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Addio a Russi Taylor, la voce di Minnie. Taylor aveva 75 anni. “Minnie Mouse ha perso la sua voce con la scomparsa di Russi Taylor “(doppiatore di Topolino) con il quale era felicemente sposata.

La doppiatrice ricordava: “Disney mi aveva chiesto: ‘Cosa vuoi fare da grande?’ E io avevo risposto: ‘Lavorare per te'”. Ma alla Disney Russi Taylor non aveva trovato solo un lavoro, ma anche l’amore. La doppiatrice infatti aveva conosciuto e poi sposato Wayne Allwine, che ha prestato la sua voce a Topolino dal 1977 fino alla sua morte nel 2009. Russi Taylor intervistata era solita dire: “Non ho mai voluto essere famosa. I personaggi che faccio lo sono e per me basta così”.

Ricordando una delle frasi più celebri Disney:
“Se ci credi lo puoi fare”

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo davvero pessimo di una testata giornalistica anche importante, riportava a caratteri cubitali “sono una prostituta per disabili” al suo interno trattava la tematica del love-giver.

Quale messaggio più sbagliato?

Per l’ennesima volta si stava sfruttando la disabilità per fare clamore su una tematica che con la prostituzione non c’entra davvero nulla! Così ho scelto a campione qualche gruppo nei diversi social (*gruppi inerenti alla disabilità) per testare la conoscenza di questa figura, il mio quesito è stato “love-giver favorevoli o contrari” il 50% delle persone non sapevano di cosa stessi parlando, il 40% che conosceva la figura ha risposto favorevole il 10% contrario.
Un dato da non sottovalutare, per questo ho deciso di contattare l’O.E.A.S. OPERATORE ALL’EMOTIVITÀ, ALL’AFFETTIVITÀ E ALLA SESSUALITA
SITO UFFICIALE DELLA FIGURA EVOLUTA DELL’ASSISTENTE SESSUALE CREATA DAL COMITATO LOVEGIVER. (Associazione ONLUS riconosciuta dalla Regione Emilia – Romagna) i quali hanno offerto da subito la massima disponibilità per trattare nei giusti termini la tematica.
(Sito ufficiale)

Ho raccolto per voi la testimonianza di Anna Pierobon, operatrice all’emotivita’.

Quando mi chiedono  “Come sei finita a candidarti per diventare Operatore all’Emotività Affettività e Sessualità? E che c’entra con la fotografia?”, mi viene sempre da sorridere. Forse non sono mai stata portata per i percorsi “lineari” e non trovo nulla di strano nel mettere assieme interessi anche molto diversi nel proprio quotidiano.

Che cos’è un OEAS? Un operatore che attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Lo fa studiando assieme ad un team di specialisti il percorso più idoneo per ogni persona, col fine di formulare un ciclo di incontri che miri a fornire alla persona una nuova consapevolezza ed autonomia (rispettando le limitazioni che ogni disabilità può portare con sè).  Alla base di tutto c’è il presupposto che la salute sessuale sia parte della salute della persona. Di qualsiasi persona.

Molto spesso chi ha una disabilità invece viene percepito come assessuato, o si pensa che la sua salute sessuale sia meno rilevante rispetto ad altre problematiche causate dalla sua disabilità. Una frase tipica che mi sono sentita dire più volte è: “Ma in Italia abbiamo ancora le barriere architettoniche, cosa vuoi che andiamo ad occuparci anche di queste cose!”. Come se si potesse fare solo una cosa buona alla volta!

Sono sempre stata testarda, e ho sempre avuto una propensione per le battaglie sociali, quindi quando ho conosciuto il progetto del Comitato Lovegiver, in qualche modo mi ci sono riconosciuta.

Prima inviare la candidatura per il corso di formazione per OEAS, ho aspettato 3 mesi per riflettere se stessi facendo la cosa giusta, e soprattutto se ne fossi all’altezza.

Non avevo esperienza col mondo della disabilità. Ho una laurea triennale in filosofia, una magistrale interrotta a 5 esami dalla fine perchè nel frattempo la fotografia aveva assorbito la mia vita ed era la strada che volevo seguire. Lavoro come fotografa da 6 anni, sono una libera professionista e mi considero fortunata e grata di poter vivere con questo lavoro.

Allora perchè mettersi in gioco con un progetto decisamente sperimentale, incerto, contestato, e anche molto impegnativo? Tutto parte da un presupposto molto semplice per me: ognuno nella propria vita dovrebbe impegnarsi in qualcosa che vada oltre sè stesso.

