10 cose che ogni ecomamma ad alto contatto deve assolutamente sapere (seconda parte)

10 cose che ogni ecomamma ad alto contatto deve assolutamente sapere (seconda parte)

Bene!!! Continuiamo…e ricapitoliamo…cosa avrei voluto sapere prima di diventare mamma (ad alto contatto)? Per il testo completo dei primi 5 punti vedi l’articolo 10 cose che ogni ecomamma ad alto contatto deve assolutamente sapere (prima parte)

  1. Che sarei stata una mamma ad alto contatto!!!
  2. Che il primo contatto con mia figlia sarebbe stato uno dei momenti più indimenticabili della mia vita. 
  3. Che sarei stata perfettamente in grado di allattare il mio cucciolo ma che non sarebbe stato così istintivo ma avrei avuto bisogno del giusto supporto da persone competenti.
  4. Portare i miei figli sarebbe stata una meravigliosa risposta al loro bisogno di contatto. 
  5. Che avrei usato i pannolini lavabili
  6. Che lo svezzamento sarebbe stata una fase critica Ebbene sì chi ha allattato al seno sa bene che arriva un momento (non all’inizio eh!) che si può allattare in tutte le posizioni, situazioni, condizioni. Siamo ormai diventate acrobate dell’allattamento. E tutto ciò è fantastico ma soprattutto è il massimo della praticità. Sei fuori e il bimbo ha fame..niente paura! Rimani bloccata nel traffico..che problema c’è? Ha sete e non c’è acqua nel giro di mille chilometri? Bene!! A tutto ciò c’è una sola risposta!!! Quando sono passati i 6 mesi della nanerottola vado al bilancio di salute e, come spesso accade, ecco la “ricetta” per lo svezzamento tradizionale (già che svezzamento è un termine sbagliato perché indica il togliere il seno, anzi il vizio che è ancora peggio) e lì inizia la crisi!!! Compro prima i liofilizzati (come mi viene suggerito) e oltre all’aspetto hanno anche un odore terrificante…no no no povera nanerottola!!! Non ce la faccio!!! Allora compro gli omogeneizzati..non va molto meglio!!! Guardo gli ingredienti: carne di (…) acqua…sale!!! SALE??? Ma non dicono che fino all’anno niente sale assolutamente?? Mah. Vabbeh..non mi convince!!! Alla fine un po’ di carne frullata posso farla anche da sola, come del resto grattare un po’ di frutta fresca per merenda…Ma la cosa che ho odiato di più è stato senza dubbio preparare il brodo (e meno male che ho la pentola a pressione che dimezza i tempi di cottura) ma comunque abituate a stare fuori fino a che ne avevamo voglia ci siamo trovate improvvisamente a dover rispettare orari assurdi perché c’era da preparare il pranzo (e per di più pranzo doppio perché non è che io e mio marito potevamo mangiare il brodo con la crema di mais e tapioca -che poi ancora non ho capito cos’è ‘sta tapioca e chi la mangia a parte i bambini in fase di svezzamento-) senza contare che non riuscivamo più a mangiare tutti e 3 insieme perché uno dei due doveva necessariamente imboccare la nanerottola. Quando siamo arrivati al punto di dover inserire il pesce non ce l’ho fatta a frullare tutto con la crema, la pastina etc…ma chi vorrebbe mangiare una roba del genere? E allora via libera a tutto quello che c’era in tavola (con le dovute precauzioni riguardo a consistenza e grandezza ovviamente)…vabbeh diciamo che un argomento su cui sono arrivata oltre il tempo limite è stato questo, infatti troppo tardi ho conosciuto l’Autosvezzamento o Alimentazione Complementare e troppo presto ho interrotto l’allattamento al seno della nanerottola (visto che le linee guida OMS prevedono che il latte continui ad essere l’alimento principale fino all’anno di vita)..ma per il fringuellotto sono preparatissima. Perché una mamma prende il vizio? Perché alimentarsi deve essere anche un piacere (con le debite attenzioni alla qualità di ciò che mangiamo) per tutti, perché i bambini non devono essere ossessionati dal cibo (nella nostra società un bambino “bravo” è quello che finisce tutto quello che ha nel piatto) perché le mamme non devono essere stressate dalla preparazione dei pasti e nemmeno essere costrette a ripiegare su cibi confezionati. autosvezzamento

