto, tipo il film “sette chili in sette giorni”, cerco diete miracolose e mi affido ai rimedi più assurdi trovati in rete… Poi esistono le app che ti ricordano di bere, che ti contano i passi, che ti dicono quando fare ginnastica ecc… Insomma non puoi essere una insopportabile perdigiorno. Oggi l’imperativo è essere attivo sempre, avere mille interessi e aver provato tutta la vasta gamma degli sport, compresi quelli estremi, un po’ come la pubblicità di qualche anno fa di una nota marca di assorbenti, dove le donne con il ciclo si lanciavano col paracadute, facevano le maratone e ogni possibile sport… giammai sarebbero rimaste distese sul divano con un plaid sulle gambe a lamentarsi dei dolori. Se per i miracoli non siamo ancora attrezzate, i prodotti anticellulite di sicuro consentono di dare una scossa al fisico riattivando la circolazione e diminuendo quegli odiosi inestetismi che appunto rischiano di mettere in crisi la prova costume. Ma non dimentichiamo care mamme che una sana alimentazione e l’allenamento costante sono la base per un fisico tonico 365 giorni l’anno, ossia se sei costante vedi i risultati altrimenti peggio per te! Due sono gli step fondamentali consigliati dagli esperti:

• ESFOLIARE
Il primo step per dire addio alla cellulite è lo scrub. Questo prodotto da utilizzare due o tre volte a settimana, andrà a riattivare la circolazione e, allo stesso tempo, a eliminare il primo strato superficiale di cute. In questo modo, il prodotto anticellulite andrà a penetrare ancor più in profondità.

• TONIFICARE E RIMODELLARE
Difficilissimo sarebbe dire addio alla cellulite senza una buona crema pensata appositamente per questo. I moderni prodotti anticellulite sono pensati per tonificare e rimodellare e sono perfetti per agire nelle zone dove gli accumuli adiposi tendono a concentrarsi come, ad esempio, pancia a cosce. Infine non possono mancare i fanghi tra i prodotti destinati a combattere la cellulite, facili da applicare vi sembrerà di essere in una SPA. Si deposita sulla mano una quantità di fango pari ad un paio di cucchiai e si massaggia sulle zone interessate dagli inestetismi cutanei, partendo sempre dal basso verso l’alto. La quantità ideale che deve restare sulla pelle è uno strato sottile e omogeneo che la ricopre completamente, senza eccessi. Successivamente si avvolgono le parti del corpo interessate con la pellicola protettiva in plastica, facendo attenzione a non lasciare zone scoperte. I tempi di posa sono di 45 minuti circa, durante i quali si avvertirà un leggero riscaldamento a livello cutaneo e la sensazione caratteristica del famoso “pizzicorio attivo”, che testimoniano la riattivazione della microcircolazione cutanea.

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

Saverio 17 anni, autistico assunto da Decathlon, l’italia inclusiva ci piace tantissimo

Un progetto nato da due ragazze dipendenti che hanno deciso di dar vita a questo piccolo sogno, grazie ad una congrua donazione da parte di un’associazione territoriale e qui ribadisco l’importanza delle Associazioni quali portavoce ufficiali di noi famiglie e sostenitori dei nostri ragazzi speciali. Vi riporto il video fantastico da vedere, la mamma e il papà lo chiamano bimbo… Un bimbo di 17 anni, l’amore di una famiglia che non si arrende ♡

Un’altra idea per riciclare le uova di cioccolata è sicuramente il Nesquik. Ok calma, calma vi starete chiedendo come sia possibile fare quel golosone in casa… Invece si può e anche senza lattosio e zuccheri aggiunti, vi spiego come:

~~~~~~~~~~ingredienti~~~~~~~~~~

• 100 gr cioccolato
• 5 cucchiaini di cacao amaro
• un vasetto di vetro ermetico o una semplice scatola per alimenti.

~~~~~~~~~~procedimento~~~~~~~~


Usate il cioccolato avanzato dalle uova di Pasqua, se vostro figlio è intollerante al lattosio potete prendere quello fondente, mettete tutto nel mixer aggiungendo il cacao amaro.
Frullate pochissimi minuti ad alta velocità
ATTENZIONE A NON FAR SCALDARE TROPPO LE LAME altrimenti rischiate di fare una fonduta di cioccolata. 😆
In pochi secondi otterrete una polvere di cioccolato dal gusto identico al Nesquik, chiudete tutto nella scatola e conservate in frigo 😋