Credo sia un dovere che abbiamo verso l’umanità a cui apparteniamo e più in generale verso il luogo che ci ospita, questo pianeta. E ognuno secondo le proprie inclinazioni e possibilità può decidere in cosa impegnarsi. Non è una questione di essere “bravi” o dover ringraziare qualcosa o qualcuno. Credo sia semplicemente “rispetto”.

Ho la fortuna di aver avuto una formazione laica e di aver sempre avuto un buon rapporto con la sessualità. Per un periodo in un precedente lavoro mi sono occupata di benessere sessuale, prevenzione e informazione legate alla sfera della sessualità, soprattutto al femminile. Quindi, quando casualmente sono venuta a conoscenza di quello che il comitato Lovegiver stava proponendo in Italia, ho pensato che avrei potuto impegnarmi nel sostenere, anche attivamente, il riconoscimento di questa figura professionale che ad oggi, per come è stata pensata dal Comitato, non è presente in nessun altro paese al mondo.

In alcuni paesi d’Europa esiste da tanti anni la figura dell’assistente sessuale. Spesso si tratta di paesi dove la regolamentazione in materia “sex working” è già effettiva sul piano legislativo, dunque definire e riconoscere il ruolo di un professionista che si occupasse della sfera sessuale delle persone con disabilità è stato più semplice.

Qui in Italia la situazione è molto diversa. Non voglio addentrarmi in materia di regolamentazione della prostituzione, anche se a mio avviso sarebbe assolutamente necessario affrontare la questione con meno ipocrisie e più tutele, ma quello per cui il comitato Lovegiver da anni si batte è qualcosa di molto diverso dal mondo della prostituzione. A partire dalla finalità, che è di supporto e aiuto nel fornire strumenti che permettano alla persona di sviluppare una propria autonomia. Molto diverso quindi dal rapporto di fidelizzazione col cliente a cui mira un sexworker e dal concetto di “prestazione dietro compenso“.

La figura dell’OEAS inoltre segue una scrupolosa formazione, che segue alla selezione dei candidati sulla base di test psicologici e colloqui con specialisti per verificare non solo le conoscenze del candidato, ma anche le sue motivazioni, il suo rapporto con il mondo della disabilità, il suo livello di empatia.

La formazione si avvale di un team di professionisti (medici, avvocati, educatori) ed è coordinata dal presidente Maximiliano Ulivieri col supporto del Prof. Quattrini, Psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, docente universitari. In tutto 200 ore di corso e 100 di tirocinio (che io sto ancora seguendo).

I miei compagni di corso sono uomini e donne di tutte le età e provenienze dal territorio nazionale. Abbiamo orientamenti sessuali, estrazioni sociali, professioni diverse, alcuni di noi lavorano già con la disabilità. Siamo accomunati dal credere fortemente in questo progetto e dal volerlo costruire passo dopo passo.

In questi anni il comitato Lovegiver e tutte le straordinarie persone che ne fanno parte, si è impegnato in conferenze, dibattiti, ha pubblicato un libro, è stato presente in radio e televisioni, per spiegare cosa questa figura dell’OEAS sia. Ogni volta che mi è capitato di confrontarmi con persone che vivono quotidianamente il mondo della disabilità, mi è servito per raccogliere le loro storie (spesso di sofferenza e solitudine) e confrontarmi sul mio percorso. Come tutte le “nuove strade” non sappiamo nemmeno noi esattamente dove ci condurrà, e trattandosi di un tema molto delicato bisogna avere ancora più rispetto e capacità di ascolto per correggere eventualmente la rotta.

Ho letto accuse e critiche di vario genere sul tema, alcune sono arrivate anche direttamente a me. Molte scaturiscono dall’ignoranza, molte dall’assenza di empatia.

Non è facile immaginare come sia la vita di una persona che ha una disabilità, anche perché i tipi di disabilità sono molti e diversi tra loro e si intersecano con le storie personali di ognuno.

Non esistono soluzioni perfette a problemi tanto complessi e tanto grandi. Non esiste un solo punto di vista, non esiste un “giusto” e “sbagliato” che valga per tutti. Ma è evidente come il tema della sessualità sia per molti ancora un tabù. E anche quello  della disabilità spesso lo è. Quando si uniscono le due cose si crea un tabù ancora più grande e la soluzione più facile spesso è non vedere.

Se il problema non tocca direttamente è facile, le sofferenze altrui spesso ci colpiscono giusto i 60 secondi di uno spot pietistico che passa in televisione. Fortunatamente parlando con tantissime persone che ignoravano l’argomento, dopo aver spiegato di cosa si trattasse e quali fossero le problematiche reali, quasi tutti si sono dimostrati interessati, colpiti, mi hanno chiesto di saperne di più. Questo per me è già un risultato, rendere visibile un dolore invisibile e farlo in modo concreto, sapendo di cosa parlo e avendo alle mie spalle delle persone qualificate che si stanno occupando della mia formazione.