  7. Che avrei dormito con estremo piacere con mia figlia: il cosleeping uno dei vizi per eccellenza!!! Dopo aver passato tutta la gravidanza a dire ad amici e parenti “no no nel lettone mai e poi mai” (chissà perché poi lo dicevo) è bastata la prima notte a casa quasi insonne a farmi cambiare idea. Le abbiamo provate tutte: la bellissima culla con tanto di velo (stile baldacchino): troppo grande!!! La carrozzina piena di asciugamani arrotolati per non farle sentire il vuoto (dicevano che abituati al contenimento dell’utero materno gli asciugamani potevano aiutare). Il materassino leggermente riscaldato sul termosifone per non farle sentire il freddo. Cuscino sì, cuscino no. Canottiera usata da mamma con odore di latte. Ciuccio. Carillon. Niente!!! In braccio si addormentava tranquilla poi appena la mettevi giù partiva la sirena. A pensarci ora, devo essere sincera, mi viene solo da ridere. Quante energie sprecate invece di riposare. La risposta era semplice. La mia nanerottola aveva bisogno di me. Questa è stata una delle prime cose su cui “ho ceduto”, presa dalla stanchezza. E lì si è aperto un mondo. Le notti sono diventate magicamente calme, abbiamo iniziato a dormire tutta la notte vicine, ho iniziato ad allattarla da sdraiata in modalità self service e a chi mi chiedeva quanto puppasse di notte io sinceramente non sapevo rispondere. E adesso che è cresciuta e dorme nel suo letto (anche se si addormenta ancora abbracciata a me) quei momenti mi mancano. Mi preme sottolineare che ci sono alcuni casi in cui il sonno condiviso non è consigliato: grave obesità di uno o entrambi i genitori, fumo, assunzione di farmaci per dormire. Perché una mamma prende il vizio? Condividere il sonno è un’esperienza favolosa, c’è calore, contatto ma anche praticità e riposo. Tutti elementi essenziali per la tranquillità di tutta la famiglia non solo di notte…ma anche e soprattutto di giorno. cosleeping, alto contatto
  8. Che avrei usato pochissime cose che avevo messo con tanta cura e attenzione nella lista nascita: non me ne vogliano i commercianti di articoli per l’infanzia ma purtroppo le liste nascita sono un tranello dal quale difficilmente si riesce a scampare. Innanzitutto alla prima gravidanza hai la sensazione che TUTTO sia indispensabile. Quando vai con tuo marito (di solito terrorizzato solo all’idea di dover passare ore nel negozio prescelto) ti viene mostrata una lista di cose che puoi devi mettere in lista (perché anche se ti viene qualche dubbio la commessa prontamente te lo fa passare). E ti ritrovi con una lista infinita e dopo poco (cosa ancora peggiore) con la casa invasa da tutti quegli oggetti (che oltretutto non sai nemmeno dove mettere). Il problema grosso è che prima non ci si crede…mi ricordo che quando alla 32° settimana della mia prima gravidanza sono stata ricoverata per minaccia di parto prematuro non avevo ancora scelto il trio. Dopo essermi ripresa dallo shock ho spedito subito mio marito ad ordinarlo e non vedevo l’ora che arrivasse perché temevo che la nanerottola nascesse prima di averlo a casa. Ad uno dei controlli successivi dissi alla ginecologa che mi visitò che non avevo ancora la carrozzina e che la mia cucciola doveva aspettare a nascere, lei sgranò gli occhi e mi disse “i bambini nascono anche senza carrozzina”. Mi fece un effetto strano aver sentito quelle parole, come se avesse detto un’eresia e pensai “sì e io dove la metto?”…Morale sono al secondo figlio e quella carrozzina tanto desiderata è lì nuova nuova che aspetta ancora che qualcuno ci dorma dentro. Riprenderò l’argomento ma intanto consiglio vivamente a tutte le mamme la lettura del libro Bebè a costo zero di Giorgia Cozza . Perché una mamma prende il vizio? Perché fare con meno non è solo e sempre una questione prettamente economica, è una sana abitudine che fa sì che non siamo solo soggetti consumatori ma che fa riscoprire la vera essenza delle cose. Non si tratta solo di articoli per l’infanzia ma dovrebbe riguardare tutti gli aspetti della nostra vita. Posso dire con estrema soddisfazione che mentre la nanerottola è stata purtroppo un esempio lampante di mercificazione della nascita, il fringuellotto è DAVVERO un bebè a costo zero.bebe-a-costo-zero
  9. Avrei smesso di usare quasi tutti i saponi e i detersivi che avevo sempre acquistato. E anche qui si apre un mondo…tutto è partito dal fatto che per lavare i vestitini dei neonati sconsigliano l’uso degli ammorbidenti e da lì la domanda sorge spontanea “perché se lasciano un buonissimo profumo?”. Quando scopri la risposta smetti di usarli per tutta la famiglia. Quando inizi a guardare gli ingredienti (INCI) di tutti i saponi, creme, cosmetici, detersivi che hai in casa scopri che da circa 30 anni ti spalmi addosso derivati del petrolio. Scopri che esiste un Biodizionario dove valutare gli ingredienti e delle app per smartphone tipo biotiful che ti permettono al volo (anche mentre sei al supermercato) di valutare un prodotto. Ero una vera e propria accumulatrice seriale: lo ammetto, ci ho messo un anno per smaltire tutto quello che avevo in casa ma adesso compro solo (e molto meno) prodotti rispettosi per il nostro corpo e per l’ambiente. Perché una mamma prende il vizio? Adesso non riesco proprio ad essere superficiale, prima vivevo nella non conoscenza, non mi ero mai posta il problema di che cosa ci fosse dentro i prodotti che abitualmente usavo ma una volta scoperto non si può più tornare indietro.
  10. Che avrei usato al coppetta e che mi avrebbe cambiato la vita. questo è un argomento di cui parlo un pochino più con difficoltà ma credo che davvero ci vorrebbe più informazione e meno pregiudizi in merito. Quando entri nel giro dei pannolini lavabili le stesse motivazioni ti spingono a cercare soluzioni alternative anche a tutto ciò che è usa&getta. Dischetti di cotone struccanti? Perchè non salviettine lavabili. Coppette assorbilatte? Perché non in tessuto lavabile! Tovaglioli di carta a tavola? Ma i vecchi tovaglioli di stoffa dove sono andati a finire? Assorbenti? Eh no!!! Per quelli non c’è alternativa!!! E invece sì!!! E non solo è molto più economica, ecologica, pratica, pulita, igienica ma ti cambia letteralmente la vita…chi la prova non può tornare indietro. Perché una mamma prende il vizio? Il problema è che di coppette ce ne sono tante, per tutti i gusti e tutte le tasche, bianche e colorate, con glitter e graziosi sacchettini per riporla in attesa del ciclo successivo. Mi raccomando mamme: non vi fate prendere la mano 😉  E se ancora non vi ho convinto leggete questo divertentissimo articolo messaggio in bottiglia a una Me-stessa pre-coppetta mestruale

