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Un classico della cucina italiana, decisamente adorato dai bambini è il polpettone; in realtà dovrei fare un corso su “come fotografare un polpettone cotto” perché credetemi, fare un servizio fotografico al polpettone così buono, profumato, invitante senza divorarlo prima è una vera faticaccia!

Esistono diverse varianti io oggi vi propongo un ripieno di stracchino e patate…

 

~~~~~~~~~~ingredienti~~~~~~~~~~

500 gr macinato misto
5 patate
1 uovo
2 cucchiai di parmigiano
100 gr di stracchino
Sale e pepe q.b.

 

~~~~~~~~~~procedimento~~~~~~~~

Lavorare insieme il macinato con l’uovo, il parmigiano e un pò di sale e pepe.


Stendete sulla carta forno formando un rettangolo e cospargete con lo stracchino.
Nel frattempo lessate e pelate le patate schiacciandole per bene.


Aggiungete sale e pepe (non occorre altro parmigiano) e adagiate sopra lo formando l’ultimo strato.


Arrotolare aiutandovi con la carta forno e se volete dare un pò di croccantezza potete spolverare con una manciata di pane grattato.


In forno statico per 40° minuti a 180°

 

Il caldo è finalmente arrivato e come non aspettarsi subito le colonnine in impennata sul rosso dei 30° 😵😵😵 e devo ammettere che quest’anno non vedevo l’ora! Forse perché i ragazzi sono più grandi e tra compiti per le vacanze e giochi all’aperto riescono a darmi una tregua, insomma non hanno più l’età del “non toccare, stai attento, non salire sui mobili…” l’indipendenza dei 7 e 8 anni li rende complici, tanto pigri e per le piccole cose, quelle che interessano a loro ovviamente, indipendenti.
Certo questo non vuol dire che il caldo non sia complice di nervosismi o cali improvvisi di energie d’altronde i nostri bambini sudano anche solo nel parlare figuriamoci con temperature bollenti, quindi prestate sempre molta attenzione alla giusta idratazione corporea, soprattutto neonati e bambini piccoli in quanto più facilmente esposti alla disidratazione.

Che cos’è la disidratazione?
Diminuzione dell’Acqua corporea, solitamente associata a una diminuzione di altre sostanze presenti nel sangue e nelle secrezioni, chiamate elettroliti.

Bilancio idrico, quanto bere?
Nelle prime età della vita il ricambio idrico è molto più attivo rispetto a quello di un adulto, per bilancio idrico si intende il cambio tra liquidi introdotti (acqua, bevande, parte acquosa degli alimenti) liquidi eliminati (sudorazione, feci, urine, lacrime, respirazione) in un neonato questo ricambio è pari al 20% del suo peso corporeo perché il bambino piccolo ha una superficie corporea relativamente maggiore rispetto alla massa e necessità di una quantità di acqua più abbondante per il proprio fabbisogno idrico. Per questo motivo la presenza di disturbi che possono limitare l’assunzione di liquidi o che ne aumentino le perdite (come vomito, diarrea, febbre o iperidtosi) possono indurre disidratazione molto facilmente nel bambino piccolo.

IL FABBISOGNO IDRICO AUMENTA CON L’AUMENTARE DELLA TEMPERATURA.

Quali sono i sintomi della disidratazione?
LIEVE —–> nervosismo, aumento della frequenza cardiaca, affanno durante la respirazione, diminuzione delle urine, letargia e irritabilità.
GRAVE —–> perdita di peso del 10%, stato di shock, pelle fredda e cianotica, frequenza cardiaca elevata, polso debole, sonnolenza.

La cura.
Nella disidratazione lieve, moderata, se non presente il vomito, può essere sufficiente far bere al bambino soluzioni costituite da acqua, zuccheri e sali minerali. Nel caso di allattamento al seno il bambino può continuare l’alimentazione al seno e aggiungere (tra una poppata e l’altra) qualche cucchiaino di soluzione reidratante.
Nel caso di disidratazione grave è necessario il ricovero in ospedale per sottoporre il bambino ad una reiterazione continua per via endovenosa.