Le critiche non mi hanno mai spaventata, semmai stimolano. Ho l’appoggio delle persone che per me contano e quindi le offese gratuite che piovono da chi non ha tempo per pensare prima di parlare, non mi fanno effetto. Accolgo invece gli spunti di riflessione, i punti di vista, qualsiasi cosa possa aiutare a crescere e portare avanti un’idea.

Mi muovo in questo campo tanto delicato cercando sempre di avere rispetto e cura. La strada davanti è complessa, i cambiamenti sociali in Italia richiedono spesso tempo e impegno per far capire la necessità da cui scaturiscono. Purtroppo i pregiudizi sono pesanti, l’educazione sessuale nel nostro paese è carente, nonostante l’apparenza di modernità e possibilità di conoscenza che sono offerte oggi.

Ecco perchè c’è bisogno anche di persone che si espongano, che portino avanti un’idea anche pubblicamente, parlandone e stimolando un dialogo.

Anna Pierobon contatti

Ringrazio Anna per il suo racconto e vi invito a contattare l’associazione per qualsiasi dubbio o perplessità.

Cosa mangiare: prima, durante e dopo la gravidanza.

 

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per la gravidanza anche se spesso è difficile seguire una sana alimentazione, vi propongo tre facili schemi da seguire, una linea guida per mangiare bene, due volte meglio e rimettersi in forza.

Vorrei essere mamma.
Per preparare il corpo ad accogliere una nuova vita è importante:

1) controllare il peso, se sovrappeso o sottopeso rivolgersi ad un nutrizionista per avere consigli mirati

2) aumentare il consumo di frutta e verdura

3) introdurre 2-3 porzioni di pesce alla settimana

4) scegliere i cereali a basso indice glicemico

5) evitare il cibo ad alta densità energetica ma basso contenuto nutrizionale (es. dolci, patatine, caramelle…)

6) evitare le bevande alcoliche

7) ridurre il consumo di caffeina (consentite 2 tazze al giorno)

8) evitare bibite gassate o dolcificante che contengono caffeina

9) smettere di fumare

10) iniziare ad assumere un supplemento multivitaminico che contenga acido folico

Suddividere i pasti con due principali e due spuntini (mangiare ogni 3 ore evita lo sbalzo glicemico, aiuta il metabolismo a funzionare meglio e soprattutto ci permette di avere sempre alte energie e concentrazione).

Verdura: 2 porzioni al giorno, privilegiare quelle di colore giallo-arancio e a foglia verde scuro.
Frutta: 2 porzioni al giorno, privilegiare quelle di colore giallo-arancio
Cereali: ad ogni pasto, privilegiare quelli a basso indice glicemico come farro, orzo, riso basmati e kamut.
Olio extravergine di oliva: usare preferibilmente a crudo 5/6 cucchiai al giorno
Latte e yogurt: 1-2 porzioni al giorno a ridotto contenuto di grassi
Pesce: 2-3 porzioni a settimana da preferire il pesce azzurro ricco di Omega 3
Legumi: 2-3 porzioni a settimana
Carni bianche: 2 porzioni a settimana
Uova: 2 a settimana
Formaggi: 2 porzioni a settimana
Carni rosse: 2 porzioni a settimana
Dolci: 2 volte a settimana!

È importante variare sempre l’alimentazione, per riuscire in questo potete aiutarvi con l’aiuto di un diario alimentare.

Sarò mamma.
Appena il test è positivo non bisogna mangiare per due, bensì due volte meglio, quindi innanzitutto devi ricordarti:

1) Evitare alimenti crudi o poco cotti (latte non pastorizzato, carne e pesce crudi o affumicati, uova)

2) evitare alcolici

3) scegliere i cereali a basso indice glicemico

4) evitare il cibo ad alta densità energetica ma basso contenuto nutrizionale (es. dolci, patatine, caramelle…)

5) evitare bibite gassate, zuccherate d nervi e

6) evitare formaggi a crosta fiorita (Brie, Camembert…)

7) evitare carne cruda

8) scegliere cereali a basso indice glicemico

9) Lavare bene frutta e verdura prima del consumo

10) Assumere acido folico

Soprattutto nelle prime settimane le nausee potrebbero essere protagoniste delle vostre giornate quindi vi consiglio di assumere piccoli pasti più volte al giorno da prediligere piccoli snack salati e azzerare totalmente i dolci per evitare l’aumentare delle stesse. Ma vediadiamo nel dettaglio.