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Daniela Crea

Esiste il giallo, il verde, l’arancione e il rosa…. no non sto parlando dei colori più usati in primavera, ma del colore dei correttori, nostri alleati contro le maledettissime occhiaie…Nulla distrugge l’autostima di una donna più di questa frase detta da una collega sul posto di lavoro: ” hai una faccia questa mattina! Non sei riuscita a truccarti o non hai dormito?”. In realtà magari non avrò dormito benissimo, però speravo di aver fatto un buon lavoro con il trucco e invece niente: il koala che è in me è emerso con i suoi bellissimi oblò neri…Santa pazienza, non solo mi sono dovuta alzare un’ora prima per truccarmi, togliendo del sacrosanto riposo al mio fisico già minato dal lavoro, a casa e fuori, ma mi devo sorbire pure la ramanzina sulla mia mancata bravura da truccatrice! Ovviamente chi ti fa notare la tua bruttezza mattutina è perfetta e riesce senza alcuno sforzo a fare la madre, a lavorare e ad uscire di casa in tempo e perfettamente truccata. Che poi io appena arrivata a lavoro cerco subito il distributore del caffè, mica faccio la lista delle imperfezioni delle colleghe… forse alcune volte, ma ribadisco e si metta a verbale ciò che affermo, sono un tantino felice del brufolo enorme comparso sul viso perfetto della collega antipatica, ma è un attimo di gioia che dura giusto il tempo di ritrovarmi travolta da qualche problema da risolvere. Comunque, ho studiato diligentemente e invece di ostinarmi a camuffarle con strati di make up, ho deciso che era meglio andare alla radice del problema! Se siete amanti dei metodi casalinghi, esistono dei rimedi fai da te:

• prendete due dischetti di cotone e immergeteli nel latte freddo, ora posizionateli sotto gli occhi, lasciando agire per 5 minuti. L’acido lattico riduce il gonfiore e il colore scuro tipico delle occhiaie.
• Preparate una maschera all’argilla rosa con un cucchiaio di argilla e tre di acqua distillata, se avete la pelle sensibile usate due cucchiai di acqua distillata, uno di argilla e uno di olio di mandorle dolci o di olio di oliva

Se invece come me appartenete alla categoria maldestre, dopo avere sporcato tutta la casa e non aver risolto nulla rivolgetevi al trucco e alle creme contorno occhi. Tra i correttori da usare quelli ai colori giallo e verde neutralizzano i rossori, l’arancione dissimula il blu e il viola, il rosa contrasta il grigio. Gli esperti affermano che è importante applicare il correttore aranciato solo dove vediamo l’occhiaia più scura e non su tutto il contorno occhi, altrimenti perdiamo l’effetto di correzione. Per uniformare il colorito applichiamo il fondotinta su tutto il viso, compreso il contorno occhi tamponandolo, in modo da non trascinare il prodotto applicato in precedenza. Un rimedio che agisce nel lungo periodo, invece, prevede l’utilizzo di creme per il contorno occhi formulate con correttori e pigmenti ottici che sfruttano la luce, riflettendola, e con principi attivi che agiscono direttamente sulle cause dell’occhiaia, per esempio la vitamina C.

Ecco i migliori 5 correttori:

Studio Finish di Mac
Un correttore compatto cremoso dall’altissima coprenza, ottima durata e con Spf 35, perfetto per il periodo estivo.

Fra i correttori aranciati, perfetti per nascondere le occhiaie più scure, Erase Paste di Benefit.
Il suo sottotono caldo-albicocca neutralizza perfettamente il colore scuro delle occhiaie e illumina immediatamente lo sguardo.

CC Perfezione Correttori Universali Pre-Trucco. 4 colorazioni in un’unica palette, pratica da portare in borsetta per i ritocchi durante la giornata.

Matitone correttore di PuroBio Cosmeticsquesto matitone di PuroBio Cosmetics che, grazie alla formula a base di oli vegetali di albicocca e soia, garantisce una lunga tenuta senza appesantire lo sguardo.

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

È arrivato il momento dei piatti primaverili, quelli che si mangiano con le mani, gustosi, saporiti e quale migliore pietanza del Danubio salato. Si tratta di una torta rustica tipica Campana, morbido Pan brioche dal ripieno salato.

~~~~~~~~~ingredienti~~~~~~~~~~

Per la base brioche:
550 gr farina manitoba
230 latte (Io ho utilizzato quello vegetale)
40 gr olio extravergine d’oliva
30 gr zucchero
1/2 bustina lievito di birra
10 gr sale fino

Per la farcia:
300 gr macinato misto
1 uovo intero
5 gr sale
1 patata grattata
1 aglio tritato (se piace)
1 pizzico di pepe nero

Per la doratura:
1 tuorlo sbattuto con latte vegetale

~~~~~~~~~preparazione~~~~~~~~~~

Iniziamo dalla base perché dovrà poi lievitare almeno 4 ore (O comunque fino al raddoppio). In un pentolino intiepidire il latte, aggiungere lo zucchero il lievito e mescolare.

Mentre il lievito si attiva (ci vorranno 5 minuti) mettere in una ciotola capiente la farina, il sale e l’olio. Aggiungere il latte e impastare energeticamente per 10 minuti; dopodiché lasciate riposare.

 

Preparare la farcia e riprendere l’impasto lievitato, formare un filoncino e tagliare a rondelle (con questa dose usciranno circa 16 bignè).

 

Appiattite con le mani, riempite e formate il bignè chiudendo per sotto fino a formare una piccolina pallina liscia.

Ripetere e lasciare nuovamente in lievitazione per un paio d’ore.

Spennellare con un tuorlo, latte vegetale e cospargere a vostro piacimento con dei semi (sesamo, anice, lino, zucca… c’è una vasta scelta).

Infornate tutto a 180° per 35 minuti forno statico.

Varianti.
Per un piatto da servire durante l’aperitivo potete utilizzare come ripieno:
– Prosciutto cotto e scamorza
– Tonno e peperoni
– Philadelphia, zucchine e speck
– primo sale e capperi