Daniele Crea

Non so voi care amiche, ma se esistessero le Olimpiadi del Rimuginio sicuramente arriverei prima. Del resto l’Enciclopedia Treccani dà un ‘ottima definizione del Rimuginare: agitare nella mente o nel cuore, pensare molto e a lungo sopra una cosa, quasi rivolgendola in tutti i versi. Esattamente cosa avviene nella mia testolina, ogniqualvolta mi succede qualcosa che reputo ingiusto ma al quale non riesco ad opporre la giusta reazione e che, in parole povere, consisterebbe nel tramutarsi in una iena e rispondere per le rime. Puntualmente ci penso, ci ripenso, sulla macchina al ritorno dal lavoro rivivo la scena e mi vengono in mente le parole giuste sottolineate dal sarcasmo unito al tono sprezzante, dopo però! Ma la cosa più assurda avviene quando non penso ad un avvenimento recente, ma a fatti accaduti al liceo, all’università, con il primo fidanzato ecc… In un’era in cui va molto il metodo Marie Kondo con cui ci si libera di vecchie cose per fare spazio al presente e al futuro sembra assurdo non applicare questa tecnica del decluttering liberatorio anche alla mente.

Eppure è dannatamente più facile liberarsi di un vecchio divano che dire addio alle idee ossessive. Capire come mai siamo continuamente sommersi da pensieri negativi ci aiuta a spezzare un meccanismo mentale molto tenace, che deriva secondo la scienza da quando eravamo uomini primitivi e, quindi, possibili prede per le bestie feroci e soggetti a calamità naturali improvvise. Vivere in uno stato d’allerta ci ha consentito di sopravvivere e prosperare. Purtroppo, però, questo stato di costante tensione fa sì che ci si arrovelli continuamente su preoccupazioni legate al passato o al futuro, con conseguenze inevitabilmente negative per il nostro benessere. Perché anche se non ce ne rendiamo conto aumentano adrenalina, dopamina e cortisolo, sostanze che, se rimangono a lungo nell’organismo, hanno conseguenze negative sull’umore e sulla capacità di concentrazione, oltre a indebolire il funzionamento del sistema immunitario. Stiamo sperimentando l’overthinking, il pensarci troppo, il rimuginare, quello che gli specialisti chiamano pensiero ruminativo. Girando un po’ su internet ho trovato un blog davvero interessante. Andrea Giuliodori un ingegnere, nato e cresciuto tra le ridenti colline marchigiane e che oggi vive e lavora a Londra. Appassionato di Crescita Personale da ormai 15 anni, stanco delle balle di alcuni para-guru, ha deciso di raccontare a modo suo il miglioramento personale e di farlo proprio attraverso un blog: EfficaceMente.
Egli propone tre strategie per smettere di rimuginare:

1. Sostituisci i “Perché”

Quando i nostri “perché” sono rivolti al futuro e ai nostri obiettivi generano in noi motivazione, ma se sono rivolti al passato e ai nostri problemi generano in noi frustrazione. Ogni volta che senti arrivare uno di questi inutili “perché”, prova a ripetere nel silenzio della tua mente questo pensiero di Marco Aurelio, filosofo stoico, scrittore ed imperatore romano:
“Niente capita a nessuno, che questi non sia per natura in grado di reggere.”
Marco Aurelio.

2. Utilizza un “albero dei guai”

L’albero dei guai è uno dei metodi più efficaci per imparare a lasciarsi alle spalle problemi e preoccupazioni che non dovrebbero intossicare la nostra vita. Se avete una pianta fuori dalla porta di casa o se c’è un cespuglio, quando rincasate la sera fate questo esercizio: toccate le punte delle foglie oppure i rami e fingete di attaccarvi a una a una le vostre preoccupazioni. Non appena avrete attaccato ogni vostro guaio, vi sentirete più leggeri. L’indomani, uscendo, toccate di nuovo i rami e riprendetevi ogni vostro pensiero. L’esercizio sembra sciocco, lo ammetto, ok sembra anche da psicopatici, pensate se i vostri vicini vi vedessero la sera avvicinarvi al cespuglio condominiale e mimare il gesto di appendere qualcosa, tipo le palline sull’albero di Natale! Però così potreste riuscire a lasciare fuori dalla porta tutte le preoccupazioni, e magari alcune già si sono dissolte col buio della notte.