Cereali: ad ogni pasto privilegiare quelli a basso indice glicemico.
Verdura: 2-3 porzioni al giorno, privilegiare quelle a foglia verde scuro
Frutta: 2 porzioni al giorno lontana dai pasti principali.
Olio extravergine d’oliva: 4 cucchiai al giorno
Latte e yogurt: 2-3 porzioni al giorno (in caso di nausee evitate lo yogurt)
Frutta a guscio: 3 noci al giorno
Legumi: 3 porzioni a settimana
Pesce: 2 porzioni a settimana
Carni bianche: 3 porzioni a settimana (soprattutto tacchino ricco di ferro)
Formaggi: 2-3 porzioni a settimana (magri)
Uova: 2 a settimana
Carni rosse: 2 porzioni a settimana
Dolci: 1 volta a settimana!

Anche in questa fase è molto utile un diario alimentare che vi aiuti ad alternare l’alimentazione.

Sono mamma.
Ora che sei mamma invece devi recuperare le tue forze, l’allattamento è stancante e in questa fase ti consiglio di bere di più dei due litri d’acqua al giorno raccomandati, se riesci prova 3 litri, ricorda sempre:

1) lavare accuratamente frutta e verdura

2) preferire cottura al vapore

3) non saltare mai i pasti

4) bere più di due litri di acqua al giorno

5) evitare alcolici

6) non fumare

7) evitare caffeina

8) evitare alimenti allergizzanti: cacao, formaggi fermentati, crostacei, molluschi, ciliege, pesche

9) escludi cibi che possono dare sapore particolare al latte.

10) prima di assumere qualsiasi farmaco consulta sempre il medico.

Il consumo di alimenti torna identico a quello prima della gravidanza con l’eccezione dell’acqua.
L’idratazione è importante in tutte e tre le fasi e si consiglia di bere ogni giorno 2 litri di acqua al giorno.
Prima di iniziare una dieta o un cambio alimentare è importante sentire sempre il proprio medico di fiducia.

Ero sul divano con i ragazzi mentre fuori il caldo infuocava ogni cosa compresa la voglia di fare lavoretti, giochi o quant’altro, un pomeriggio da cartoni animati e ventilatore.
Su Rai yo-yo la sigla “la famiglia volpitassi“:
– un cartone nuovo?
– si finalmente!
– famiglia volpitassi?
– si mamma volpe e papà tasso!
Non lo vedevo sicuro nelle risposte ma il caldo attanagliava la gola e si sudava anche da fermi, quindi senza aggiungere altro mi limitai a guardare la puntata.

Volpitassi

Famiglia volpitassi
La serie animata de La famiglia Volpitassi (The Fox-Badger Family) va in onda dal 4 aprile 2019 alle ore 11.00, 15.40 e 21.15 su Rai Yoyo. Prodotta da Dargaud Media, Ellipsanime Productions e Philm CGI il cartone animato realizzato in grafica 3d con texture 2d acquarellate, si basa sul fumetto francese per bambini “Monsieur Blaireau e Madame Renarde” di Brigitte Luciani e Eve Tharlet tradotto in 17 lingue.

I protagonisti sono Scouty e Woodsy, giovani gemelli di tasso che vivono con il loro padre e la loro sorellina, Berry, in una tana nel bosco.
La loro vita è molto tranquilla fino a quando la signora Margaret Volpe e sua figlia Rosie si trasferiscono da loro. La vivace signora Volpe riporta gioia nella vita del Sig. Tasso, ma per i bambini significa dover accettare la nuova sorella. Alla fine, imparano ad andare d’accordo… Tutto è bene, quel che finisce bene e uniti formeranno l’inseparabile famiglia Volpitassi!
Famiglia allargata dunque, infatti la serie animata affronta uno dei temi più importanti di questo millennio “famiglia mista” cercando di portare a ragionare sull’accettazione delle differenze degli altri e nel riuscire a trovare la propria strada, per la costruzione della propria personalità. Purtroppo, dati alla mano, più del 50% dei matrimoni falliscono comprese unioni civili e coppie di fatto con almeno un figlio.

Genitori immaturi o coppie coraggiose?