E con questo ho finito!!! Per adesso 🙂 Cercherò di parlare e di approfondire tutti questi argomenti ma soprattutto di darvi gli strumenti per poter trovare il vostro personalissimo modo di essere una mamma ad alto contatto. Non ci sono regole, non esiste un manuale, esiste solo una corretta informazione e due genitori che si confrontano su come vogliono crescere i loro figli.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
allattamento, alto contatto , ,

Informazioni su esemammaprendeilvizio

Ciao! mi chiamo Francesca ho un Marito Mezzo Matto (MMM) e due bimbi (una nanerottola e un fringuellotto) che mi hanno stravolto la vita. Ho scoperto di essere una eco-mamma ad alto contatto solo dopo esserlo diventata. Il mio blog nasce con l'intento di informare le mamme e i papà su cosa significa essere genitori ad ALTO CONTATTO. Parlerò di tutto ciò che vorrei che qualcuno avesse detto a me prima di diventare mamma, perché ognuno possa fare la propria scelta CONSAPEVOLE e non quella dettata dai pregiudizi della società in cui viviamo o peggio ancora dalle pubblicità o dai programmi tv. Perché solo essendo informati si può scegliere cosa è meglio per la propria famiglia e soprattutto riuscire a cambiare strada se ci accorgiamo che quella intrapresa non fa per noi.

Precedente 10 cose che ogni ecomamma ad alto contatto deve assolutamente sapere (prima parte) Successivo Mamme al lavoro..il lavoro di mamma

2 commenti su “10 cose che ogni ecomamma ad alto contatto deve assolutamente sapere (seconda parte)

  1. E aggiungerei: avrei cancellato l’idea di crescere un bambino ‘educato’.
    Credo che se solo queste informazioni avessero almeno la metà dell’accessibilità e visibilità che hanno, per esempio, i trio ultra-tecnologici, questa società di zombie emotivi (ma ben educati) avrebbe vita breve.
    Un abbraccio

    • esemammaprendeilvizio il said:

      hai perfettamente ragione…ci preoccupiamo troppo della forma piuttosto che della sostanza!!! Ma poi quando ci accorgiamo che il trio ultra-tecnologico in cui abbiamo investito i soldi di un mese di lavoro quasi non ci serve perché è troppo pesante/ingombrante e il nostro bimbo non ci vuol proprio stare come ci sentiamo? Eppure quando parlo con le mamme in gravidanza e dico di pensare bene se acquistare o meno un costosissimo trio mi guardano come se stessi dicendo un’eresia (e mi metto nei loro panni e so che lo avrei fatto anche io)… spero con il mio blog di contribuire almeno un pochino a far riflettere i genitori su tante scelte che ormai sembrano “obbligatorie”. Grazie per il tuo commento 🙂

I commenti sono chiusi.