3. Rifugiati nel tuo “monastero”

Immagina che nascosto tra le pieghe della tua mente ci sia un luogo sacro, un monastero. Ogni volta che lo desideri potrai rifugiarti nel tuo monastero e lasciare fuori tutto quel vociare petulante che intasa i tuoi pensieri. Un consiglio: per rendere questa visualizzazione efficace, ritagliati ogni giorno qualche minuto ed immagina nei minimi dettagli di avvicinarti a questo monastero e di entrare nella “stanza del silenzio” dedicata a te e a te soltanto. Dopo queste strategie crederete sicuramente che io abbia bevuto, oppure che abbia bisogno di una bella vacanza!

Sperimentare non costa nulla care lettrici, al massimo rifugiandoci nel nostro monastero, troveremo finalmente le tende adatte allo studio, avvicinandoci ai cespugli apprezzeremo di più il giardinaggio, infine citando Marco Aurelio alla pizzata di fine anno faremo una magnifica figura!

 

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special 

“arte marziale” che significa letteralmente “arte di Marte“, il dio romano della guerra e sono l’insieme di tecniche di attacco e difesa personale, elaborate nell’antichità in Cina, India, Giappone e Corea, caratterizzate da una forte connotazione dottrinale.
Oggi, queste tecniche sono state adattate a una pratica prevalentemente sportiva: aikido, judo, jujutsu, karate, kendo, kung fu, sumo.

Sfatiamo subito che le arti marziali siano uno sport aggressivo, da maschio Alpha e combattente tutto calci e pugni; al contrario siamo di fronte una disciplina e come tale richiede autocontrollo, precisione e forti equilibri interni.

Vi racconto la mia esperienza da genitore.
Ho deciso di iscrivere Manuel a judo sei mesi fa, lui è un bambino fortemente emotivo, insicuro, un pò goffo, rispecchia quello che in terminologia scientifica viene definito oggi un *siblings (*fratello di un disabile). Manuel con il passaggio dalla materna alla primaria ha avuto un regresso come quasi tutti i bambini durante questi step che faticano nel doversi nuovamente integrare, avere delle regole e improntare una metodica di studio del tutto nuova: lettere, parole, percezione del foglio, righe, spazi, quadretti; il tutto finalizzato per portare ad un aumento della concentrazione e rendimento. La scelta del judo è stata sicuramente una tra le migliori, dopo un solo mese i risultati arrivarono in crescendo:


E non solo! Un aumento netto della percezione di sé e dell’altro, dell’autostima, del rendimento scolastico e anche sul motorio: movimenti più fluidi, meno rigidità agli arti inferiori.

Quindi in base alla mia esperienza ecco alcune domande tra le più comuni alle quali posso rispondere.

Manuel presso A&M judo Lattanzi

È uno sport adatto a tutti?

Si! È principalmente indicato verso quei bambini che manifestano scarse capacità di concentrazione o autocontrollo. Per eccellere occorre molto rigore, molta autodisciplina. Ti insegnano a prendere decisioni veloci (per parare i colpi) ma considerando le conseguenze e soprattutto tenendo in considerazione l’avversario, a cui non si vuole far male.

Perché è così importante come disciplina?

Come già detto non parliamo solo di lotta ma bensì di un’arte (arte marziale) e un’artista è uno che non fa le cose a caso e che riesce, tramite un metodo o un non metodo, a esprimere più o meno perfettamente quello che ha dentro, che sia un’emozione, un’idea o un’intuizione, da questa non precisione deriva lo spirito marziale. Inoltre è uno sport completo che coinvolge tutti i muscoli e le articolazioni del corpo, lavorando sulla coordinazione e sulla mobilità articolare e attraverso l’apprendimento di determinate posture il bambino acquisisce gradualmente la conoscenza, la consapevolezza e il controllo del suo corpo.

Quali insegnamenti può trarre un bambino attraverso il judo?

È uno sport fatto di rispetto in cui la forza intesa come potenza diventa marginale, lasciando spazio alle emozioni: passione e quiete, umiltà e fiducia in sé stessi. L’aumento della propria percezione e la capacità di confrontarsi con la realtà.
Nel judo si studiano i punti di squilibrio dell’avversario per farlo cadere a terra. Tutto il combattimento si basa sul contatto diretto con l’avversario verso il quale si possono usare lanci o ribaltamenti, tecniche di braccio, gamba o anca su punti di leva ben precisi, prese, sbilanciamenti, immobilizzazioni a terra. Si impara a cadere senza farsi male.