Conosco molte donne che hanno 2 o addirittura 3 figli, tutti con uomini diversi e molto spesso questi uomini si conoscono vanno d’accordo e sono presenti a feste e compleanni, sento mamme che tranquillamente dicono “Ho invitato i due papà al compleanno di…”, oggigiorno è normalità, parliamo di donne che hanno affrontato uno dei fallimenti più grandi, quello della disunione della famiglia e nonostante tutto hanno avuto la forza di andare avanti, però mi chiedo se c’era realmente il bisogno di figliare con ognuno di loro, una mamma che fa un figlio con ogni uomo della sua vita che messaggio sta dando alla generazione futura? Fino a che punto può ritenersi stabile una famiglia allargata per la crescita di un bambino? Ma guardando anche l’altro lato: quante famiglie stanno insieme per finta? Quanti matrimoni per apparenza? Quante mogli subiscono in silenzio? E nemmeno questo di certo è un ambiente consono per la crescita…
Quindi non prendete la famiglia allargata come una moda, ma deve essere intesa come la migliore evoluzione delle famiglie che hanno fallito il loro compito di cammino comune.
Dobbiamo insegnare ai nostri figli che si può fallire, ma bisogna lottare per superare le crisi e bisogna sapersi adattare al cambiamento, sia esso una riconciliazione che una perdita, perché come diceva Albert Einstein “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario.”

Daniela Crea

 

Care amiche lo ammetto: ho una dipendenza, oddio non solo una veramente, ma in determinati periodi, sarà lo stress, sarà quel che sarà, ma improvvisamente non riesco a vivere senza un determinato, a seconda dei casi, oggetto o alimento. Un po’ come mia madre che quando imparava a cucinare una pietanza, poi per un mese ci propinava sempre quella; così mentre Picasso attraversava il periodo blu e poi il periodo rosa, io passavo dalla carne a bagnomaria da bambina al periodo dell’arrosto… Insomma ciance a parte la mia nuova ossessione è l’acqua aromatizzata. Come ho potuto vivere fino ad ora senza la mia acqua al cocco, allo zenzero, all’aloe ecc… ! Per quelle tra voi che non ne hanno sentito parlare o hanno un po’ paura di questi intrugli, altro non sono che bevande detox naturali preparate con acqua, frutta, erbe aromatiche e spezie.

“Bisogna bere 2 litri di acqua al giorno”. Questo il mantra costante di nutrizionisti e medici soprattutto d’estate: l’acqua fa bene, accelera il metabolismo, riduce la ritenzione idrica… certo però non sempre si è invogliati a riempirsi il bicchiere vuoto. Così da qualche anno a questa parte, i banconi dei locali si riempiono di acque aromatizzate con erbe e frutta, una valida alternativa ad una bevanda zuccherata o al té freddo! All’estero queste acque aromatizzate si chiamano “infused waters”. Sono fatte in casa e preparate con la frutta fresca e con erbe aromatiche, come la menta, la stevia, un dolcificante naturale, o il basilico. Si tratta di un’ottima idea per preparare delle bevande rinfrescanti, senza zuccheri o dolcificanti aggiunti. In commercio ne esistono di tanti tipi anche di ottime marche ma se avete paura che possano non essere del tutto naturali, vi propongo 5 ricette facili da fare e super gustose!


Per la preparazione delle acque aromatizzate naturali vi serviranno dei barattoli di vetro con coperchio a chiusura ermetica ben puliti (meglio ancora, sterilizzati in acqua bollente) o delle brocche. Potrete filtrare le acque aromatizzate prima di berle. Le acque aromatizzate fatte in casa sono belle da vedere, buone da bere e aiutano l’organismo a depurarsi. Ci permettono di mantenerci idratati durante le giornate più calde. Il consiglio è di conservarle in frigorifero da 1 a 12 ore prima di berle e di consumarle entro poche ore dopo averle filtrate per godere di tutti i loro benefici.


• acqua aromatizzata depurativa: acqua 1L, cetrioli 20 gr, zenzero 50 gr, menta q.b.  Mondate lo zenzero e tagliate la polpa a fettine sottili, lavate e togliete la parte della buccia al cetriolo con un pela verdure. Infine tagliate il cetriolo a rondelle molto sottili. Lavate e sfogliate la menta. Prendete una brocca di vetro pulita e riempitela con le fette di cetriolo lo zenzero, qualche ciuffo di menta fresca, versate all’interno circa 1L di acqua naturale. Lasciate riposare per almeno una notte in frigo.

• Anguria e melone. Dissetante e idratante. Una fetta di anguria e una di melone tegliate a cubetti, aggiungere 1 litro d’acqua. A piacere foglie di menta fresca e/o limone. Far riposare in frigorifero per una notte.

• Carote e sedano. Abbronzante e depurativa della pelle. Stimola la produzione di melanina e protegge l’epidermide. Scegliere tre carote medie e tagliarle a rondelle sottili, un gambo di sedano anch’esso tagliato sottile, sempre in un litro d’acqua. Lasciare a riposo una notte e bere una volta pronta.

• Acqua aromatizzata agli agrumi Dissetante, fresca e iper vitaminica.
1 litro di acqua,1 limone biologico,1 arancia biologica,2 lime, menta (facoltativa). Lavare accuratamente gli agrumi poi tagliali a fette. Metterli in un vasetto di vetro da conserva o in una caraffa insieme a qualche fogliolina di menta fresca e schiacciali con il manico di un cucchiaio di legno in modo da far sprigionare un po’ di succo. Versare l’acqua, mescolare bene e riporre il contenitore in frigo per almeno una notte.

• acqua aromatizzata al cocco, menta e limone. Spremere mezzo limone nell’acqua (1L), aggiungere 2 fette del restante limone e la buccia in una caraffa. La buccia tolta col pelapatate non dovrà contenere la parte bianca, responsabile del gusto amarognolo. Aggiungere tre rametti di menta e un pezzo consistente di cocco lavato e spezzettato. Lasciare in infusione per almeno una notte in frigo. Inutile dirvi che è la mia preferita! Buona bevuta a tutte!

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

Finalmente approvata la legge che tutela gli abusi e violenze sulle donne, l’obbligo da parte della polizia penitenziaria di intervenire entro 3 giorni dalla denuncia, una corsia che accorcia di gran lunga le attese. Una legge però che perde in alcuni punti in quanto non è del tutto lineare. Ad esempio non sono previsti  interventi per accorciare i tempi del processo penale, che in media dura otto anni, purtroppo in alcuni casi anche di più, e sappiamo bene che una sentenza definitiva dopo dieci anni non dà giustizia a nessuno.

Mauro Grimoldi, psicologo e consulente tecnico intervenuto ieri al convegno D.i.Re, ha spiegato che “la violenza di genere non viene presa in considerazione dalle Consulenze tecniche d’uffico (Ctu) nominate dal giudice nei casi di separazioni conflittuali e affido dei minori”.  La violenza viene confusa con il conflitto e si arriva a consigliare alle donne di ritirare le querele per dare prova di volersi conciliare e abbassare la conflittualità. In situazioni peggiori le donne che hanno subito maltrattamenti sono dichiarate “madri non tutelanti”; ma un uomo che commette violenza anche davanti ai figli “è comunque un buon padre” (fonte il fatto quotidiano). Quindi ancora discrepanze e poca chiarezza; abbiamo raccolto la dichiarazione della presidente dell’associazione Scarpette rosse, Daniela Sasso:

Sono due giorni di grande esultanza e forti contraddizioni di pensiero, in merito all’approvazione del “Codice rosso”.
Ovvero una corsia preferenziale, per le donne vittime di maltrattamenti domestici e non solo.
Io personalmente, appartengo a chi ha esultato, perché pur consapevole del fatto che questo sia solo, un piccolissimo passo verso il riconoscimento dell’urgenza rispetto al “fenomeno femminicidio” e a tutti i reati annessi, resta comunque un passo.
Ciò che contiene, Ve lo elencherò dopo.
Vorrei solo aprire una parentesi, che invece avrebbe bisogno di molte righe per essere chiarita, in merito alla tutela delle mamme e i bambini, vittime di violenze.
Ciò in cui spero davvero, è che dopo la fase iniziale della denuncia, vengano realmente protetti.
Tenuti insieme.
Aiutati.
Salvati.
Che un Uomo violento, un padre violento è una persona che deve essere aiutata con gli strumenti adeguati ma allontanato perché non continui ad essere un pericolo.
Che la sezione dei tribunali civile e penale, cominciassero a collaborare tra loro, incrociando i dati, per avere una visione chiara della situazione che viene denunciata affinché non venga considerata conflittuale e quindi a rischio per il minore ma che la violenza mantenga il cattivo nome che ha, perchè solo attraverso quello si possono attivare le misure di sicurezza e protezione.
La macchina della giustizia, le leggi, i centri antiviolenza, esistono.
Bisogna però lavorare nel modo giusto, affinché questo non diventi un incastro pericoloso che possa finire per fare un gioco contrario, vedendo madri e bambini, allontanati tra loro.”

Daniela Sasso

🔴 CODICE ROSSO cosa prevede:

La proposta di legge 1455, approvata dalla Camera, basata su un disegno di legge governativo conosciuta come Codice Rosso, vuole rafforzare le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolari riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica quali: maltrattamenti contro familiari e conviventi; violenza sessuale, aggravata e di gruppo; atti sessuali con minorenne; corruzione di minorenne: atti persecutori: lesioni personali aggravate da legami familiari.