Manuel presso A&M judo

Vuoi un altro motivo per iscrivere tuo figlio a judo?

In molti sport esiste una forte componente in competizione e si deve dimostrare di essere migliori, portando i propri figli ad una soglia psicologica di stress altissima, in un allenamento di Judo non c’è per forza da
vincere, ma da migliorare una tecnica, fattore che contribuisce ad aumentare l’autostima con equilibrio e sicurezza. Chi è aggressivo perché vuole ‘vincere’ a tutti i costi non è considerato un bravo judoka. Un fattore emotivo quindi non trascurabile, sport ottimo anche per bambine. Potrei andare avanti ancora ma, per farla breve parlo di uno sport che dà opportunità ai bambini di sviluppare qualità che serviranno loro per tutta la vita e per dar loro l’opportunità di far del bene alla vita degli altri.

Se sei di Roma o castelli romani ti consiglio dove poterlo iscrivere fare gratuitamente una prova e trovare due maestri eccezionali: A&M judo

La discriminazione che parte dai bassi fondi di questi esseri veramente indegni, di quanta cattiveria è capace l’umanità e soprattutto dov’è finita questa umanità? Ennesimo caso di violazione dei diritti umani, discriminazione, bullismo e la cosa più grave è che domani nessuno ci penserà più.

Zoppa, ma mai arresa!”. Valentina Tomirotti sintetizza così, sul suo profilo Instagram.
In carrozzina contro Salvini, un leghista le strappa il manifesto urlando “sei handicappata”

È successo a Mantova: la denuncia è di Valentina Tomirotti, 36enne affetta da displasia diastrofica

Valentina aveva esposto un manifesto con scritto “Hai rotto i barconi“, che faceva compagnia ad altri due cartelli con scritto: “La libertà è partecipare, non sottomettere” e “saremo le mosche nella tua minestra”.
La protesta, pacifica e silenziosa, non è piaciuta a un anziano sostenitore di Salvini, che come raccontato dalla stessa Tomirotti ha strappato il cartello sotto la carrozzina della donna e poi le ha urlato contro: “sei handicappata“.
La polizia, presente sul posto, ha allontanato il leghista ma, come racconta la stessa ragazza, non le hanno chiesto come stesse: “non posso accettare che una rimostranza pacifica non venga accettata. Qual era il suo problema? Non mi ha ferito tanto la frase, ci sono abituata, quanto il gesto di strappare quel cartello“.

Valentina siamo con te. Siamo tutti Valentina ♡

Daniela Crea

Programmare le vacanze non è mai un compito semplice, soprattutto quando sei sposata e hai un figlio novenne.
Da ragazza (oddio si dice ancora così?), con le amiche all’ultimo minuto si decideva e seduta stante si partiva, non importava se l’albergo non era nella realtà come sul sito, se il tempo non era sempre bello, l’importante era divertirsi lontano da casa, conoscere posti nuovi e anche mettersi alla prova. Ora divenuta ammogliata e con prole, le vacanze si devono programmare per tempo, si devono controllare tutti i siti possibili e degli alberghi, tutti i commenti lasciati dai clienti… insomma una noia mortale! non dico di partire all’avventura ma esisterà la giusta via di mezzo?

Se fosse per me affitterei un camper e partirei, ma l’uomo che da dodici anni condivide con me il sacro vincolo del matrimonio non è per nulla d’accordo, anzi quando ne parlo mi guarda come padre Karras guardava la piccola Regan nel film L’esorcista. Effettivamente non mi capacito neanch’io di questo amore verso i camper, i miei genitori erano amanti delle comodità, tutt’al più ci spostavamo in macchina anche per lunghi viaggi perché a mio padre piaceva guidare, ma mai e dico mai mia madre avrebbe dormito in tenda o in roulotte!
Eppure, come non si può adorare 12 metri d’amore, film del 1954, diretto da Vincente Minnelli, pellicola di culto nell’ambiente degli appassionati di camperismo e turismo in roulotte?
Non vi annoierò raccontandovi la storia ma dirò soltanto che la protagonista è la strepitosa Lucille Ball, e che i dodici metri in questione sono quelli di un magnifico camper. In fondo alla base dell’amore verso il camper c’è sicuramente il senso di libertà, il non essere vincolato da orari da rispettare per prendere i mezzi pubblici e il potersi fermare a dormire ovunque, in un bosco, in riva al mare ecc…Oltretutto in un ambiente così piccolo devi necessariamente rinunciare al superfluo ed incominci ad apprezzare realmente la natura e l’ambiente che ti circonda. Sbirciando un po’ su instagram mi sono accorta di non essere la sola amante di questo tipo di vita che viene definita, Vanlife. Letteralmente si traduce come “Vita da Van” ed è una scelta che sempre più persone stanno prendendo, soprattutto negli Stati Uniti.