Le nuove norme prevedono che la polizia giudiziaria deve immediatamente comunicare, anche in forma orale, al pubblico ministero la notizia di un reato compresa nell’elenco precedente.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di sentire la persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Queste due norme vogliono evitare che la vittima corra ancora rischi, assumendo rapidamente tutte le inziative per evitare nuove aggressioni. Previsto anche divieti di avvicinarsi alle vittime e uso dei braccialetti per i persecutori.

La polizia deve procedere senza ritardi alle indagini e riferire al pubblico ministero. Entro un anno le forze dell’ordine dovranno svolgere corsi di formazione specifici per affrontare questo tipo di reati.
Viene introdotto il reato specifico di sfregio del viso e l’obbligo di comunicare alla vittima e al suo avvocato la scarcerazione dell’aggressore.

#CodiceRosso


Il sorbetto al caffè, chiamato anche spumone (senza latte e panna) è un freschissimo e goloso dolce al cucchiaio che si prepara in 10 minuti, pochi ingredienti e tanta voglia di estate.

 

~~~~~~~~ingredienti~~~~~~~~~~~~

– 200 gr acqua
Р3 cucchiaini caff̬ solubile
– 100 gr zucchero semolato
– 100 gr ghiaccio trito
– cacao amaro (a piacimento spolverato)

~~~~~~~~~procedimento~~~~~~~~~

 

Con la frusta elettrica ad alta velocità montare l’acqua con lo zucchero e il caffè (io ho utilizzato le bustine monodose di nescafe’ solubile) aggiungere il ghiaccio trito.

Per il ghiaccio trito vi basterà chiudere dei cubetti di ghiaccio in un sacchetto ermetico e schiacciare con un mattarello

Continuare per 8 minuti e fin quando non diventa una schiuma solida e densa.
Servire nei bicchieri spolverando con un pò di cacao amaro, gustare subito.
Buonissimo vero?

 

Io non voglio l’aiuto di nessuno.

No non sto parlando di orgoglio e capisco che possa sembrare più un’ostinazione, spesso un’affermazione che viene confusa con pensare di saper fare meglio degli altri ma vedete, è un errore anche questo.
Io non voglio l’aiuto di nessuno è probabilmente la fase due dell’accetazione della disabilità, una fase che non ho superato e che quest’anno dovrò affrontare duramente. Sono una di quelle mamme che di fronte un ascensore guasto ancora lo prende in braccio nonostante i 40 kg e 1 e più di altezza, una di quelle mamme che sputa sui parabrezza delle auto parcheggiate abusivamente nei posti disabili e che si incolla il figlio sotto la pioggia pregando che arrivi anche a loro il giorno dei conti con Dio, quei giorni in cui pugni e lacrime si scontrano fino a forgiati in piccolo e più piccolo sei più riesci a passare, più sei bambino e più mantieni la capacità di volare alto, superando ogni ostacolo, pensando sempre di riuscire in tutto perché tuo è il problema e tua la soluzione, si chiamano: responsabilità ma arrivi ad un punto in cui questa responsabilità dev’essere condivisa ed è la fase successiva, la crescita.

Come un bambino che gioca nel parco se vuole tornare a casa ha bisogno della mano di un adulto, così il genitore di un disabile ha bisogno della mano del prossimo per andare avanti; la differenza è che il bambino pensa solo al suo obiettivo, l’adulto invece pensa troppo e troppo spesso inutilmente. Pensiamo che solo noi sappiamo fare il suo bene, quando spesso il suo bene è crescere più autonomamente possibile, si pensa che altri non sappiano da dove iniziare rompendo quei microequilibri fatti di azioni quotidiane e routine, quando spesso rompere gli schemi è una delle soluzioni più proficue per il suo sviluppo, il vero muro in realtà è che ci sentiamo colpevoli di questo amore così forte verso una disabilità che ce li mostra fragili, indifesi e noi vorremmo essere scudo di ingiustizie e prepotenze, noi vorremmo farci carico perché in fondo una mamma avrà sempre dentro quel piccolo sasso fastidioso di aver generato un figlio meraviglioso ma non sano, non perfetto, non come richiesto dalla società, un figlio colorato, un figlio anticonformista, un figlio anarchico, un figlio da giustificare sempre: perché lui è, perché lui ha, perché fa sempre, perché è buio, perché c’è luce, perché ha fame, perché ama; perché in realtà spesso ho imparato a dare risposte di comodo per evitare che dalla domanda uno si passi alla due, così non ci sarà mai una tre.
Io non voglio l’aiuto di nessuno ma giuro che accetterò l’aiuto di tutti perché sono grande abbastanza per tornare a casa.

Daniela Crea

Ci siamo! Finalmente si parte per le vacanze, dopo un inverno piovoso e freddo, queste belle giornate soleggiate e con temperature che sfiorano i quaranta gradi ci fanno amare l’estate! Finalmente mare, mare, mare. Si parte dicevo…però organizzarsi non è semplice, per la valigia fai una lista, metti i vestiti arrotolati, per i bimbi fai un trolley a parte perché oltre ai vestiti deve contenere anche i non si sa mai che il più delle volte raddoppiano i vestiti, ma il beauty?

Midsection of young smiling woman packing suitcase on bed

Sì perché se parti in macchina il problema non esiste…. al massimo il marito griderà per l’ingiustificato numero di valigie e bagagli a mano, stessa cosa sul treno dove finirai per sederti nel corridoio sul tuo trolley, ma i prodotti saranno con te! Se invece ti accingi a prendere l’aereo cara mia siediti che ti devo parlare… Ebbene sì amica mia dovrai scegliere e qualcuno dei tuoi fedelissimi prodotti rimarrà a casa nell’armadietto del bagno e non cercare di fare la furba, all’aeroporto ti staneranno e finirai al pubblico ludibrio per una crema idratante! Così ogni anno centinaia, che dico migliaia di donne una settimana prima delle partenze sono alla disperata ricerca non dell’ultimo modello di costume o di sandali, ma dei loro prodotti beauty in formato ridotto perché come citano le regole sul viaggio:” E’ permesso trasportare liquidi nel bagaglio a mano solo nei seguenti casi: liquidi in recipienti individuali di capacità massima non superiore ai 100 ml, inseriti in una busta, sacchetto o borsa di plastica trasparente con sistema di apertura/chiusura. Ogni passeggero (bambini inclusi) può trasportare solo una busta, separatamente dal resto del bagaglio.

Prosegue: si considerano liquidi
• acqua e altre bevande, minestre, sciroppi
• creme, lozioni ed oli
• profumi
• spray
• gel, inclusi quelli per i capelli e per la doccia
• contenuto di recipienti sotto pressione, incluse schiume da barba, altre schiume e deodoranti
• sostanze in pasta, incluso dentifricio
• miscele di liquidi e solidi
• mascara
• ogni altro prodotto di altra consistenza

Vorrei commentare con voi anche le altre regole, perché lette in modo ironico appaiono comiche, ma sorvolerò ricordando che mi fermarono per aver portato con me le forbicine arrotondate di mio figlio con le quali sicuramente avrei commesso un massacro! Così ti ritrovi smarrita alla ricerca di sostituti che magari saranno migliori dei tuoi ma non avranno quell’odore, quella consistenza, perché per carità io non sono fissata con i soliti prodotti, le solite marche, mi piace sperimentare, ma certamente non in vacanza! Ma ecco che la vostra Daniela ha in serbo la soluzione per voi, qualunque sia la destinazione scelta c’è il beauty travel kit che fa per voi.

Scoprirete che esiste un set specifico anche per i vari tipi di pelle (mista, secca, normale, matura, con macchie etc). Questi kit compatti, sono dei veri e propri micro mondi, ci puoi trovare di tutto e in formato mini.

Kit Departure di Aesop contiene 7 prodotti facilmente trasportabili in ogni parte del mondo (53 euro)

Mini Travel kit per il benessere di pelle e capelli di HairMed+ custodito dentro mini bag in cotone


Travel Kit Sun di Susanne Kaufmann include protezioni solari per la pelle del viso e del corpo, balsamo per le labbra, dopo sole e spray rivitalizzante (95 euro)
Fab Skin Jet Set di Mádara contiene acqua micellare, scrub, booster d’idratazione, crema e complesso anti-ossidante (39 euro)

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

“la simmetria dei desideri” di Eshokol Nevo.

Un testo semplice, senza troppe pretese, molto originale l’incipit che vede coinvolto uno dei protagonisti, ambientato in Israele è la storia di un’amicizia sincera tra quattro ragazzi trentenni e una donna: Yaara “non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente”.
Un’amicizia di quelle pure nate in giovinezza che li porta a prendere una decisione durante la finale dei mondiali del ’98, scrivere una lista dei desideri: quale sogno vorresti realizzare prima dei prossimi mondiali?
Ognuno con il proprio biglietto si trova poi a fare i conti con la vita. Ho notato un po’ di difficoltà da parte dell’autore a portare avanti la storia in contemporanea di quattro personaggi con le rispettive vite e spesso i dialoghi cadono in banalità come in alcuni passaggi.

Tutto sommato molto scorrevole, una lettura di massimo 3 ore.