Ma Cos’è la Vanlife?
Secondo la definizione data da Gianluca Gotto, nomade digitale, (un nomade digitale è una persona che svolge un lavoro in remoto e ha quindi la possibilità di vivere viaggiando) che scrive sul blog mangiaviviviaggia “si tratta di uomini e donne che vogliono scappare dalla cosiddetta “ruota del criceto”, quell’esistenza infernale fatta esclusivamente di lavoro, noia e azioni ripetitive. Loro hanno trovato una via di fuga in un van, che diventa al tempo stesso un mezzo di trasporto e una casa.” Se vi sembra una scelta di vita troppo drastica, sono d’accordo con voi, gli americani non amano le mezze misura (basti pensare alla pizza con l’ananas!), però al tempo stesso amo questa ricerca di libertà e leggerezza, questo pensare di essere liberi durante il fine settimana, dopo una settimana lavorativa magari massacrante, di partire all’avventura, di poter raggiungere mete dove la natura è ancora incontaminata. Ovviamente anche l’occhio vuole la sua parte, quindi sia i vestiti indossati, sia i van su instagram sono super glam!
In tema fashion, la Vanlife si idealizza in un mix tra neo-romanticismo bohémien, allure gipsy, amarcord hippy, beach wear da surfer, senza dimenticare quel tocco grunge che fa sempre shabby chic.

 

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

Papà di un bambino disabile diventa le sue gambe per rendere felice il figlio.

Quanto è importante l’inclusione dei bimbi disabili: «Vanno integrati e motivati. L’emozione di una partita di calcio può far scoccare la scintilla e fare miracoli. Non posso che ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile che mio figlio, oltre la sua grave disabilità, potesse giocare a calcio insieme ai suoi coetanei». Dichiara il papà, Mario Treviño González che realizza il sogno del figlio disabile di giocare a calcio: «L’ho reso felice, sono io le sue gambe»

I papà non sono come le mamme, sono più pratici, razionali e concreti; un papà che ama il proprio figlio è in grado di fare cose straordinarie per lui è il caso di Mario Treviño González, in Messico, padre di un ragazzino di 12 anni a cui ha dato il suo stesso nome. Nel 2018 si è licenziato per seguire a tempo pieno il figlio, gravemente disabile sin dalla nascita a causa di una malformazione cerebrale, una dislocazione dell’anca e una grave forma di scoliosi. A causa della sua condizione, il piccolo Mario non può parlare ed è costretto a stare su una sedia a rotelle, ma ha sempre sognato di giocare a calcio e, grazie ad una deroga della federazione giovanile, da quattro anni può divertirsi insieme ai suoi coetanei. Con la maglia numero 0, infatti, papà e figlio scendono in campo insieme e il ragazzino viene guidato lungo il campo dal padre, a cui però è tassativamente vietato toccare il pallone.

«Ora sono io le sue gambe, sono io a spostarlo, a portarlo a scuola, agli allenamenti due volte a settimana e alle terapie necessarie per le sue condizioni di salute. Sono felicissimo di potermi dedicare al 100% a lui» – ha dichiarato papà Mario a El Diario de Juarez – «Il suo problema, ora, è solo di natura motoria: psicologicamente sta bene, so che ora è felice perché finalmente, dopo tanti momenti difficili, vedo mio figlio sorridere. Il calcio, per lui, è stata la migliore tra tutte le terapie a cui si è sottoposto».

Non c’è dubbio che il latte materno sia un alimento unico che contenga tutti i nutrienti di cui un neonato ha bisogno per crescere i primi mesi di vita, io purtroppo ho fatto due tagli cesareo anche abbastanza vicini, con Daniele il parto d’emergenza non mi ha permesso poi di attaccarlo subito al seno in quanto ha passato una settimana in incubatrice e seppur aiutandomi le ostetriche in ospedale non siamo riuscite a tirare fuori una goccia di latte optando subito per il latte in polvere, mentre con Manuel, nonostante il cesareo sono riuscita ad allattarlo per qualche mese, seppur in quantità ridotte alternando seno e biberon. Con entrambi ho poi provveduto allo svezzamento al 4° mese come da tabella pediatrica.

Intorno ai 4 mesi si da il via allo svezzamento, una fase importante e delicata che porta il bambino ad assaggiare i primi cibi solidi, diversi dal latte, e la mamma a fare i conti con mille dubbi, domande e certamente una bella dose di entusiasmo.

Linea guida per lo svezzamento.
• Mai iniziare prima dei 4 mesi
• Gli alimenti devono essere composti da un unico ingrediente
• il glutine dopo i 6 mesi
• i vegetali contenenti nitrati dopo i 6 mesi
• non bisogna aggiungere zucchero né sale
• non somministrare nel primo semestre cibi allergizzanti
• non usare latte vaccino nei primi 12 mesi

Perché iniziare dopo i 6 mesi.
I bambini dopo i 6 mesi hanno una buona coordinazione neuromuscolare, ovvero la capacità di deglutire e inghiottire cibo.
Hanno un sistema digestivo maturo.
Un’efficace funzionalità del rene
Un sistema immunitario adeguato per ridurre il rischio di allergia.

È molto importante rispettare i tempi e i bisogni del bambino, uno svezzamento forzato può creare stati di ansia legati al momento del pasto che possono persistere per anni, bisogna abituare gradualmente la separazione dal seno o biberon. Si consiglia quindi di operare con la massima serenità ricordando che:

– Ciò che il bambino non mangia oggi lo accetterà un altro giorno;
– la carne, il pesce e le verdure sono importanti, ma se il bambino lo rifiuta si può aspettare e proporli gradualmente;
– la dieta deve essere varia, ma non si verifica nessun problema se in questa fase delicata un bambino ne preferisce una monotona;
Р̬ abbastanza frequente la preferenza per un solo alimento, poi passa;
– qualche macchia sul viso o una scarica di feci liquide non sono diagnosi immediata di allergia;

Falsi pregiudizi.
La banana e l’arancia sono pesanti
La carne è indispensabile
L’uovo fa male
Le mandorle sono pericolose

Affidatevi sempre al vostro pediatra.

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Perché utilizzare la farina di canapa sativa?

I semi di canapa sono uno degli alimenti con il più alto valore nutrizionale. Contengono circa il 25% di proteine, in una combinazione unica nel mondo vegetale, poiché in esse sono presenti tutti e 9 gli aminoacidi essenziali, ovvero quelli che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare. Gli aminoacidi sono i mattoncini con i quali il nostro corpo costruisce le proteine utili, come le immunoglobuline,  alla base del funzionamento del nostro sistema immunitario.

Io utilizzo questa

Nei semi di canapa si trova inoltre una frazione grassa (35%) di ottima qualità,  costituita per circa 3/4 da una miscela di acidi grassi polinsaturi, fondamentali per la regolazione dell’attività di numerose ghiandole,  dei recettori nervosi e dei muscoli. Tra gli acidi grassi, gli Omega 3 e gli Omega 6 sono presenti in una proporzione particolarmente benefica, necessaria per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la regolazione del metabolismo.

Buono anche il contenuto di vitamine, in particolare la vitamina E, un potente antiossidante, le vitamine  A, PP,  C e quelle del gruppo B (esclusa la B12). Contengono inoltre molti minerali,  tra cui calcio,  magnesio e potassio.

Veniamo alla ricetta.

250g farina manitoba
200g farina 00
150g farina di canapa sativa bio
15g sale
300ml di birra

  • Se volete potete aggiungere un pizzico di lievito di birra anche se la birra stessa è già di per sé agente lievitante
  • Non mettete olio perché la farina di canapa sativa è molto grassa.

 

Preparare l’impasto mescolando le farine, il sale e infine la birra. Impastate fin quando non diventa un panetto liscio lasciate in lievitazione per 4 ore o fino al raddoppio.

Riprendere l’impasto dopo la lievitazione e impastare nuovamente posizionando tutto nello stampo da plum cake.
Lasciare lievitare per altre due ore e infornare a 180° per 30 minuti.
Et voilà 😋

Daniele Crea

Se come me ormai contate i giorni che vi separano dalle tante agognate ferie, starete cercando anche i costumi da poter sfoggiare al mare, perché diciamolo pure non è vacanza se non ci si brucia al primo sole, con conseguente eritema, e non ci si bagna nelle acque dei nostri mari. La montagna lasciamola all’inverno, in estate esistono solo due parole: sole e mare. Ecco però sorgere il problema: comprare il costume adatto con la carnagione di Morticia Addams, sotto la luce e davanti allo specchio impietoso dei camerini dei negozi, che scoraggerebbero anche Adriana Lima, ok forse lei proprio no, comunque qualsiasi donna non simile ad una dea. Tra le tante marche di costumi, quella che sicuramente ha più colpito noi donne, è la collezione 2019 di H&M. Capirete che non si tratta del classico spot beachwear.
Ecco spuntare silhouette di tutte le taglie, modelle dai corpi differenti e con caratteristiche diverse. Un inno insomma alla body positivity, quel movimento che vuole trasmettere un messaggio positivo nei confronti del proprio corpo – anche in presenza di difetti – che ha scatenato gioia e stupore nel mondo della moda.
Soprattutto per questa estate le scelte che abbiamo sui modelli dei costumi sono molteplici. Partiamo, anzitutto, dal ritorno agli anni 50: i bikini con slip a vita alta donano un’allure sofisticata e non hanno limiti d’età. Da provare i modelli dalle fantasie nostalgiche, come pois, quadretti vichy e motivi floreali. Il costume intero che sembrava aver perso negli anni tutto il suo fascino, è diventato il must have della valigia estiva: oltre ai modelli anni 90, con sgambatura pronunciata, si aggiungono tagli couture con inserti di pizzo e profonde scollature a “V”. La moda mare non rinuncia ai costumi a fascia: i modelli seguono le ultime tendenze, quindi nodi, ruches e volant, cerchi per personalizzare la linea. I designer hanno utilizzato anche tessuti diversi: accanto alla Lycra e al tessuto sintetico metal, hanno riproposto alcuni materiali tipici dei costumi vintage, come il cotone lavorato con l’elastico, la spugna e l’uncinetto. Grande importanza viene data ai dettagli che spesso regalano carattere anche al più tradizionale intero nero che quest’anno non è mai banale: per questo i costumi da bagno hanno fusciacche, placche metalliche o fibbie gioiello e anche cinture inserite per segnare il punto vita. Le fantasie animalier sono state le grandi protagoniste del guardaroba invernale e continueranno ad esserlo anche in estate. Se pensavate di esservene liberate rimarrete travolte da costumi e bikini a stampa leopardata, zebrata e pitonata! Più grande e sfacciato che mai, il logo fa il suo ritorno sui costumi da bagno da vero protagonista. facendoci ripiombare negli anni Novanta. Ripetuto, oppure semplicemente scritto a chiare lettere, il logo risalta soprattutto sui costumi interi dal taglio sportivo. Se un tempo i colori neon sembravano andare di moda solo nell’armadio di Kim Kardashian, oggi le tonalità fluorescenti compaiono anche sui costumi disegnati dai grandi stilisti.
Verde, giallo, rosa, rosso e arancio fluo evidenziano semplici bikini con laccetti e interi alla Baywatch, chi di noi non si è mai identificata in Pamela Anderson? Tuttavia se questi colori e modelli non fanno proprio per voi, coraggio avete una chance: alcuni designer, puntano su forme, colori e tagli neutri, ma dal forte impatto visivo. Ed ecco spuntare bikini a triangolo che più basic non si può e interi disegnati secondo linee rette, rigorosamente a tinta unita. Quale ? vi chiederete ancora accecate dai colori neon…. Una palette naturale che esplora le tonalità della terra e spazia dall’argilla al verde bosco, oltre agli intramontabili bianco e nero.

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special